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Culture
Transcendence , così l'uomo-macchina diventa un Dio

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di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"Qual è la natura della coscienza? C'è un'anima? E se sì, dove si trova?". Quesiti eterni, immanenti. Forse insolubili. Il cinema, soprattutto quello fantascientifico, ha spesso ruotato intorno a tali dilemmi esistenziali. E di risposte definitive, come è ovvio, non ne sono mai arrivate. Semmai sono state poste altre interessanti domande. Transcendence prova a lavorare su questi argomenti ma alla fine più che domande o dubbi esistenziali solleva perplessità spettatoriali.

Cominciamo dall'inizio. Il protagonista della vicenda è il dottor Will Caster, scienziato interpretato da Johnny Depp, impegnato nella creazione di un computer senziente. A causa del suo tentativo di fondere intelligenza artificiale con emozioni umane diventa il bersaglio di un gruppo di terroristi postluddisti. Moglie e migliore amico di Caster a un certo punto non sanno se continuare ad aiutare Will nelle sue ricerche assecondandone la visione insieme utopistica e distopica di un mondo nuovo oppure provare a fermarlo.

Uomini e computer, emozione e macchina: quando questi elementi si compenetrano l'interesse è assicurato. Da Metropolis a Blade Runner, passando per 2001: Odissea nello spazio, il tema al cinema è sempre stato molto fertile. In più Transcendence segna pure l'esordio alla regia di Wally Pfister, talentuoso (a dir poco) direttore della fotografia di tutti i film di Christopher Nolan da Insomnia in poi. Ricapitolando: argomento figo e realizzatore tecnicamente preparatissimo. Gli ingredienti per andare a segno c'erano tutti. Ma qualcosa è andato storto.

Il problema principale di Transcendence è che non imbocca una strada precisa. Resta a mezza strada tra il trattato filosofico, l'action movie e la storia romantica. Col risultato che non soddisfa i precetti di nessuna di queste strade. Troppo approssimativo per essere filosoficamente o eticamente credibile, troppo farraginoso per appassionare, troppo contraddittorio per far innamorare. I quesiti sull'identità, sulla coscienza e i confini da non oltrepassare restano sullo sfondo eppure pare ci sia la pretesa di trattarli tutti quanti dedicandogli però non più di un rapido volo d'uccello o di uno sgocciolare di rugiada. Poi pare quasi che la situazione possa trasformarsi in una sorta di Tetsuo. Niente da fare, si ritorna al pretestuoso punto di partenza. Si profila poi una storia romantica quasi sulla falsariga del recentissimo Lei – Her di Spike Jonze. Niente, ancora un nulla di fatto. Il risultato è un patchwork un po' strampalato e con sviluppi narrativi francamente ai limiti dell'assurdo (in particolare sulla consistenza filosofica/fattiva dei "terroristi" e sui rapporti causa/effetto dei fatti messi in scena). Intere sequenze del film sembrano astruse, quasi come se si fosse consegnato un compito senza prima averlo riletto.

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