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RobertoCotroneo

Nell’aprile del 2012 Roberto Cotroneo comincia a scrivere delle note brevi che chiama Timeline. Sono impressioni, pensieri e aforismi sulla vita. Ma soprattutto sono lettere a una donna che, riga dopo riga, vedrà realizzarsi la costruzione di un amore. Ora quei testi sono diventati Tweet di un discorso amoroso: saggio, narrazione, diario privato che cerca nella nitidezza della scrittura una strada verso sentimenti nuovi e più autentici. E racconta quanto la passione possa cambiare le esistenze di ognuno di noi: il nostro sguardo, il nostro futuro, i nostri desideri, la nostra intensità.
 
L'AUTORE - Roberto Cotroneo è uno scrittore e un giornalista. Ha pubblicato i romanzi Presto con fuoco (Mondadori, 1995, Premio Selezione Campiello), Otranto (Mondadori, 1996), L'età perfetta (Rizzoli, 1999), Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome (Mondadori, 2002), Questo amore (Mondadori, 2006), Il vento dell'odio (Mondadori, 2008), E nemmeno un rimpianto. Il segreto di Chet Baker (Mondadori, 2011). Le sue opere sono tradotte in molti paesi del mondo.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT TRE ESTRATTI
(per gentile concessione dell'editore)

(...)

Leggere le cose del mondo ritrovando una valigia che non si ricordava. Non ci si ricordava della valigia, finita chissà dove, e ancor meno di quel che la valigia contenesse. Quando la apri ritrovi oggetti che hai utilizzato per molto tempo, che ti tornano alla memoria uno alla volta come le fotografie Polaroid, che fanno affiorare l’immagine con lentezza. E gli oggetti della valigia sono oggetti molto particolari, perché sono abitudini, pensieri che si credevano desueti, colori non più utilizzati; sono strumenti che non dovrebbero servire, e continuano a non servire, ma un tempo ti sono serviti. La nostra capacità di stare al mondo è fortemente legata alla nostra capacità di cambiare forme e oggetti, materiali e persino colori. Oggi tutto viene sostituito, ma non da una cosa identica a quella vecchia, bensì da una cosa nuova, diversa. Tutto si cambia, nulla si aggiusta, tutto muta e nulla resta. Il mondo che abbiamo attor30 no teme il tempo breve, non resiste quasi a nulla. E ci fa dimenticare il tempo lungo, schiaccia in un angolo anche la memoria tattile, il ricordo: sostituisce i desideri con desideri nuovi e diversi, e non elabora quelli antichi, quelli più tenaci. Ma soprattutto toglie lunghezza ai pensieri. Oggi ho riaperto la valigia che avevo dimenticato, come un'anomalia, come un caso, come qualcosa che non cercavo. Perché cercare e trovare non sono due verbi simili, sono due verbi lontanissimi tra loro. Trovare quel che si cerca è un processo logico e fortunato. Trovare quel che non si è cercato è passare da un universo a un altro, attraversando la forza oscura dell’universo.

(...)

Un tempo i clown facevano collezione di attimi. Ora il vento li disperde come coriandoli e finiscono in mare, galleggiando tra le onde. Per questo Paolo Conte lo definisce: «il mare venerato ». Perché sul mare ritroviamo il tempo, leggiamo in trasparenza pensieri e storie. Perché le onde si ripetono, come diceva Eliot «come un tedioso argomento», eppure attraverso una legge dei numeri, una legge dell’universo che non conosco, mi ritrovo in un intreccio di pensieri e di destini che posso ricominciare a raccontare ogni giorno. Non ho mai creduto alla scrittura come a una forma di narcisismo, come uno specchiarsi, come un riconoscersi. E non ho mai pensato alla scrittura come un modo per cambiarmi, per essere qualcosa d’altro. Ho sempre avuto una strana diffidenza verso quelli che mi dicevano bravo, o mostravano un’ammirazione per i miei libri. Non ho mai trovato seduttivo essere elogiato. Quando ero bambino, la scrittura era soprattutto una stanza tutta per sé, ma non soltanto quella di Virginia Woolf: tutte le stanze, tutti i luoghi in cui potevo riordinare le lettere dell’alfabeto, e poi le sillabe, e poi le parole, fino alle frasi, ai racconti, ai romanzi, come si fa quando si studia una partita a scacchi che hai vinto senza sapere il perché, che hai vinto facendo la mossa giusta per ragioni sbagliate. Per tutta la vita ho fatto la mossa giusta per ragioni sbagliate. E alla fine mi sono convinto che l’errore è solo un’altra regola, è solo un’eccezione che devo ritrovare dentro una grammatica della fantasia che non conosco; ma che so attraversare come fossi un sarto che cuce sempre la stessa stoffa con ago e filo, ed entra ed esce da mondi che piano piano diventano di tutti, che sono i mondi dei miei lettori.

(...)

Sento il condizionatore acceso. È un fruscio leggero. Come un respiro senza intervalli. E gli intervalli danno senso alle cose perché noi riusciamo sempre a capire le cose attraverso i contrasti, e le contraddizioni. La luce la capiamo con il buio, il suono lo troviamo con il silenzio. L’amore lo troviamo scacciando l’odio. E invece ogni cosa sta dentro il suo silenzio, e ogni voce, e ogni respiro stanno dentro quella voce e quel respiro. E non hanno bisogno di contrasti per affermare una forma di unicità. Il silenzio di certi pomeriggi romani come questi possono essere una terra di ricerca. Accanto al mio tavolo ho più libri del solito. Li interrogo, li apro a caso, cerco un percorso che non so. Il silenzio senza voce, senza parola, dopo tutte le parole di questi giorni non mi convince che sia la cosa più giusta. Mi convince invece che ci siano parole diverse, che si possono trovare. Forse le ho. Ora si tratta di sapere se sarò capace di lasciarle raccogliere. Di lasciarle riconoscere, di sedermi e aspettare che a una a una, come le tessere di un mosaico sentimentale e prezioso, siano raccolte e guardate come fosse la prima volta, anche quelle che si conoscono bene. Come fosse la prima volta è come dire: come fosse l’origine, e l’origine è come tornare bambini, e tornare bambini è essere quello che siamo stati, e quello che dobbiamo essere da sempre. Dopo tutto questo vento sarò capace di riconoscere davvero chi potrà raccogliere queste parole fatte di origine, di silenzi leggeri e di tempo?

(continua in libreria)

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