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AI, il 60% dei posti di lavoro europei è davvero a rischio? Quali sono i più esposti

Il Fmi stima che circa il 60% dei lavori nelle economie avanzate sia esposto all’AI. Esposto, però, non significa cancellato

AI, il 60% dei posti di lavoro europei è davvero a rischio? Quali sono i più esposti
Intelligenza Artificiale

Il Fondo monetario internazionale stima che fino al 60% dell’occupazione nelle economie avanzate sia esposta agli effetti dell’intelligenza artificiale, cioè svolga attività che l’AI può modificare, automatizzare oppure rendere più produttive.

Per l’Unione europea, precedenti elaborazioni del Fmi collocano intorno al 60% anche la quota dei lavori potenzialmente esposti. Per oltre metà dei lavoratori coinvolti l’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la produttività invece di sostituirli.

Quali lavori sono più esposti all’intelligenza artificiale

L’AI si distingue dalle precedenti ondate di automazione perché interviene anche sulle professioni cognitive e qualificate. Finanza, software, amministrazione, vendita, insegnamento e molte attività scientifiche utilizzano compiti che i nuovi sistemi possono già assistere o automatizzare. Essere esposti non equivale però ad avere lo stesso rischio di sostituzione.

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Il Fmi distingue tra lavori ad alta esposizione e alta complementarità, dove la tecnologia può affiancare il lavoratore, e professioni ad alta esposizione ma bassa complementarità, dove una quota maggiore dei compiti può essere automatizzata.

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Studi condotti dal Fondo su Paesi europei indicano tra le categorie maggiormente esposte alla sostituzione professioni amministrative, impiegati d’ufficio, alcune attività ICT, sviluppatori software e professionisti finanziari. Si tratta di risultati riferiti a specifici mercati nazionali, non di una previsione secondo cui quei mestieri spariranno in tutta Europa.

Intelligenza artificiale e lavoro: chi è meno esposto e perché il 60% va letto con cautela

Attività che richiedono presenza fisica, contatto personale o lavoro manuale sono generalmente meno facilmente automatizzabili. Nei modelli del Fmi compaiono tra le occupazioni a bassa esposizione addetti alle pulizie, assistenza personale, edilizia e autisti. Anche in questi settori, tuttavia, alcune mansioni possono cambiare con l’introduzione di nuovi strumenti.

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Il 19 settembre la direttrice del Fmi Kristalina Georgieva ha parlato di un impatto sul mercato del lavoro simile a uno “tsunami”, spiegando che l’AI può interessare fino al 60% dei lavori nelle economie avanzate. Nello stesso intervento ha ricordato che circa un annuncio di lavoro su dieci nei Paesi avanzati richiede ormai almeno una nuova competenza.

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Le ricerche del Fondo mostrano anche una pressione maggiore sulle professioni di livello intermedio e sui lavori entry-level, mentre nuove competenze possono tradursi in salari più alti e nuove opportunità.

Il dato del Fmi misura quindi la dimensione della trasformazione possibile, non una previsione di disoccupazione al 60%.

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