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I geek? Che maschilisti. La rivolta delle donne sul web

Non solo pubblicità o trasmissioni tv sessiste. Ora la rivoluzione femminista che sta attraversando il mondo dei mass media arriva ai videogiochi. A guidare la “rivolta” è una blogger francese, Mar Lard, che su twitter si definisce una “feminist gamer.” E il suo blog è totalmente dedicato a queste tematiche di genere a partire dal nome: cafaitgenre.org.

Mar Lard ora si dichiara stufa del maschilismo e della misoginia dilagante nella cosiddetta “geekosfera”. Lo scrive in un lungo post in cui andalizza nei dettagli la realtà del sessismo geek. E i casi da lei portati come esempio non sembrano lasciare molte possibilità d’appello.

Poiché una foto vale più di tante parole, mostra una galleria di foto prese negli studi informatici piuttosto che ai convegni o tratte dalle recenti campagne pubblicitarie per la Francia di Nintendo per New Super Mario Bros 2, di Sony per Playstation Vita o di Deep Silver per “Riptide Dead Island”. Il risultato? Una serie di stereotipi di genere…

E siccome la blogger legge anche molto, cita alcune interviste definendole “esemplari”. Come quella a Fumito Ueda, direttore di “Shadow of the Colossus”, che spiega che l’eroe del suo prossimo gioco, “The Last Guardian” sarà (di nuovo)  un ragazzo. Perché le “ragazze indossano  le gonne e i giocatori potrebbero spostare la fotocamera in modo improprio… Inoltre il gioco ha molte fasi di scalata e una ragazza non è così forte fisicamente come un ragazzo. E non è facile per una ragazza a fare mosse acrobatiche”. Infine, “la maggior parte dei giocatori sono uomini: è più facile per loro identificarsi con un personaggio maschile “.

E poi c’è il designer francese David Cage, a cui si deve il cortometraggio “Kara”, che dice di preferire la creazione di personaggi femminili: “Creare Kara, per esempio, è stato un grande piacere per me perché si poteva davvero mostrare la sua semplicità, l’umorismo, le lacrime, la paura. Può davvero esprimere molti sentimenti, mentre noi uomini non manifestiamo queste emozioni in pubblico”. Ma si “dimentica” – scrive la blogger – di dire che Kara è una donna robot, che obbedisce agli ordini di una voce maschile fuori campo e che dice: “Posso prendermi cura della casa, cucinare, fare la babysitter, organizzatore appuntamenti. Io sono a completa disposizione come partner sessuale. Non è necessario darmi da mangiare o ricaricarmi. (…) Mi daresti un nome?”. Poi, in lacrime, implora per la sua vita mentre viene smontata e sopravvive solo per la misericordia dell’operatore. “Questo è davvero quello che si potrebbe chiamare un personaggio femminile”, conclude la blogger.