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Assogestioni: sempre più italiani scelgono i fondi comuni. Traina il Nord, ma il potenziale di sviluppo è al Sud

L’Osservatorio annuale di Assogestioni sui sottoscrittori di fondi comuni di investimento compie 30 anni

Assogestioni: sempre più italiani scelgono i fondi comuni. Traina il Nord, ma il potenziale di sviluppo è al Sud

Fondi comuni, l’Italia è il secondo mercato retail in Europa. Alessandro Rota (Assogestioni): “Il censimento un unicum al mondo”

Assogestioni ha presentato oggi a Milano l’aggiornamento a fine 2025 dell’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni in Italia, curato dall’Ufficio Studi dell’Associazione. Lo studio, nato nel 1996, ha raggiunto il traguardo dei 30 anni, divenendo nel tempo un quaderno storico dell’Associazione, che ogni anno si arricchisce di nuovi dati di dettaglio e spunti di analisi.

Fabio Melisso, Vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni, ha così aperto l’incontro: “L’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni compie trent’anni e si conferma un patrimonio informativo di grande valore per il settore e per il dibattito sul risparmio delle famiglie italiane. Nato come strumento a supporto delle associate, è diventato nel tempo una fotografia sempre più ricca degli italiani che investono in fondi. È una base di analisi particolarmente importante anche per le riflessioni che l’industria del risparmio gestito è chiamata a compiere su dinamiche strutturali come longevità, demografia, invecchiamento della popolazione e sviluppo della silver economy. Ogni anno lo studio si arricchisce di nuove chiavi di lettura, grazie al lavoro dell’Ufficio Studi di Assogestioni, che con rigore, continuità e capacità di innovazione mette a disposizione del mercato uno strumento di conoscenza unico.”

I dati aggiornati a fine 2025 – illustrati nello studio firmato da Alessandro Rota (Direttore Ufficio Studi), Riccardo Morassut (Senior Research Analyst, Ufficio Studi) e Giuseppe Bono (Junior Research Analyst, Ufficio Studi) – restituiscono una fotografia articolata degli investitori italiani, una popolazione che si amplia sulla scia delle tendenze registrate negli ultimi anni, a conferma della natura democratica del fondo comune come strumento di gestione del risparmio.

Sempre più italiani scelgono i fondi comuni

Sono 12,4 milioni gli italiani che investono in fondi comuni, in aumento del 7% rispetto all’Osservatorio precedente, per un tasso di partecipazione rapportato all’intera popolazione salito in un anno dal 19,7% al 21%. Una platea quasi equamente distribuita tra uomini (53%) e donne (47%), con un gap di soli 6 punti percentuali che continua a stringersi. Nel 2005 le donne investitrici in fondi erano il 42% e nel 1996 il 34%.

Il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto quota 679 mld euro dai 608 mld del 2024, con un investimento medio di 55.000 euro. Un importo che tuttavia varia in base alla tipologia di prodotto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (37.000 euro), più alto per i sottoscrittori di fondi esteri. La media per i fondi cross-border è di 59.000 euro.

A questo proposito, Riccardo Morassut, Senior Research Analyst, ha precisato: “I dati confermano anche quest’anno che l’investimento mediano si posiziona in un intervallo compreso tra i 16.000 e i 20.000 euro. Osserviamo sempre un’elevata concentrazione dello stock nelle fasce più abbienti, ma è anche vero che esattamente metà degli investitori italiani investe cifre contenute, fino a 20.000 euro, a conferma di come i fondi comuni siano uno strumento democratico e accessibile anche a chi ha disponibilità più ridotte”.

La ricchezza finanziaria invecchia, ma sempre più giovani si fanno avanti

Tra le novità introdotte quest’anno, un’analisi ancora più dettagliata sui sottoscrittori per generazioni e fasce d’età. L’età media del sottoscrittore italiano è di 61 anni, con le generazioni di Boomers, Silent e Greatest Generation che rappresentano il 52% del totale. Segue la Generazione X con il 30%, un dato che conferma una sovra-rappresentazione rispetto al totale dei residenti della stessa età.

Il dato positivo – ha spiegato Morassut – arriva da Generazione Z e Millennials che oggi rappresentano il 18% dei sottoscrittori, con un incremento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. La sottorappresentazione dei più giovani si sta attenuando”.

