
Roberto Colaninno, presidente di Alitalia e uno degli imprenditori simbolo della cordata voluta dal governo Silvio Berlusconi per salvare la compagnia di banidera dal default, lascia il gruppo. Ma dopo aver versato la sua quota dell’aumento di capitale. Air France, il socio industriale del gruppo, non ha ancora chiarito la sua posizione sull’aumento di capitale, ma ha svalutato a zero la partecipazione nel vettore italiano.
“Dopo aver sostenuto la ricapitalizzazione di Alitalia, annuncio sin da ora che, al termine delle operazioni ad essa relative, quando le mie dimissioni verranno formalizzate insieme a quelle di tutto il consiglio di amministrazione, non sarò disponibile ad assumere nuovamente incarichi di vertice nella società”, ha dichiarato Colaninno, al termine del cda che ha approvato i conti al 30 settembre e “fatto il punto sulla manovra finanziaria da 500 milioni di euro”. Il cda ha “espresso apprezzamento sull’andamento dell’aumento di capitale, con le adesioni, ad oggi, dei soci Intesa Sanpaolo (circa 26 milioni di euro), Atlantia (circa 26 milioni di euro) e Immsi (circa 13 milioni di euro). Ulteriori 65 milioni sono stati già versati da Intesa Sanpaolo e Unicredit a valere sul loro impegno di 100 milioni di euro. Il cda ha, inoltre, preso atto dell’interesse espresso da Poste italiane, tradottosi nell’impegno, subordinato all’approvazione dei propri organi deliberanti, alla sottoscrizione di 75 milioni di euro a copertura dell’eventuale inoptato, come si legge in un comunicato. I soci che non hanno ancora sottoscritto stanno valutando con attenzione e disponibilità – dice ancora Alitalia – la propria adesione all’aumento di capitale”.
“Mi sono impegnato nel salvataggio di Alitalia – dice ancora Colaninno – come imprenditore, dedicando il massimo impegno personale e l’impegno di capitale attraverso il gruppo Immsi di cui detengo la maggioranza. Tutto ciò lavorando contemporaneamente con successo, nell’ambito di Immsi, allo sviluppo di un grande gruppo come piaggio, alla difficile ristrutturazione del gruppo Intermarine-Rodriquez, e al lancio di un grande investimento turistico/immobiliare a Is Molas. Le aziende del gruppo Immsi danno lavoro a oltre 8.500 dipendenti nel mondo, 4.500 dei quali in Italia. L’impegno profuso in Alitalia in questi anni ha contribuito al cambiamento industriale e strategico della compagnia e ha consentito di sviluppare rapporti positivi con Air France, uno dei più grandi gruppi mondiali nel settore dell’aviazione civile. Questi anni – dice ancora Colaninno – hanno visto alitalia misurarsi con la più grande crisi economico/finanziaria mai verificatasi prima; la compagnia raggiungerà nel 2014, in linea con il piano, quella maturazione della gestione che mi rende confidente nel conseguimento di risultati positivi grazie all’opera di riorganizzazione inizata nel 2009.
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Alitalia, che ha visto in questi anni l’avvicendarsi di tre amministratori delegati, ha dovuto anche affrontare fortissimi momenti di pressione competitiva in un mercato nazionale e internazionale deregolamentato, difficilmente immaginabili per qualsiasi altro settore industriale. Desidero ritornare a concentrarmi sulle attività industriali del gruppo immsi ritenendo, anche alla luce dei profondi cambiamenti globali in corso, di aver portato a termine l’impegno profuso in questi anni in alitalia nel ruolo di presidente. Con l’investimento realizzato rimarrò un importante azionista di alitalia, certo di contribuire, nella carica di consigliere di amministrazione, al consolidamento futuro del rilancio della società. Sono sicuro di aver contribuito, in coerenza con la passione imprenditoriale e con l’etica che mi hanno sempre accompagnato nei miei numerosi anni di lavoro, e al massimo delle mie possibilità fisiche ed economiche, a questo grande processo di salvataggio di una grande impresa italiana. Tutto questo insieme a tutti gli azionisti e a tutti gli uomini e le donne di alitalia che, in questi anni, hanno con me condiviso momenti difficili, di ansia, ma anche di grande soddisfazione. E per questo li ringrazio”.
