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di Chiara Squaglia (www.meteogiuliacci.it)

La vulnerabilità dell'organismo di fronte alle alterne vicende del tempo è più spiccata nelle persone istintive e sensibili. Potrebbe essere questo il motivo per cui le donne sono più meteosensibili degli uomini, ovvero più fragili di fronte ai mutamenti del tempo; ma la maggiore meteosensibilità potrebbe dipendere anche dal fatto che tendono ad esternare più facilmente le proprie emozioni.

Soprattutto nelle donne in menopausa la reazione agli stimoli sgradevoli provenienti dall’ambiente atmosferico è quasi sempre mal dimensionata, la maggior parte delle volte esagerata. Queste ultime infatti avvertono più caldo o più freddo di quanto non sia in realtà, ma con intensità mutevole da un giorno all’altro.

E che, in questi casi, il sistema di termoregolazione faccia un po’ i capricci – messo fuori uso, sembra, da bruschi e irregolari sbalzi della concentrazione di ormoni nel sangue – è testimoniato dalle fastidiose vampate di calore che affliggono le donne che stanno attraversando tale critico periodo della loro vita.

Le differenze sono ancora più spiccate da un sesso all’altro. È noto infatti che le donne sono molto più freddolose degli uomini, una diversità biologica che è spesso fonte di disaccordo e di battibecchi tra moglie e marito, come quando, ad esempio, si tratta di decidere, in inverno, il livello del riscaldamento domestico e l’uso o meno del piumone sopra il letto. La maggiore sensazione di freddo è di circa 0.5 °C, apparentemente una quantità trascurabile; ma non è così se si pensa che quando la nostra temperatura corporea sale da 36.5 a 37 °C, avvertiamo subito che abbiamo “qualche linea di febbre”.

In generale le donne sembrano aver mantenuto un maggior contatto con i ritmi della natura rispetto agli uomini: rivelano infatti una maggiore capacità di adattamento alle variazioni stagionali della luce.

Il motivo? Nelle donne la produzione di melatonina – l’ormone del sonno – ha una marcata ciclicità stagionale. L’uomo invece sembra aver perso i ritmi naturali di concentrazione di questa sostanza, a causa, probabilmente, della vita scandita dalla luce artificiale e da ore di sonno quasi obbligate, cosicché la produzione ormonale rimane pressoché costante nel corso dell’anno. La donna insomma, nonostante i ritmi imposti dalla civiltà odierna, ha mantenuto una migliore sincronizzazione delle proprie funzioni vitali con la durata del giorno.

Se però il ciclo stagionale di produzione della melatonina si inceppa, è proprio il gentil sesso a pagarne di più le conseguenze. E questo spiega perché le donne vanno incontro più dei maschi alla depressione invernale, un disturbo nel quale la carenza di luce gioca un ruolo fondamentale. In effetti con l’inverno le giornate si accorciano e si riduce di conseguenza l’esposizione diretta alla luce solare, una circostanza che scatena in molti soggetti una tipica depressione stagionale, la SAD (Seasonal Affective Disorder), che colpisce, nell’80% circa dei casi, soprattutto le donne di giovane o media età. Una sindrome molto diffusa nei paesi nordici, ove in inverno le ore di luce sono davvero irrisorie (non è un caso che proprio qui si registri ogni anno il livello più alto di suicidi).

I sintomi sono quelli tipici di una depressione (tristezza immotivata, flessione di desideri e interessi, crisi di pianto), ma la SAD si riconosce per altri tipici disturbi quali sonnolenza, aumento dell’appetito e desiderio smodato di dolci, pane e pasta, disturbi che scompaiono regolarmente in primavera.

Le cause? In primis la carenza di ore di luce solare. Occorre infatti ricordare  che il sole regola i ritmi biologici circadiani, ovvero quelle funzioni vitali che oscillano, nel corso delle 24 ore, tra un massimo e un minimo: sonno e veglia, attività e riposo, pressione sanguigna, frequenza cardiaca e livello degli ormoni, tra i quali la Serotonina, nota come l’ ”ormone del buon umore”. Un recente studio ha confermato come le ondate di maltempo invernale e primaverile alterino l'umore di 6 italiani su 10, con effetti devastanti soprattutto per le donne: la metà di esse, da gennaio a maggio, dichiara infatti di soffrire di crisi di nervi. Le più colpite sono soprattutto le insegnanti, le impiegate e le casalinghe.

I sintomi immediati  sarebbero senso di vuoto, stanchezza cronica, frustrazione, litigi e irascibilità, anche a seguito della forzata convivenza entro le mura domestiche per colpa appunto del maltempo, disturbi dell’umore  che invece colpiscono meno gli uomini.

Per le donne, poi, passate le pene procurate dall'inverno, inizia un altro periodo critico che porta all’esaurimento quasi il 21% di loro: quando giunge la primavera, infatti, non tutti riescono a stare al passo con gli incalzanti ritmi imposti all’organismo dal rapido aumento, giorno dopo giorno, del numero di ore di luce ed ecco allora quel senso di spossatezza e di stanchezza muscolare e quei faticosi risvegli al mattino. Ed anche il “rischio primavera” sembra prediligere le donne, il cui fisico, stagioni a parte, è esposto, più dell’uomo, a situazioni di affaticamento e di stress. Basta pensare agli sconvolgimenti ormonali legati al ciclo, ai vari disturbi della sindrome premestruale o, ancora, al corteo di sintomi che accompagnano la menopausa, ma anche alle difficoltà nel conciliare il lavoro con il ruolo di mamma. E, per di più, spesso sono le donne stesse a stressare il proprio organismo con diete debilitanti per “mantenersi in linea”. In effetti nelle diete ipocaloriche vengono eliminati dal menu cibi come cioccolato, crusca, mandorle, noci, arachidi, carne, tutti alimenti che contengono in abbondanza il magnesio, un elemento chimico basilare per il nostro equilibrio psicofisico.

Quando poi in primavera il barometro preannuncia cattivo tempo, ci sono altri guai in vista anche per chi soffre di reumatismi, patologia anch'essa molto più comune tra le donne.

In estate, infine, in presenza di caldo afoso, sono sempre le donne ad essere le vittime privilegiate del "famoso" gonfiore alle caviglie, che compare spesso, specie se costrette a stare a lungo in piedi. Il caldo infatti favorisce la dilatazione dei vasi periferici e la posizione eretta rende più difficile il ritorno venoso del sangue, il quale pertanto ristagna in periferia. Per di più l’abbondante sudorazione, favorita dall’afa, riduce la diuresi e, per contro-reazione, i reni tendono a trattenere nell’organismo acqua e sodio. Ma perché il gonfiore colpisce più le donne? Senz’altro per motivi ormonali, visto che il disturbo interviene  soprattutto durante la gravidanza o nel periodo premestruale e in chi prende la pillola contraccettiva. 

 

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fertilitàincintainverno
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