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Culture
Re Lear: Ennio Fantastichini lo interpreta in chiave moderna
RE LEAR - Ennio Fantastichini - Foto di Achille Le Pera

Di Chiara Giacobelli

Ancona – È un Re Lear al passo con i tempi quello interpretato dal noto attore Ennio Fantastichini a teatro per la regia di Giorgio Barberio Corsetti. Se la trama resta inevitabilmente la stessa, cambiano invece i linguaggi espressivi utilizzati: la prosa è leggermente riadattata per un pubblico generalista, la scenografia si fa pop, i costumi contemporanei e la musica live sottolinea i momenti con più tensione, oppure viene inserita per creare delle pause. L’ausilio di video e proiettori, telecamere e fotografia all’avanguardia fonde il passato con il presente, nell’intenzione di “costruire un affresco su temi di grande attualità in una combinazione inedita di linguaggi e visioni”.

Al Teatro delle Muse di Ancona l’ampia compagnia ha fatto tappa dall’11 al 14 gennaio registrando un successo di pubblico, per quattro serate molto richieste più un allegro pomeriggio conviviale in cui – nella giornata di sabato – gli attori hanno incontrato i loro fan e si sono resi disponibili per foto, interviste, domande, autografi ecc. Lo spettacolo si è sviluppato in un primo atto di 100 minuti seguito, dopo l’intervallo, da un secondo tempo di altri 50 minuti. Di certo non si tratta quindi di un’opera leggera e superficiale, bensì calibrata su una platea attenta, capace di cogliere i dettagli e le molteplici sfumature che caratterizzano questo nuovo Re Lear.

Teatro contemporaneo vs tradizione, ultime tecnologie vs drammaturgia storica, sperimentazione vs attinenza al testo: il regista Corsetti gioca proprio sull’equilibrio e il bilanciamento di queste componenti per dar vita a un qualcosa di diverso, che si scosta dalle già numerose rappresentazioni della tragedia portate in scena nei secoli. “Lear avviene adesso, nei nostri giorni, in un mondo fluttuante, dove l’economia e la finanza ci spingono da una crisi all’altra, portandoci con loro. È la storia del potere della successione, di padri e figlie, figli e padri. Lear vuole ritrovare la giovinezza perduta, abbandonare le cure del regno, il peso delle responsabilità, poter vagare con i suoi cavalieri da un palazzo all’altro, fare bagordi e occuparsi solo del proprio piacere; per combattere la solitudine e l’approssimarsi della fine si porta dietro un seguito colorato e chiassoso, di dubbia moralità. Questo seguito è rappresentato dal pubblico che fin dall’inizio viene chiamato in causa”: queste le parole di Giorgio Barberio Corsetti per spiegare e dare quindi una connotazione ben precisa al suo lavoro, differenziandolo appunto dai tanti altri in circolazione.

I temi, tuttavia, restano gli stessi delle grandi opere shakespeariane, grandi appunto grazie alla capacità di restare attuali, poiché trattano la natura umana nella sua più profonda e complessa verità. Si parla dunque di amore, di vanità, di effimero, di adulazione, di crudeltà, ma anche di perdono, di speranza, di lealtà. Ed è sempre magico fermarsi a riflettere su come Shakespeare non prenda di fatto mai una posizione ben precisa, preferendo costruire dei personaggi ciascuno con la propria distinta personalità, in totale contrasto tra loro, così efficacemente descritti da risultare credibili nel bene e nel male, persino nella goffaggine della pazzia. È questo il teatro che ci porta a riflettere e a trarre una conclusione attraverso un pensiero critico, senza moralismi, eppure fortemente in grado di toccare le corde dell’emotività.

La stagione teatrale di Marche Teatro prosegue ora dal 18 al 21 gennaio con “Il nome della rosa” tratto dal bestseller di Umberto Eco, mentre la tournée di Re Lear continua in giro per l’Italia.

 

Per maggiori informazioni: www.marcheteatro.it    

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