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Culture
Thirty Seconds to Mars, Jared Leto si conferma un vero talento

Di Chiara Giacobelli

Bologna – L’annuncio che il chitarrista Tomo è costretto ad interrompere il piccolo tour italiano dei Thirty Seconds to Mars arriva poche ore prima della data bolognese: che fare? I fratelli Leto si confrontano per decidere se non sia il caso di interrompere la tournée, ma sono abituati a non mollare facilmente e ancor meno a deludere i fan, così da soli Shannon e Jared riorganizzano un concerto in poche ore. Ovvio, manca qualche pezzo previsto in scaletta, alcune basi registrate devono necessariamente sostituire il chitarrista, ma queste piccole mancanze passano in secondo piano davanti a un frontman davvero speciale; nemmeno a dirlo, le aspettative dei migliaia di fan in attesa all’Unipol Arena non vengono disattese.

D’altra parte, che Jared Leto fosse un talento senza eguali lo si sapeva già da prima: attore, musicista, cantante, chitarrista, regista, modello; un Premio Oscar impegnato a confrontarsi con ruoli estremamente diversi, avversità della vita, fama mondiale; un uomo dotato di una capacità camaleontica rara, a cominciare dal look. Negli anni lo abbiamo visto biondo e moro, capelli lunghi e corti, hippy e glam, rasato e con barba, muscoloso e magro. Ultimamente vestito da Gucci, sul palco di Bologna sale con un cappotto rosso che non passa indifferente, pantaloni della tuta sempre rossi, una camicia blu e guanti tapezzati di paillettes. Gli occhiali da sole durante l’iniziale esibizione di “Up in the air” e “Kings and Queen” lasciano ben presto spazio agli occhi blu e all’indiscutibile bellezza: uno schermo gigante lo inquadra nel suo nuovo aspetto capelli e barba lunghi (sembra quasi un messia), mentre gli Echelon urlano a squarciagola, considerando che l’età media del pubblico è piuttosto bassa, e dunque instancabile.

Per chi non è abituato, i Thirty Seconds to Mars (problemi tecnici o meno) sono una sferzata di energia e di calore umano che colpisce nel profondo: un fiume di mani alzate, la scenografia a forma di monolite – non per niente si chiama Monolith Tour – progettata per alzarsi e abbassarsi in un gioco di colori e schermi luminosi, la diretta Instagram, il palco immerso nella folla, nonché il coinvolgimento generale nei confronti di ogni canzone. “Welcome in the family!” dice Jared a coloro che per la prima volta stanno prendendo parte al concerto, perché in effetti è proprio così: gli Echelon sono una vera e propria famiglia, con le loro regole, i simboli, i significati e un amore immenso per il loro leader. Lui e pochissimi altri attualmente nel panorama musicale mondiale possiedono una simile dote di interagire e simpatizzare con le giovani generazioni, sintonizzarsi con le loro emozioni, spingerli a coltivare i propri sogni.

L’Unipol si infiamma: “City of Angels”, “Walk on the Water”, “From Yesterday”, “Hurricane”, il live alla chitarra di “The Kill” accompagnato da un ragazzo padovano che sale sul palco e prende il microfono, fino al gran finale con decine di fan a cui viene permesso di accerchiare Jared durante “Closer to the Edge”.

Effetti scenici, intrattenimento, svariate cover per rendere omaggio ai big della musica, ma soprattutto un dialogo costante con il pubblico, dalla diretta social agli abbracci che qualcuno riesce a strappare, dalle decine di messaggi affettuosi alle ore in attesa fuori dal palazzetto solo per vedere lui, Jared Leto, ormai per moltissimi diventato un guru ben oltre il ruolo di attore e cantante. Tutto questo sono stati i Thirty Seconds to Mars in questa prima tournée che li ha visti esibirsi a Roma e poi Bologna per quanto riguarda l’Italia, anticipando l’uscita del nuovo album a inizio aprile. In autunno saranno di nuovo nel nostro Paese con Live Nation, stavolta a Milano, dove già si sta profilando il tutto esaurito.

 

Per maggiori informazioni: www.thirtysecondstomars.com; www.livenation.it.

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thirty seconds to marsjared leto
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