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Economia
Articolo 18/ Bersani: "Sintesi agevole. Basta volerlo". Poletti: "No pasticci all'italiana"

"Se un segretario del partito vuole trovare una sintesi, come penso dovrebbe, non solo secondo me è possibile ma anche abbastanza agevole: basta volerlo". Così Pierluigi Bersani, a Montecitorio, risponde chi gli chiede un commento alle parole del premier Matteo Renzi sulla delega lavoro e sulla possibilità di trovare una intesa. Il tema della riforma del lavoro è stato affrontato anche da Gianni Cuperlo, anche lui in cerca di in rappresentanza della minoranza Pd: "E' possibile una soluzione di buon senso - ha spiegato Cuperlo - per esempio allungare il periodo di prova dei nuovi contratti, lasciando però al termine del percorso anche la possibilità del reintegro". E ha aggiunto: "Io credo che sia dovere del Pd discutere per trovare una posizione unitaria per fare della riforma del lavoro una riforma importante per il paese. Le priorità sono tante: penso allo sfoltimento della giungla dei contratti, alle risorse per estendere tutele e formazione. E poi dobbiamo discutere nel merito del salario minimo per chi non ha un contratto e dei nuovi ammortizzatori. Questi mi sembrano pilastri importanti del jobs act".

"Non possiamo fare pasticci all'italiana. Non ci si può fermare davanti a dei tabù. Noi abbiamo bisogno di dare fiducia e chiarezza perché ci siano investimenti", è invece la posizione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sul Jobs Act e l'art.18. "Queste sono le linee di fondo, vogliamo andare avanti nei tempi dati", ha detto a margine di un convegno sulla finanza sociale in Confindustria, "c'è bisogno di idee chiare e semplici".

Alla domanda se si possa escludere il ricorso alla fiducia, il ministro ha risposto: "Per ora questa discussione non si è aperta". Quanto alla direzione del Pd in programma lunedì, Poletti aggiunge: "Ci sarà una discussione franca e lineare sulla delega lavoro e una discussione sullo sviluppo dell'Italia e credo che sia una discussione importante. Noi ascoltiamo tutti quanti, sentiamo le opinioni di tutti, poi alla fine governo e Parlamento decidono", ha risposto a proposito dell'apertura del leader della Cgil, Susanna Camusso, sugli anni di 'sospensione' dell'articolo 18 per i neoassunti.

Il ministro del Lavoro ha poi ricordato che "il Senato ha cominciato ieri la discussione e ha superato le pregiudiziali di costituzionalità. Mi pare - ha aggiunto - che ci siano le condizioni per affrontare questa discussione e farlo nel modo giusto". A chi gli chiedeva poi se gli emendamenti presentati fossero troppi, Poletti ha risposto che "molti sono figli della volontà di esprimere una opposizione. Ce ne sono tanti del movimento 5 Stelle e di Sel. Questo è dentro - ha concluso - all'attività parlamentare e in qualche misura sono nella norma".

Ma dal movimento si alza la voce di Grillo, l'articolo 18 "non si tocca". Sul blog, come s'abitudine, scrive: "Qualcuno ci prende per il culo parlando di 'conservatorismi' dopo che è stato mantenuto dagli italiani a fare il 'politico' come deputato dal 1953 (Napolitano, ndr). Una riforma per ricattare i lavoratori che possono essere licenziati senza giusta causa. E perché? Perchè ce lo chiede l'Europa... ma l'Europa, con rispetto parlando, può andarsene a fanculo. L'articolo 18 non si tocca".

"Qui, qualcuno deve ancora spiegare le ragioni per cui togliere diritti ai lavoratori come l'abolizione dell'articolo 18 possa far ripartire l'economia. Senza certezze un lavoratore investirà di meno, la banca gli negherà un prestito", ha aggiunto il leader del M5S. "I lavoratori si sono guadagnati quei diritti minimi con decenni di lotte e non li cederanno alla massoneria o alle banche che hanno distrutto intere economie con la bancarotta della finanza del 2008. L'equazione che vogliono far passare questi pescecani è semplice: chiudere i buchi della finanza internazionale con la sottrazione dei diritti sociali. Trasformare i lavoratori in schiavi. E per farlo, da noi hanno messo lì un vecchio e un bambino", ha concluso Grillo.

Il capogruppo dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta dà al premier un aut-aut: "Se Renzi manterrà i suoi impegni nei confronti della riforma del lavoro, il Jobs Act, noi voteremo a favore. Se invece sarà costretto a fare marcia indietro, come probabile, dalla minoranza del suo partito allora noi denunceremo quest'imbroglio. Lo denunceremo agli italiani, all'Europa, ai mercati". 

Mentre la Lega non si schiera: "Un intervento sull'articolo 18? Penso sia una presa in giro per gli italiani e non voteremo quei passaggi, le priorità sono altre - ha detto il segretario del Carroccio Matteo Salvini -  Non ci mettiamo né con Pippo nè con Pluto, né con Renzi né con la Camusso". Salvini ha aggiunto di sperare che, anzi, sulla riforma del lavoro il governo Renzi cada: "Spero che si voti, prima si vota e meglio è".

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