Dall’analisi per fasce d’età emerge che la distribuzione dei sottoscrittori è invecchiata nel tempo: nel 1996 l’età media era di 50 anni, ma soprattutto all’epoca gli investitori over 65 erano il 17% del totale, mentre oggi sono il 40%. Negli anni si è verificata una progressiva concentrazione degli investitori nelle classi di età più elevate.

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Anche la distribuzione del totale delle attività finanziarie per età nel periodo 1995-2022 evidenzia un forte spostamento verso le fasce più anziane, con la quota in mano agli over 65 passata dal 22% al 48%. “Negli ultimi 30 anni è invecchiata la popolazione, ma anche la ricchezza finanziaria”, ha sottolineato il Senior Research Analyst di Assogestioni, aggiungendo un altro dato significativo per le riflessioni sul futuro passaggio generazionale: “Circa la metà del patrimonio dei fondi è in mano ai Boomers e un altro 18% è detenuto dagli ultra-ottantenni. Anche l’investimento medio varia molto a seconda delle generazioni e spazia dai 67.000 euro dei Boomers e i 77.000 euro di Silent e Greatest Generation ai 15.000 euro della Gen Z. Il ricambio generazionale è in corso, ma sarà un trend di lungo periodo”.

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I nuovi sottoscrittori, infatti, sono sempre più giovani: l’analisi sui nuovi ingressi mostra che ben 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune di investimento per la prima volta nel corso del 2025. Tra questi, un terzo (32%) ha meno di 45 anni, a conferma di quanto le nuove generazioni si stiano avvicinando a questo strumento. “Il dato è migliorativo rispetto all’anno scorso, quando gli under 45 erano il 23% dei nuovi ingressi, e riflette anche il crescente accesso e utilizzo delle nuove piattaforme digitali di investimento”, ha osservato l’esperto.

Il confronto europeo

Nell’aggiornamento di quest’anno è stato incluso per la prima volta anche un set di dati sul confronto europeo, dal quale è emerso che quello italiano è il secondo più grande mercato retail dell’Area Euro, dietro a quello tedesco. Il patrimonio totale in fondi, inclusi ETF e fondi detenuti tramite gestioni patrimoniali, delle famiglie dell’Eurozona calcolato dalla BCE è pari a 4.199 mld euro, di cui 902 mld euro localizzati in Italia.

Morassut ha commentato: “Nell’Area Euro l’investimento in fondi rappresenta il 13% delle attività finanziarie delle famiglie. Il dato italiano è pari invece al 17%, al di sopra della media europea. Con 902 mld euro di patrimonio, l’Italia rappresenta il 21% del mercato europeo retail dei fondi, pesando più di un quinto del totale. Il nostro Paese è secondo solo alla Germania, che conta anche su una popolazione più numerosa. In termini di patrimonio, il mercato italiano è superiore di oltre due volte a quello francese, che presenta un maggiore ricorso a prodotti assicurativi”.

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Un ulteriore profilo di analisi, sviluppato in chiave europea, ha riguardato l’investimento delle famiglie in azioni quotate. Il tema consente di misurare il contributo già oggi offerto dai fondi comuni all’esposizione retail all’equity, in un momento in cui il dibattito politico europeo è concentrato sulle iniziative nell’ambito della Savings and Investment Union (SIU) volte rafforzare la partecipazione dei risparmiatori allo sviluppo del mercato dei capitali. Nel complesso, considerando sia le partecipazioni detenute direttamente sia quelle detenute indirettamente tramite fondi comuni, l’investimento in azioni quotate ammonta a 3.435 mld euro, con un’esposizione che presenta un sostanziale equilibrio tra mercato dell’Area Euro e mercati internazionali, confermando il ruolo dei fondi comuni come veicolo di accesso diversificato ai mercati azionari.

Il dato italiano mostra che, dei 535 mld euro investiti in equity (direttamente e tramite fondi), il 21% è destinato alle azioni domestiche. Un dato significativo considerando che la Borsa italiana pesa solo per lo 0,8% dell’indice mondiale.

