Nelle sale della Capitale debutta il film di Roberto Rossellini con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Roma, appena uscita dall’occupazione nazista, diventa contemporaneamente protagonista, set e ferita aperta di un capolavoro destinato a cambiare il cinema.
Il 1° ottobre 1945, nelle sale romane Capranica e Imperiale, viene presentato al pubblico Roma città aperta di Roberto Rossellini, dopo una precedente proiezione nell’ambito del Festival del Teatro Quirino. È un film nato praticamente sulle macerie: Roma è stata liberata da poco più di un anno, Cinecittà è ancora in condizioni difficili e la produzione lavora con mezzi limitati, pellicola recuperata e set improvvisati.
Una città che non ha bisogno di scenografie
Rossellini non deve ricostruire quasi nulla. Le strade, i palazzi feriti, le periferie e i volti della gente sono già il racconto. Il film mette in scena la Roma dell’occupazione tedesca attraverso la Resistenza, i rastrellamenti, la fame e la paura quotidiana. Al centro ci sono Pina, interpretata da una straordinaria Anna Magnani, e don Pietro, interpretato da Aldo Fabrizi. Quest’ultimo è ispirato anche alle figure dei sacerdoti della Resistenza romana, tra cui don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo.
La celeberrima corsa di Pina dietro al camion sul quale viene portato via Francesco entra immediatamente nell’immaginario collettivo: pochi secondi di cinema che finiscono per raccontare molto più di decine di pagine di storia.
Simbolo neorealista
Roma città aperta diventa uno dei manifesti del Neorealismo italiano, imponendo al mondo un modo nuovo di fare cinema: meno artificio, più realtà; meno divi irraggiungibili, più persone, strade e dolore vero. Il film otterrà il Grand Prix al Festival di Cannes e due Nastri d’argento, diventando un punto di riferimento internazionale.


