Affaritaliani alla festa di Avs a Roma, il dialogo sull’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale, il suo impatto sul lavoro e sulla democrazia, il potere concentrato nelle mani delle Big Tech, la crisi climatica e il rischio di un uso militare sempre più autonomo delle nuove tecnologie. Sono stati questi alcuni dei temi al centro del panel “AI: umano resta al comando!”, alla festa di Avs a Roma, coordinato dal direttore di Affaritaliani Marco Scotti. Sul palco, insieme a lui, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e Giorgio Marasà.
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Come si può gestire l’intelligenza artificiale? Ci sono tante falle da tappare?
“La metafora della barca con le falle rende bene il concetto, forse non rende bene i tempi con cui si sviluppano queste falle e la nostra capacità di mettere in salvo il mondo nel suo complesso. Quello che abbiamo di fronte è una rivoluzione epocale sul nostro sistema di produrre e vivere. Dobbiamo capire come ricostruire una barca nuova”, afferma Marasà che sottolinea, fin da subito, come uno degli errori da evitare sia considerare la tecnologia come qualcosa di neutrale. “La tecnologia è lo specchio della realtà, questa IA riproduce in toto quello che viviamo. Ma concettualmente, dal punto di vista della regolamentazione, non riusciamo a starci dietro. E non importa se c’è l’uomo a gestirla ed usarla, ma conta chi c’è dietro le macchine”.
Per Cancellato il problema dell’intelligenza artificiale si intreccia innanzitutto con due grandi questioni che, a suo giudizio, rischiano di rimanere ai margini del dibattito politico: crisi climatica e trasformazione del lavoro. “In campagna elettorale sono sicuro che si parlerà di un sacco di emergenze, ma non di crisi climatica, tema strettamente collegato all’intelligenza artificiale. L’IA è infatti un processo estremamente energivoro: noi stiamo adottando una tecnologia che ci sta facendo utilizzare un sacco di energia in un momento in cui dobbiamo cercare alternative ai fossili. Stiamo quindi creando una situazione che aggrava un’altra emergenza”. Ma non solo. “Questa tecnologia procede velocissima e distruggerà interi sistemi produttivi. Non abbiamo ancora in mente quanti posti di lavoro perderemo, a causa del mismatch tra domanda e offerta. L’AI farà un sacco di lavori d’ingresso delle professioni intellettuali, e quello che andremo a vivere tra poco sarà la crisi delle figure intellettuali”. E anche per Cancellato l’IA non può essere considerata una tecnologia neutrale: “È una tecnologia in mano a pochi uomini che gestiscono a loro volta migliaia di data center. Se chiedi a Chat o Grok una soluzione a un problema non ti dice la verità, ma la sua verità. Dietro ci sono aziende, uomini e potere. Basti pensare a Elon Musk che detiene connessioni satellitari, social network e intavola ogni ogni giorno rapporti con diverse figure politiche: da Trump all’estrema destra di Afd. Se non ci accorgiamo di questa tensione politica e ambientale, perdiamo di vista le criticità dei prossimi anni”.
L’Europa è accusata di rimanere indietro sulla tecnologia, ma forse abbiamo “tutelato” l’IA in qualche modo, prendendo tempo. E poi dobbiamo considerare che l’IA ha anche una serie di dati positivi, come la sicurezza sui cantieri aiutando a ridurre gli incidenti sul lavoro…
“Io non credo che possiamo dire, di fronte a una tecnologia, questo è giusto o sbagliato, o possiamo pensare di fermarla, ma serve coraggio e visione strategica. L’Europa si è dimostrata a singhiozzi coraggiosa, come il punto sulla regolamentazione, su altri punti è stata sballata e fuori dalla fase strategica, incapace di concepire industria strategica autonoma”, dice Marasà che torna a citare la metafora iniziale: “L’Europa ha fatto quello che dicevi: tappare i buchi”.
Marasà cita quindi l’IA Act europeo: “L’Europa ha fatto il primo IA Act, entrato in vigore nell’agosto del 2025, e basato su un principio sano: non tutto quello che tecnologicamente è possibile è legale. Ma c’è un problema se poi usi l’IA per stabilire chi deve essere licenziato o meno”. Il problema, secondo Marasà, è che la regolamentazione non basta. “Il coraggio però non è stato abbastanza. Quando sentite parlare di “omnibus” dovete spaventarmi perchè semplificazione vuol dire sottrazione di diritti e tutele. Ricordiamo che ad agosto 2025 l’IA Act è entrato in vigore, poi dopo solo sei mesi abbiamo approvato l’IA Omnibus che serve a regolamentare a sua volta quello che è stato già fatto. Sostanzialmente ci stanno dicendo che dobbiamo ancora sottostare alle Big Tech”.
Da qui la necessità, secondo Marasà, di cambiare prospettiva: non limitarsi a mettere “toppe”, ma costruire una nuova infrastruttura tecnologica e politica. “Dobbiamo avere una barca nuova: dobbiamo creare un sistema che sia democratico, pubblico. In modo tale che gli uomini al comando, pericolosi per la nostra democrazia, stiano al loro posto. Non giochiamo la stessa partita. Dobbiamo giocare in modo strategico”.
