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Economia
Appalti, meno contenziosi e più crescita del Pil. Il manifesto sul settore

Pubblichiamo di seguito la lettera di un lettore, Angelo Lucio Lacerenza, avvocato che esercita a Roma e che ha inviato a Affaritaliani.it la sua proposta per riformare il sitema degli appalti appalti, intitolata "Manifesto sugli appalti". Eccola di seguito.

MANIFESTO SUGLI APPALTI
Il fallimento del d.lgs. 50/2016 (nuovo Codice degli appalti) è stato certificato dalla UE che ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia. Il Governo si appresta a replicare e, come di recente annunciato, dovrebbe varare una riforma del (riformato) Codice degli appalti per rimediare alle numerose criticità che, nei fatti, hanno ingessato il settore e aumentato il contenzioso.

Per restituire organicità al Codice e fare degli appalti una leva per la crescita del Paese, occorre:
adottare un “vero Codice”, ovvero un testo unico che raccolga l’intera normativa su appalti e concessioni, evitando il rinvio a normative esterne di attuazione;
professionalizzare le stazioni appaltanti, raccogliendo l’invito della Commissione UE (Raccomandazione 2017/1805) a sostenere gli sforzi delle amministrazioni, migliorando la formazione del personale, assicurando la disponibilità di strumenti, risorse economiche e processi nonché lo scambio di buone pratiche;
stimolare gli “appalti innovativi” ed una visione strategica degli acquisti, sulla scorta del dibattito in sede UE, per premiare il risultato finale del bando nella logica di acquistare il meglio a disposizione sul mercato per soddisfare l’interesse pubblico e con il minor aggravio di costi;
superare la logica dell’appalto quale sommatoria di atti amministrativi o come “caccia all’errore” grazie alla promozione di buone prassi condivise da ANAC nell’ambito della missione di regolazione del mercato;
abolire il “rito super accelerato” (art. 29) per contestare le ammissioni/esclusioni dalla gara, in quanto in contrasto con i principi di libertà d’impresa e di difesa degli operatori economici;
valorizzare le consultazioni preliminari di mercato (art. 66) quale strumento per favorire una “funzione strategica” degli appalti in una logica di attenzione al risultato degli acquisti pubblici;
rivedere le limitazioni al subappalto (art. 105) che pesano soprattutto sullo sviluppo delle MPMI e, contestualmente, adottare un chiaro e rigoroso regime sanzionatorio per scongiurare l’abuso del subappalto;
riconsiderare il sistema delle commissioni esterne di gara (art. 78) ed i criteri di aggiudicazione (art. 95) che non garantiscono né la professionalità né la migliore valutazione delle soluzioni poste in gara. Da considerare, peraltro, che il tetto massimo di 30 punti da attribuire all’offerta economica è stato già oggetto di critiche da parte dell’Antitrust (AS1422/2017);
attuare i c.d. “appalti riservati” alle cooperative sociali (art. 112) quale strumento di promozione della cooperazione sana e di accesso al lavoro da parte delle categorie svantaggiate;
eliminare il fenomeno dei ritardi di pagamento da parte delle stazioni appaltanti, che grava in modo determinante sul ciclo di cassa delle MPMI, anche introducendo forme di compensazione legale (art. 1243 c.c.) tra debiti liquidi ed esigibili tra pubblico e privato;
rendere puntuali e rigorosi i regimi di controllo in sede di esecuzione di appalti e concessioni per evitare che la fase esecutiva del contratto possa costituire il momento per recuperare quanto dalle imprese “lasciato sul campo” in sede di partecipazione alla gara;
promuovere il partenariato pubblico privato e le best practice di settore quale strumento per adeguare il sistema dei pubblici servizi alle comunità.

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