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Culture

di Alessandra Peluso

ValentinaD'UrbanoLonganesi

Non è un semplice romanzo, non è una storia, non un racconto ma è la vita. Una storia di vite descritta in modo semplice e penetrante, arriva nello stomaco come una fitta acuta, “parte dall'interno, striscia giù dalla gola, ti allaga le viscere e chiude  tutto”.

È così e non solo, denso di emozioni e commozioni, “Il rumore dei tuoi passi” di Valentina D'Urbano. È un esordio che conquisterà lettori invasi da quest'onda dilagante di amore, rabbia, degrado, dolore, abbandono che lascia senza fiato. Rapisce la storia di Beatrice, Alfredo e quella delle loro vite che si incontrano, vivono in simbiosi come gemelli, per scontrarsi, dividersi in modo tale da far scaturire un'unione che avrà il carattere dell'indissolubile, dell'eterno.

Valentina D'Urbano col suo linguaggio semplice, rabbioso, e con il modo di raccontare materia rovente per chi legge attrae e inchioda dimenticandosi del tempo che scorre. Da sorseggiare, lentamente e con pause perché Beatrice e Alfredo hanno tanto, forse troppo da dire e da insegnare.

C'è amore e dolore nella giovane Beatrice, che da piccola sino all'età di vent'anni l'ha vissuto e toccato con mano. Lo conosce bene: logora, infonde aggressività, mascolinità, ma anche tenacia e coraggio del quale ha bisogno per prendersi il carico di Alfredo, un ragazzo che ogni giorno accoglie botte e minacce da un padre ubriaco, puntualmente insieme ai due fratelli, mentre la madre li aveva abbandonati, costretta ad una morte prematura.

Vivono in un quartiere denominato “Fortezza”, degradato ed emarginato, nel quale non è certamente facile trovare un lavoro, essere diverso, si è etichettati e non si ha scampo. Non sarà cosi per Beatrice.

Ha un animo sensibile, estremamente generoso l'autrice e balzano agli occhi questi particolari già nell'incipit in cui scrive: «Anche l'ultimo dei poveracci ha bisogno di una storia». La scrive questa storia, cuce addosso perfettamente la trama cruda, violenta, vera su personaggi che conoscevano solo un aspetto della vita, un polo quello della sofferenza non cercata, non voluta ma che ci si abitua perché è così nella Fortezza: la noia, il degrado, l'abbandono, la violenza, la tossicodipendenza, la solitudine sono facce di una stessa ed unica medaglia.

La vita di Alfredo e Beatrice è struggente, toccante, fa rumore come passi che uno dopo l'altro lasciano tracce profonde, incancellabili.

È encomiabile il lavoro d'esordio della giovane scrittrice Valentina D'Urbano. Non usa fronzoli, racconta le verità senza veli, nude così come sono state vissute: fredde, taglienti, anche se è consapevole che possono procurare male, preferisce il linguaggio che appartiene alle vite descritte e non può essere altrimenti celato o coperto dal “velo di Maya” per evitare malumori. È pura e selvaggia la verità come Beatrice e Alfredo e come un quartiere che di civiltà ne ha ben poca.

Però si vive perché qui l'amore c'è, è nascosto, è nell'essenza e va cercato, lavoro faticoso e attento che compie l'autrice nel cercarlo e nel mostrarlo. È un amore, grande, solido, indissolubile che niente e nessuno può cancellare, nemmeno la morte.       

Si legge e si rilegge “Il rumore dei tuoi passi”. È come se sentissi tue queste vite, come se volessi fare qualcosa per aiutare, confortare, ma non puoi e allora non resta che ascoltare, in silenzio, la poesia che scorre nelle pagine.

«... Con un inconfondibile rumore di zoccoli di legno, quelli che Alfredo metteva ad aprile e portava fino a ottobre. Mi bastava quel rumore per riconoscerlo... ». (p. 144). E ancora: «Ci sono mani in questa oscurità e ci sono voci. Ci sono mani calde, mani vive e parole preoccupate. Forse qualcuno che piange, ma non sono io. Loro gridano e io grido più forte, cerco di tenerli lontani, cerco di difenderti da quelle mani che mi tirano mi forzano e mi accarezzano e tentano di staccarmi da te, ma scivolano via, perché io non ti lascio. Non ti preoccupare, Alfredo, non avere paura, io rimango qui con te. Dentro il buio». (p. 302). É poesia: comprende e investe tutti i sensi dell'umano, invade ogni organo, ogni cellula fino a far esplodere il lettore di emozioni indicibili. È fluente e penetrante,  ricca di metafore che danno l'idea di come sia la vita, quella vissuta intensamente da Beatrice.               

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valentina d'urbano
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