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Infine, l’Ufficio Studi ha confrontato l’investimento azionario europeo con quello statunitense. Ne è emerso che, nei principali Paesi dell’Eurozona, l’investimento complessivo delle famiglie in azioni quotate si colloca tra il 7% e il 13% delle attività finanziare, con una media dell’11%. Una percentuale ancora piuttosto ridotta rispetto all’incidenza del 45% negli Stati Uniti.

Il Nord traina, ma il potenziale di sviluppo è al Sud

Uno degli aspetti più capillari dell’Osservatorio di Assogestioni riguarda la geografia del risparmio: la partecipazione si conferma più alta nel Nord Italia, dove risiede il 64% dei sottoscrittori e dove si colloca il 68% dello stock investito. La classifica regionale basata sul tasso di partecipazione vede sul podio l’Emilia-Romagna (33,1%), il Piemonte (29,7%) e la Lombardia (29,2%), mentre quella basata sull’investimento medio vede al primo posto la Lombardia (63.214 euro), seguita da Liguria (61.853 euro) e Lazio (60.018 euro). Guidano il ranking dell’investimento complessivo per regione la Lombardia (186 mld euro), l’Emilia-Romagna (83,3 mld euro) e il Piemonte (72,5 mld euro).

“Gli stock sono in media più elevati rispetto al 2024, grazie anche al buon andamento dei mercati”, ha precisato Morassut, aggiungendo che “l’Osservatorio conferma il grande potenziale di sviluppo al Sud e nelle Isole, dove la quota di liquidità nei portafogli resta ancora elevata”.

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Le preferenze degli italiani su come e dove investire

Il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei fondi italiani (95%), mentre per i fondi esteri cresce il peso delle reti di consulenti finanziari (47% per i fondi cross-border). A livello di modalità di sottoscrizione, il versamento in un’unica soluzione (PIC) prevale e viene scelto dal 57% degli italiani, in calo dal 61% della rilevazione precedente. L’investimento tramite piani di accumulo (PAC) è rimasto invariato al 21%, quota che supera il 50% tra gli under 45, confermando una maggiore propensione dei più giovani a investire nel tempo con versamenti regolari, anche di importi limitati. La forma mista PIC/PAC è scelta da una quota crescente di sottoscrittori, pari al 22%.

L’asset allocation evidenzia una propensione ancora molto forte per gli investimenti obbligazionari (56%), seguita dalle azioni (38%). Nei fondi italiani dominano le obbligazioni (70%), mentre nei fondi esteri, solitamente acquistati da una clientela più sofisticata, cresce il peso delle azioni che diventano prevalenti nei fondi cross-border (57%). Lo spaccato per fasce d’età mette in luce un gap generazionale: il peso della componente azionaria in portafoglio diminuisce gradualmente con l’aumentare dell’età, in linea con la teoria del life-cycle.

“Gen Z e Millennials sono più propensi a investire in azioni e detengono, rispettivamente, il 29% e il 31% di equity in portafoglio, contro il 25% dei Boomers. Tuttavia, queste percentuali sono ancora contenute. Gli investitori americani appartenenti alle stesse fasce di età investono fino all’80-90% in azioni”, ha affermato Morassut. Infine, per quanto riguarda le aree geografiche in portafoglio, l’Osservatorio mette in luce che l’home-preference è ancora prevalente tra i sottoscrittori italiani, con una quota di obbligazioni e azioni italiane pari al 23% nel portafoglio complessivo.

Un unicum a livello mondiale

In chiusura, il Direttore dell’Ufficio Studi, Alessandro Rota, è intervenuto per ricordare la capillarità che la ricerca ha raggiunto negli anni:

“In trent’anni l’Osservatorio si è evoluto sensibilmente anche dal punto di vista tecnico, fino a diventare un unicum a livello mondiale per ampiezza, profondità e continuità storica. Il suo tratto distintivo è che non si tratta di un’indagine campionaria, ma di un vero censimento dei sottoscrittori di fondi comuni in Italia, costruito su una base dati molto rappresentativa, costantemente affinata e rigorosamente anonima. Le evidenze che ne emergono confermano inoltre la funzione dei fondi comuni come strumenti di educazione finanziaria: aiutano i risparmiatori a familiarizzare con pianificazione, diversificazione e prospettiva di lungo periodo”, ha concluso.

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