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Economia
Generali, il capo economista ad Affari : la crisi degli Emergenti? Una manna per l'Italia

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

La crisi dei mercati emergenti e il calo delle loro valute potrebbe rappresentare un assist perfetto per la crescita del Pil in Europa e in Italia. Lo spiega ad Affaritaliani.it Klaus Wiener (prima foto sotto), chief economist e head of tactical asset allocation di Generali Investments Europe, la società di asset management della compagnia assicurativa guidata da Mario Greco che gestisce un patrimonio di oltre 340 miliardi di euro. A proposito degli effetti indiretti del deflusso di capitali post-tapering della Fed da Paesi come Russia, Turchia, Brasile, India e Cinail capo economista del Leone spiega infatti che "il beneficio maggiore sarà sentito globalmente da famiglie e imprese, perché i prezzi dei beni sono crollati. Di conseguenza, il potere d’acquisto reale sta aumentando" e "l'Europa ne beneficerà, perché ci sono crescenti segnali di stabilizzazione economica e i titoli azionari sono finora rimasti indietro nella corsa avvenuta, per esempio, negli Usa". Poi Wiener dice che il miracolo economico dei Brics non è assolutamente finito, dà il suo giudizio sulla politica monetaria della Federal Reserve a gestione Bernanke, valuta il rischio deflazione in Europa e analizza le cause del rallentamento dell'economia cinese.


L'INTERVISTA

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Riferendosi alla crisi dei Paesi emergenti, qualcuno parla di terza fase di una lunga crisi dopo quella americana ed europea. E' d'accordo?
"I problemi dei Paesi emergenti sono in gran parte una conseguenza del tapering della Federal Reserve. In passato, politiche monetarie estremamente espansive delle principali banche centrali hanno portato alla ricerca di rendimento, dirigendo i flussi di capitale anche verso quei mercati emergenti nei quali non tutti i fondamentali sono forti. Ora che la Fed sta riducendo i Quantitative Easing, questi flussi di capitale stanno tornando indietro".

E' la fine del miracolo dei Bric o è soltanto un problema di hot money?
"Prima di tutto è un problema di flussi di capitale. Detto questo, la diminuzione di capitale ha portato in primo piano anche problemi strutturali in alcuni mercati emergenti, come ad esempio la mancanza di investimenti  in infrastrutture o in capitale umano. In una prospettiva a medio-lungo termine, la storia dei mercati emergenti non è sicuramente finita. Nel breve termine, invece, ha perso un po’ di spinta".

Bisogna stare alla larga da quei mercati o costituiscono una buona occasione per fare shopping?
"Nel breve termine consiglio un approccio cauto. In una prospettiva a medio-lungo termine, molto dipenderà dal progresso fatto nell’affrontare le sfide strutturali. Da un punto di vista legato principalmente ai fondamentali, questi mercati sono certamente ancora interessanti per gli investitori con una prospettiva a lungo termine".

Cosa devono temere le economie occidentali?
"Le economie occidentali risentiranno della situazione dei mercati emergenti in maniera significativa se le valute di tali mercati saranno vendute ad un prezzo più alto. Visto il peso abbastanza relativo nel Pil globale delle economie dei mercati emergenti più colpiti (“risky nine”), gli effetti a catena per il mondo industriale non sarebbero eccessivamente forti. Naturalmente ciò sarebbe diverso nel caso in cui il deprezzamento delle valute diventasse maggiore".

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Come contrastare la fuga dei capitali dai mercati emergenti? Ci vorrebbe, come qualcuno auspica, un maggiore coordinamento fra le banche centrali o la convocazione di un G20?
"Il modo migliore per contrastare il deflusso di capitali dai mercati emergenti sarebbe una maggiore stabilità politica e un processo di riforme nei Paesi interessati. Detto questo, viste le enormi difficoltà dell’Occidente nell’uscire da politiche monetarie senza precedenti, potrebbe essere utile anche un maggiore grado di coordinamento delle politiche".

Come valuta la politica monetaria espansiva della Fed? Ha immesso troppa liquidità? E la tempistica del tapering, avrebbe dovuto comportarsi diversamente?
"La risposta estremamente forte della banca centrale Usa per superare la grave crisi finanziaria è stata ben strutturata. Da qualche tempo però ci sono crescenti segnali che gli Usa stiano uscendo dalla grande recessione. Pertanto, è necessario un approccio più normale alla politica monetaria. Ciò implica che la Fed dovrebbe restare fedele al nuovo corso del tapering appena adottato e non dovrebbe essere troppo lontano nemmeno un primo aumento nei tassi chiave".

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Chi si gioverà della crisi dei Paesi emergenti e del deflusso dei capitali dai quei mercati?
"Il beneficio maggiore sarà sentito globalmente da famiglie e imprese, perché i prezzi dei beni sono crollati. Di conseguenza, il potere d’acquisto reale sta aumentando. In termini di flussi di capitale ci aspettiamo che l’Europa ne benefici, perché ci sono crescenti segnali di stabilizzazione economica e i titoli azionari sono finora rimasti indietro nella corsa avvenuta, per esempio, negli Usa. Solo per ricordare: le azioni Usa sono ora più del 40% sopra il picco pre-crisi".

L’Eurozona corre davvero il rischio della deflazione?
"L’inflazione nell’area Euro è in effetti diminuita a livelli molto bassi. Ciò è dovuto in buona parte ai bassi prezzi dell’energia, situazione che difficilmente si ripeterà. Inoltre, il maggior calo dell’inflazione è stato registrato in Paesi che devono riguadagnare la competitività dei prezzi a livello internazionale attraverso una svalutazione interna. Alla luce di ciò, parte del calo dell’inflazione la definirei benigna. Guardando al futuro, ci aspettiamo che l’inflazione nell’area Euro sia molto bassa ma non penso che cadremo in una completa deflazione. In ogni caso la Bce monitorerà sicuramente questo tema con attenzione".

La stretta monetaria in alcuni Paesi emergenti come Brasile, India e Turchia farà rallentare le economie di quei Paesi. Ci saranno rischi di rallentamento anche, tramite il minore import, per l'economia europea?
"Come già accennato, ci aspettiamo che gli effetti a catena per la crescita nell’area Euro rimangano piuttosto contenuti, a meno che le valute nei mercati emergenti non crollino ulteriormente"

E' ottimista sulle prospettive economiche dell'Europa quest'anno?
"Dopo due anni di contrazione, la crescita del Pil reale nell’area Euro sembra entrare nuovamente in un terreno positivo. Il livello della crescita probabilmente resterà contenuto, ma non ci aspettiamo una ricaduta nella recessione".

Chiudiamo con la Cina. Qual è lo stato di salute dell'economia di Pechino? Il sistema bancario ombra è una minaccia concreta per la futura crescita della Cina?
"Il rallentamento della crescita in Cina è dovuto in gran parte agli sforzi dell’amministrazione per ridurre l’aumento dei prestiti nel settore delle banche ombra da livelli insostenibilmente elevati. Questi sforzi si sono dimostrati un successo. Se di conseguenza la crescita complessiva del Pil dovesse conoscere un forte rallentamento, le autorità cinesi hanno le leve fiscali e monetarie per attutire un calo più pesante. Pertanto, lo scenario di base rimane quello in cui il Pil cinese crescerà a livelli compresi tra il 7% ed il 7,5%".

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