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Culture
Sogno come democrazia della mente. Incontro con Anna Ferruta, psicoanalista

Di Giovanni FF Bonomo - Candide C.C.

 

La produzione più inconsistente della mente, ma ben radicata nel corpo che si riposa viene definito il sogno durante l'ultimo incontro 15.12.2019 annuale domenicale della serie "Filosofia sui Navigli" dell'avv. Pietro Tamburrini, che si svolgono sul soppalco del ristorante Officina 12 nell'Alzaia Naviglio Grande. Ospite relatrice è stata, questa volta, la psicologa e psicoanalista Anna Ferruta, membro della SPI Società Psiconalitica Italiana e fondatrice dell'associazione Mito&Realtà.l'incontro. Titolo dell'incontro: "Il sogno come democrazia della mente", insieme alla citazione di Freud "Mettere i sogni in libertà".  

È forse questo radicamento nella nostra natura umana che fece dire a W. Shakespeare scrisse "Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d'un sogno è raccolta la nostra breve vita" (La tempesta, atto IV, scena I).

Più che interpretazione dei sogni, richiamando la più nota opera di Sigmund Freud, si dovrebbe parlare oggi, alla luce delle ultime scoperte sul funzionamento della psiche, di "lavoro del sogno", dell'incessante Traumarbeit che si svolge quotidianamente, per lo più nelle ore notturne, nel nostro conscio e inconscio dominati da pensieri, immagini, emozioni le quali, a volte, sono il substrato creativo delle nostre migliori espressioni intellettuali e artistiche. Mi viene in mente, mentre la relatrice parla, quel meraviglioso e noto quadretto musicale di Schumann che non a caso si intitola Träumerai.  

Ma perché sogno come democrazia della mente? Perché sono le potenzialità inespresse che nel sogno prendono forma, e possono essere condivise, a condizionare la nostra socialità e il rapporto con gli altri. Sogni come portatori di verità e del "divin segreto" dantesco, a volte premonitori altre volte narratori, che espandono comunque la capacità di pensare. E si tratta di un pensare plurale, in sceneggiature della mente in cui siamo, in uno, autori, registi, interpreti e produttori. 

Sogni come complesso contenitore di pluralità, sogni come ammortizzatori dei più bassi istinti, se è vero, come dice Platone, che "l'uomo virtuoso si limita a sognare ciò che l'uomo malvagio fa nella vita", sogni come illusioni rassicuranti e mantenute più delle promesse (Jean Baptiste Fontanisse), sogni come ricordi opachi o lucide amnesie, ma sempre in un'interazione mondo - soggetto, perché il lavoro (di pensiero) del sogno è sempre la costruzione di una storia.

Del resto il mondo è una realtà narrata al soggetto attraverso le sue rappresentazioni. Il soggetto trasforma le rappresentazioni del mondo in fenomeni a mano a mano che tali rappresentazioni incidono sul soggetto ed entrano nella capacità di giudizio e d'azione dell'individuo. Fantasia e vita reale nel sogno si fondono e confondono con modalità spiegate da Donald Winnicot nel saggio "Gioco e realtà". 

Si può dire che, dal punto di vista del soggetto, tutto il mondo è illusione, tutto è maya. La realtà circostante viene percepita dal soggetto in base alle limitazioni che il soggetto pone alla rappresentazione del mondo: il mondo cessa di essere un'illusione soltanto se più soggetti si accordano su una descrizione del mondo e chiamano quella descrizione realtà.

Manca a tutt'oggi una corretta "epistemologia del sogno" che ponga le premesse su come iniziarne l'analisi, da dove partire. Nonostante il poderoso lavoro del freudiano Cesare Musatti manca ancora una teoria sistemico-relazionale del sogno in chiave di ecologia della mente, e pure una propedeutica del sogno, come è stato suggerito da un intervento, in funzione di rinarrazione autoriparativa dei propri traumi esistenziali. 

A questo proposito la relatrice, che già ci racconta alcune sue esperienze di rielaborazione del sogno con propri pazienti, conviene sulle implicazioni cliniche di un tale approccio educativo nei processi psicoterapeutici.

I sogni ci accompagnano a scoprire verità profonde, desideri e potenzialità nascoste molto più a portata di mano di quanto pensiamo. Non solo imparare a sognare bene quindi, ma, aggiungo, imparare a usare bene i sogni. 

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