@paolofiore
Dopo l‘accordo con il fondo Veba e la conquista di Chrysler, gli analisti incoronano Sergio Marchionne. Il 100% della casa americana è stato conquistato a un prezzo di saldo. Veba, pressato dalle incertezze dell’Ipo, ha preferito monetizzare subito, ma a un prezzo inferiore ai 5 miliardi pretesi inizialmente. L’accordo si è chiuso per 3,6 miliardi di dollari. A conti fatti, però, Fiat ne pagherà in contanti solo 1,75 miliardi (cui si aggiungono 700 milioni da versare al fondo sindacale nei prossimi 4 anni).
![]() Squinzi ad Affari: “Buona notizia per Fiat” “Mi sembra una cosa assolutamente positiva per il gruppo Fiat”. Con queste parole Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, interpellato da Affaritaliani.it commenta l’acquisto del 100% di Chrysler da parte di Fiat. Ma si tratta di una buona notizia anche per l’Italia o solo per gli Stati Uniti? “Non ho elementi per dare una risposta”. di Alberto Maggi
Taddei (Pd): “Bene, ma ora investimenti in Italia”
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Websim ha definito l’operazione “positiva” perché toglie l’incertezza su una possibile Ipo che, a questo punto, si allontana. Equita ha confermato il rating buy sulle azioni, migliorando il target price a 7,9 euro. Lo stesso hanno fatto Cheuvreux, ritoccando il prezzo obiettivo da 4,4 a 5 euro, e Banca Akros, che eleva il giudizio a buy e il target da 6,2 a 7,5 euro. Consenso unanime. O quasi. Perché sul Lingotto restano non poche incognite. Pochi giorni prima dell’accordo con Veba, Exane Bnp Paribas ha diffuso un report sul mercato europeo dell’auto nel quale Fiat veniva bocciata senza appello.
E’ vero, nel giro di poche ore è stata allontanata una delle ipotesi che pesava sul giudizio degli analisti francesi: con ogni probabilità non ci sarà un aumento di capitale. Restano però altri rischi sottolineati nel report: una forte esposizione sui mercati emergenti, dove i margini stanno calando; la persistente crisi in Europa; il margine operativo di Chrysler inferiore a quello delle rivali statnitensi.
Non a caso per le tre regine del rating, la casa torinese resta junk. E Fitch ha smorzato l’entusiasmo affermando che “non ci sarà un impatto immediato” sulla valutazione del rischio. Quindi cautela. Perché quella di Borsa è stata solo una sgambata in vista della partita vera: quella industriale. Lo sottolinea anche il Wall Street Journal, che da una parte loda l’operazione, ma dall’altra evidenzia che il percorso non sarà facile, “in un mercato globale dominato da rivali più grandi e più ricchi come Volkswagen, Toyota, GM e Ford“.
Ma come se la passano i concorrenti? Exane promuove Daimler. In ascesa in Cina, registra margini in crescita soprattuto per il marchio Mercedes. Previsioni ottimistiche anche per Volkswagen e Peugeot SA, che ha chiuso il 2013 dicendo addio a GM. La casa di Detroit è stata tra le più attive nell’ultimo mese dell’anno. Non solo ha liquidato la partecipazione del 7% che ancora deteneva in Peugeot-Citroen. Ha anche mosso un altro passo: Chevrolet dirà addio all’Europa nel 2016 per fare spazio alla cugina Opel. Altri seguiranno questo esempio? Non è dato sapere, ma i gruppi con in pancia marchi che si pestano i piedi non mancano: dividere il mondo in “aree di influenza” potrebbe essere una soluzione.
Exane boccia Bmw, i cui investimenti potrebbero pesare sui margini, e Porsche, frenata dai contenziosi legali in Europa e Usa. Anche Renault è un sorvegliato speciale. Come il Lingotto, anche la casa francese è zavorrata dal debito ed esposta sui mercati emergenti. Mercati che potrebbero vivere nel 2014 un momento di incertezza, con il rallentamento della domanda in India, Thailandia, Brasile e Russia. Lo scorso 16 dicembre ha firmato una accordo con il costruttore cinese dongfeng per una joint-venture che consentirà al costruttore transalpino di aprire le porte verso il maggiore mercato automobilistico del mondo.
A Pechino guarda con preccupazione Toyota. Oltre alla frenata nei Paesi emergenti, il presidente del gruppo Akio Toyoda teme che le tensioni sull’asse Tokyo-Pechino causate dalla isole Senkaku possa ripercuotersi sulle vendite in Cina.
Tempo di cautela anche per Hyundai-Kia. Le vendite del 2014 saranno in crescita. Ma l’incremento atteso (+4%), che da questa parte del globo pare oro, rappresenta il tasso più basso degli ultimi otto anni. Colpa di una concorrenza sempre più agguerrita. Ma non solo. Il rafforzamento della moneta sud-coreana ha frenato le esportazioni e fatto crollare le venditre negli Usa, secondo mercato della casa dopo la Cina.

