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Assicurazioni, Messina sfida Donnet e Cimbri.I target di Intesa sul ramo danni

Ecco perché Intesa-Sanpaolo punta sulle polizze. In arrivo fra ottobre e inizio 2018 il nuovo piano industriale della banca

Assicurazioni, Messina sfida Donnet e Cimbri.I target di Intesa sul ramo danni
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Il colpo per mettere le mani sugli asset assicurativi italiani di Generali è andato a vuoto, ma a distanza di mesi Intesa Sanpaolo sembra intenzionata a rilanciare la sfida per diventare uno dei leader del settore assicurativo tricolore, in particolare nel ramo Danni. Lo ha ricordato lo stesso numero uno del gruppo, Carlo Messina, sottolineando come col prossimo piano industriale la banca voglia “diventare una delle prime 3-4 compagnie assicurative nei prossimi 3-4 anni”.

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Messina ha aggiunto che nel nuovo business plan, la cui presentazione ufficiale è prevista assieme ai risultati del 2017, dunque tra febbraio e marzo del prossimo anno, “saranno esplicitate le sinergie con la rete distributiva e saranno indicate le assunzioni di promotori e di personale che svilupperanno questo comparto”.

La sfida a Philippe Donnet, Ceo del gruppo Generali, Matteo Del Fante, numero uno di Poste Italiane, e Carlo Cimbri, leader di Unipol-Sai, è dunque lanciata anche in assenza di nuove operazioni di finanza straordinaria. Ma da quali numeri si parte?

Intesa Sanpaolo ha raccolto premi, nel 2016, pari a 14,94 miliardi nel ramo Vita e a poco più di 392 milioni nei Danni, alle spalle non solo di Generali, che nel 2016 ha raccolto premi per 49,73 miliardi nel ramo Vita e per 20,783 miliardi nel ramo Danni, ma anche di Poste Vita (guidata da Maria Bianca Farina, presidente di Poste Italiane oltre che di Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici italiane) che lo scorso anno ha chiuso con 19,8 miliardi di premi nel Vita e 80,5 milioni nei Danni (grazie alla controllata Poste Assicura).

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La banca guidata da Carlo Messina è invece già in vantaggio su Unipol-Sai nel ramo Vita (5,279 miliardi di premi che salgono a 6,997 milioni considerando l’intero Unipol Gruppo Finanziario, a cui fanno capo anche Linear, UniSalute e Arca Assicurazioni), ma resta dietro al gruppo bolognese nel ramo Danni, dove Cimbri può vantare una raccolta di 7,128 miliardi. Ma perché a Messina piace così tanto il mestiere di assicuratore? Perché, nonostante la frenata del ramo Vita, le commissioni da prodotti assicurativi tra il 2012 e il 2016 in Italia sono salite complessivamente del 65% per le banche italiane e del 67,3% per la sola Intesa Sanpaolo, che le ha viste salire da 828 milioni a 1,386 miliardi.

Un risultato non solo quasi doppio rispetto al primo degli inseguitori, Unicredit, che nello stesso periodo ha visto le commissioni passare da poco meno di 509 milioni a quasi 745 milioni (+46,4%), ma che ha contribuito a compensare la debolezza e la scarsa redditività del tradizionale business bancario.

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Visto che i tassi sembrano destinati in Europa a rimanere comunque su livelli modesti anche negli anni a venire, con una Bce che verosimilmente dal prossimo anno avvierà gradualmente una riduzione degli acquisti di bond sul mercato, fino a concludere il suo programma di quantitative easing tra fine 2018 e inizi 2019 prima di pensare a rialzare il costo del denaro, il “polmone” rappresentato dal business assicurativo è quanto mai vitale per qualunque banca, compresa Intesa Sanpaolo.

“L’obiettivo di diventare numero uno in Italia non è impossibile, perché lo abbiamo dimostrato sul Vita” ha ribadito Messina; se il mercato assicurativo italiano ripartirà la crescita organica (ossia senza ricorrere a fusioni e acquisizioni) di Intesa Sanpaolo sarà agevole, in caso contrario il banchiere appare pronto a sfidare i concorrenti per rubare loro quote di mercato: Donnet, Del Fante e Cimbri sono avvisati.

Luca Spoldi