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Culture
Tutankamon, per la prima volta la maschera funeraria sarà esposta in Italia

Sarà esposta eccezionalmente a Roma a giugno 2018 la maschera funeraria di Tutankhamon: lo ha annunciato a Paestum, alla Borsa mediterranea del turismo archeologico, Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità Egizie e massimo esperto in materia. “La maschera è stata finalmente riportata al suo splendore da un nuovo recente restauro e dalla fine del prossimo anno la porteremo in giro per il mondo, fino ad esporla a Roma”, ha dichiarato l’archeologo, già ministro per gli Affari archeologici e le antichità. Realizzata in oro massiccio e numerosi strati di oro battuto, intarsiata di ceramica e pietre preziose e conservata al Museo de Il Cairo, riproduce fedelmente i lineamenti del giovane faraone al momento della morte con il tradizionale nemes, il copricapo a strisce blu e dorate, simbolo del dio Ra. “Vogliamo che i rapporti tra le nostre nazioni riprendano fortissimi come una volta. Dovete tornare in Egitto: abbiamo bisogno degli italiani per tenere vivi i nostri monumenti. Vi assicuro che ora il mio Paese è sicuro”.

Spaziando a tutto campo, l’egittologo si è scagliato contro “i musei che vendono antichità, come quello di Toledo nell’Ohio e contro i folli dell’Isis che hanno l’obiettivo di rubare i nostri tesori per rivenderli. Chiunque compera opere rubate è un collaboratore dell’Isis. L’Unesco deve insegnare a chi lavora nei musei in Libia, Iraq e Siria come nascondere i propri tesori”. Hawass ha poi raccontato come i comandanti dell’esercito siano intervenuti a preservare i tesori custoditi al Museo de Il Cairo durante i due anni di crisi tra il 2010 e il 2011 (“mille tombaroli hanno provato a depredare il museo”), per poi illustrare come, per la prima volta, si stiano eseguendo le scansioni delle Piramidi grazie ai nuovi radar messi a disposizione per le ricerche del team scientifico di cui è capo tra Il Cairo, Alessandria e la Valle dei Re, in quest’ultimo sito con tecniche progettate in Italia in collaborazione con l’Università di Torino. “Forse già a dicembre di quest’anno riusciremo ad annunciare nuove grandi scoperte. Intanto posso confermare che sotto la Sfinge non ci sono gli alieni”, ha scherzato, mostrando le immagini frutto di 32 perforazioni effettuate con le nuove tecniche che confermano come sotto la roccia non ci sia nulla. Zawass, che durante le sue frequenti apparizioni televisive e nei documentari ama indossare un cappello simile a quello del personaggio di indiana Jones, è attualmente a capo di un movimento di opinione per la restituzione di importanti manufatti egiziani antichi, come la Stele di Rosetta, considerata “l’icona dell’identità egizia”.

Eduardo Cagnazzi

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