Cancellato torna quindi sul rapporto tra tecnologia e potere, partendo dall’esempio di Internet. “Quando parlavi di essere ottimista, ed è vero, una tecnologia può essere una cosa e il suo opposto. Mi viene in mente Internet: si diceva che Internet avrebbe reso l’informazione libera, fatto democrazia diretta, e che i social avrebbero potuto ispirare nuove primavere. E poi ora ci ritroviamo con social che hanno un unico padrone: Elon Musk”. Il tema, sostiene Cancellato, non è quindi stabilire semplicemente se l’intelligenza artificiale sia buona o cattiva, ma chiedersi chi ne controlli lo sviluppo e con quali obiettivi. “Come dicono Papa Francesco e Papa Leone XIV: occorre domandarci con realismo chi oggi detiene potere e a quali fini lo orienti. Questo tema è cruciale: noi abbiamo creato una tecnologia potente, creata da aziende private, in grado di orientare il futuro dell’umanità con potenziale positivo, e questa tecnologia è nelle mani di miliardari che hanno una visione della società che replica sostanzialmente una specie di mondo fatto di piccole Singapore: i ricchi non pagano tasse e c’è potere anti-democratico. È il sogno di Elon Musk e dei miliardari”.
Millennials e Generazione Z stanno vivendo l’intelligenza artificiale in modo diverso, anche nel rapporto con il lavoro e con le relazioni personali. Oggi un ragazzino arriva a chiedere all’IA persino come fare per uscire con una coetanea. L’IA ci sta togliendo alcuni ostacoli che formano l’uomo?
“Non so se ce lo sta togliendo l’AI, ma sicuro lo sta amplificando. Non per forza a causa dell’AI viviamo in una società più frammentata, dove esperienze comuni vengono meno”, dice Marasà. La questione non si ferma però alle relazioni personali: “L’AI ha effetti sul lavoro, effetti sulla democrazia, ma anche sulla geopolitica che stiamo vivendo oggi. Non dobbiamo sfuggire da questo passaggio: è in corso vicino a noi una guerra tecnologica, di approvvigionamento e sviluppo tecnologico che sta dietro l’AI. Una nuova politica predatoria in cui siamo immersi”.
Cancellato riporta il dibattito alle fondamenta tecnologiche dell’intelligenza artificiale. “Io vorrei tornare alla base di tutto. I modelli di linguaggio fondamentali funzionano così: sono un calcolo probabilistico su che parola è più probabile che ci sia dopo un’altra parola sulla base della domanda che è stata fatta. L’AI, per quanto apprenda e per quanto assomigli all’intelligenza umana, non funziona secondo le nostre logiche. Quella che noi interroghiamo non è un’AI che è mutuata perfettamente su quella umana. Ma è un calcolo probabilistico fatto da una macchina e, se noi facciamo di quel calcolo probabilistico lo specchio di un’altra intelligenza umana, il vero rischio è che prima o poi penseremo come quell’intelligenza. Perderemo ciò che c’è di umano in noi“, dice Cancellato. “Dobbiamo ragionare e non trattare l’IA come un giocattolo, ma è qualcosa di molto più profondo, ci interroga più nel profondo e dobbiamo pensarla in questi termini”, rimarca Cancellato che lancia un avvertimento: “Affrontarla con superficialità e inconsapevolezza, convinti che quelle persone vogliono il nostro bene, è pericoloso. Quelle persone vogliono solo potere e profitto”.
È il momento più disruptive dell’umanità?
Per Marasà ci troviamo nel momento più pericoloso. “Siamo in una fase di trasformazione, della creazione di un nuovo ordine mondiale dove sono saltati tutti i rapporti. Ci troviamo in un incrocio molto pericoloso e abbiamo il dovere di mettere in piedi un modello diverso di IA e mondo, fondamentale per la sopravvivenza”. Per Cancellato invece “il momento più disruptive per l’umanità è la crisi climatica. L’AI è uno strumento. Se volessimo fare in modo che questa generazione venga ricordata come quella che ha cambiato in positivo le cose dovremmo mettere lo strumento a disposizione della crisi climatica. Non sono ottimista, ma non dubito che ci possiamo arrivare, magari non questa ma con la prossima generazione”.
Le nuove guerre non sono ancora quelle da film che eravamo abituati a vedere, i famosi war games, ma lo stanno diventando…
Marasà parte da un esempio apparentemente innocuo per spiegare il rischio dell’errore delle macchine. “Provate a chiedere all’IA un aiuto per la formazione del fantacalcio, a un certo punto farà un errore e vi proporrà un giocatore del Pisa ignorando che è in Serie B. Pensate se questo errore riguarda uno strumento tecnologico letale”. Il riferimento diventa quindi l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nei conflitti. “Noi nel genocidio di Gaza abbiamo assistito a Gospel, Lavender e l’altro è Where’s Daddy: sistemi che consentono l’identificazione di un potenziale sospetto terrorista che riesce ad azionare un’arma letale”. Il punto, secondo Marasà, è che l’automazione non elimina necessariamente l’essere umano dal processo decisionale, ma può ridurne drasticamente i tempi.
“Intorno ai sistemi automatici AI legati alle armi, figli di una serie di accumulo di dati che noi tutti stiamo fornendo all’AI, riesce non a togliere completamente l’umano dal processo decisionale, ma a fare qualcosa di più cinico: ridurre il tempo di umanità, lo spazio di decisione in cui chi esegue l’atto militare si trova a compiere“. Da qui il paragone con le battaglie storiche per vietare alcune armi. “Nella storia del mondo si sono fatte tante battaglie per estromettere dalla civiltà alcune armi, come l’uso delle mine antiuomo. Stessa cosa, con forte consapevolezza, dovremmo farlo non solo sull’uso esplicito delle armi, ma anche sull’uso civile che poi viene usato, come abbiamo visto a Gaza”.
“L’unica cosa che vorrei dire è che a livello di pericolosità bellica l’IA ha un impatto paragonabile alla bomba atomica e alla tecnologia applicata a uso militare. Non so se si arriverà a uso di deterrenza tecnologica o disarmo tecnologico, ma spero che non si arrivi a una Hiroshima digitale. Spero che ci si renda conto della pericolosità di questi strumenti che hanno in mano le nostre vite”, conclude Cancellato.


