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Economia
Agenzie di rating, Borghi (Lega): giudizi che ormai contano poco. Ecco perché


A ore potrebbe arrivare la mazzata da Fitch, la maggioranza è preoccupata per il giudizio delle agenzie di rating?
"Se sono in buona fede riportano un rischio che però non dipende dal governo ma dalla Banca Centrale Europea".

Cioè?
"Se dovesse finire il QE e quindi gli acquisti di titoli dell'Eurozona avremmo il paradosso di un debito pubblico che non è garantito dalla banca centrale, sostegno che ogni altro Stato al mondo ha. Ad esempio per i cosiddetti cattivi che sono arrivati a Milano l'altro giorno, gli ungheresi, l'ultima preoccupazione è il rating sul debito pubblico visto che è espresso nella propria moneta con la banca centrale che lo garantisce. In Ungheria nessuno si pone il problema di chi ripaga il debito pubblico".

Ma dopo quello che è successo nel 2008, le agenzie di rating sono ancora credibili?
"Sono certamente molto meno ascoltate rispetto al passato, anche gli operatori hanno imparato dalla crisi del 2011".

Che cosa intende dire?
"Tutte le agenzie avevano stilato una fila di downgrade lunga come una casa e l'ultimo famoso fu quello di Moody's che decise il declassamento dell'Italia nel luglio del 2012 con Mario Monti premier. Lui, poverino, disse 'siamo virtuosi eppure ci puniscono'. Quello è il downgrade più noto, un declassamento che fece saltare per aria anche l'Ue visto che a Palazzo Chigi c'era il loro amico Monti e, nonostante ciò, l'Italia non veniva riconosciuta e infatti lo spread volò a 500 punti".

Che cosa accadde in quei giorni?
"Se qualcuno avesse seguito il giudizio delle agenzie di rating avrebbe dovuto vendere a luglio titoli italiani, peccato che due settimane dopo Draghi fece la famosa dichiarazione nota come 'whatever it takes' e i prezzi dei titoli di Stato si impennarono. Morale, chi ha venduto nel luglio 2012 seguendo il consiglio delle agenzie di rating si è ritrovato con perdite pazzesche. Piaccia o non piaccia, il prezzo dei titoli di Stato dipende dalla volontà della Bce e non certo dalle politiche di mercato. Può essere interessante guardare che cosa pensa il singolo analista delle varie agenzie ma ormai tutti hanno capito che basta un cenno con la testa da parte di chi guida la Bce e tutti i consigli delle agenzie di rating vanno a farsi benedire".

Ma le agenzie di rating guardano anche alla prossima Legge di Bilancio, no?
"Non c'entra nulla. Qual è il rischio legato alla Legge di Biancio? Che ci sarà più deficit? Le politiche restrittive hanno portano a un'impennata del debito pubblico con Monti, l'abbiamo dimenticato? Non c'è materiale nella Legge di Bilancio per il rischio solvibilità dei titoli italiani. Il nostro Paese ha un surplus della bilancia commerciale, un deficit più basso di quello della Spagna e di altri Paesi anche se arrivassimo al 3%; ma di che parliamo? Non è questa la preoccupazione. Se sul mercato ci sono titoli americani che rendono il 3%  ma sono garantiti dalla Fed e portoghesi che rendono meno ma non sono garantiti da nessuno, quali verranno comprati? Ovvio...".

Cina, Russia e Stati Uniti potrebbero acquistare titoli italiani se finisce il QE?
"Certo, potrebbero. Non sono nella loro testa ma potrebbero farlo. La Cina ha un bilancio da sempre molto forte e ha tanta liquidità da investire. La Russia molto meno perché è più piccola dell'Italia economicamente parlando. Gli Usa invece possono fare quello che vogliono essendo una potenza mondiale egemone e possono garantire il debito di chi vogliono. Ma queste sono considerazioni politiche che implicherebbero di base una forte crisi del sistema europeo".

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