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Alfredo Romeo in profondo rosso: il mattone inglese e le perdite dell’editoria mandano a picco i conti della holding

Ricavi in crescita a 193 milioni, ma 64 milioni di svalutazioni portano in negativo i conti del gruppo dell’imprenditore casertano

Alfredo Romeo in profondo rosso: il mattone inglese e le perdite dell’editoria mandano a picco i conti della holding
Foto Lapresse

Romeo London svalutata per 61,7 milioni dopo la vendita dell’immobile nel Regno Unito

Il deprezzamento del mattone inglese e le perdite dell’editoria italiana mandano in profondo rosso la cassaforte dell’imprenditore casertano Alfredo Romeo, a capo di un gruppo con 2mila 500 addetti. Qualche settimana fa, infatti, è stato approvato il bilancio consolidato del 2025 della Romeo Partecipazioni, la holding che controlla Romeo Gestioni, operante nel business degli appalti pubblici, la Romeo Alberghi e la Romeo Editore, con cui l’imprenditore edita “Il Riformista” e “l’Unità”. L’esercizio s’è chiuso con una maxi perdita di 56,6 milioni di euro rispetto all’utile di 2,6 milioni del 2024 e ciò anche se i ricavi anno su anno e afferenti, perlopiù derivanti dagli appalti, sono aumentati da 166,3 milioni a 193 milioni. Il pesante rosso si deve ai 64 milioni di “oneri diversi” delle svalutazioni effettuate sulla controllata inglese Romeo London, su Romeo Alberghi e Romeo Editore.

Romeo London è stata colpita da una svalutazione di 61,7 milioni causata dalla vendita dell’immobile nel capoluogo britannico avvenuta ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello d’acquisto e ciò, come spiega la relazione sulla gestione, per “la variazione dei tassi di cambio e la diminuzione dei prezzi di mercato degli immobili”. Le citate svalutazioni hanno impattato negativamente anche su ebitda ed ebit, crollati anno su anno rispettivamente da 20,4 milioni a -42,1 milioni e da 15,2 milioni a -51,6 milioni. Le stesse valutazioni hanno mandato in rosso per 40,8 milioni anche il bilancio ordinario del 2025 della holding di Romeo, che l’imprenditore controlla con l’89,9% e che vede presenti nel capitale i figli, il primo dei quali, Diego, ha il 10%.

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