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Economia

Vi ricordate l’uragano Katrina? Nell’agosto del 2005 seminò causò oltre 1.800 vittime (si è trattato del secondo più tragico bilancio complessivo di sempre dopo l’uragano Okeechobee del 1928), di cui quasi 1.600 nella sola Louisiana, e danni per 81,2 miliardi di dollari, in assoluto i danni più elevati mai causati da un fenomeno meteorologico, superiore ampiamente al totale dei danni causati dall’uragano Rita che si scatenò appena un mese dopo. Già all’epoca non mancarono le polemiche perché alcune assicurazioni dopo il passaggio dei due uragani smisero di assicurare i proprietari di immobili nelle aree colpite o alzarono in misura sensibile i premi a fronte del maggior rischio.

Ora secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione di Ginevra, che comprende molte grandi compagnie mondiali, il caso potrebbe ripetersi e interessare anche aree come New York, la Florida, il Regno Unito e numerose zone costiere in tutto il mondo, che potrebbero sperimentare una crescita dei rischi naturali che le compagnie si rifiutano di assicurare, col rischio che le popolazioni di alcune aree densamente popolate non venga più assicurata in futuro a causa dei cambiamenti climatici. La questione non è nuova: al passaggio di ogni tornado, uragani, ciclone o grande alluvione arriva puntuale chi attribuisce la responsabilità di questi fenomeni ai cambiamenti climatici.

Se essi si sono sempre verificati nel corso della storia, la loro frequenza e l’intensità appaiono oggi maggiori in parte del globo causa del riscaldamento globale. I ricercatori a cui l’Associazione di Ginevra ha commissionato lo studio si sono in particolare concentrati sul riscaldamento dell’oceano arrivando alla conclusione, come ha ricordato in una recente intervista Falk Niehorster, responsabile dello studio, che “in un ambiente in continuo cambiamento a causa dal riscaldamento dell’oceano, gli approcci tradizionali basati esclusivamente sull’analisi dei dati storici, non sono più in grado oggi di stimare in modo attendibile la probabilità di rischio” ed è pertanto “necessario un cambio di paradigma nella valutazione del rischio: dal riferimento storico alla previsione”.

Con oltre due terzi della superficie terrestre coperta da oceani, il riscaldamento degli oceani appare sempre più il fattore cruciale nel causare eventi meteorologici eccezionali. Secondo gli ultimi studi sarebbero tre i principali fattori nella comparsa di questi eventi e quindi nella generazione dei correlati rischi: anzitutto l’espansione termica degli oceani, assieme allo scioglimento dei ghiacci continentali, ha aumentato il livello del mare di circa 20 cm nel corso del ventesimo secolo. Oggi, questo innalzamento sta accelerando e non solo la crescita del livello del mare aumenta il rischio di inondazioni e il potenziale impatto delle tempeste, ma riduce anche la vita delle infrastrutture di protezione costiera.

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