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Casi e casini di borsa/ Nei conti di Credit Agricole il segreto del botto di Banco Popolare

saviotti

Giornata sì per il comparto creditizio sui mercati azionari europei, grazie da un lato ad alcune trimestrali superiori alle attese (come nel caso di Commerzbank, Societe Generale e Credit Agricole) e dall’altro a giudizi favorevoli sia al settore in generale (Morgan Stanley stamane ha alzato il rating a “overweight”) sia in particolare agli istituti dei paesi “periferici” del Sud Europa (che secondo gli uomini di Jp Morgan possono godere della prevista ulteriore riduzione degli spread tra titoli sovrani).

Eppure è difficile pensare che il semplice “sentiment” positivo possa spiegare un balzo di quasi nove punti per il titolo Banco Popolare, che oggi ha sfiorato quota 1,17 euro per azione con volumi in crescita rispetto alla media dell’ultimo mese di scambi. Nel caso dell’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti le buone notizie vanno piuttosto cercate nelle pieghe del bilancio del Credit Agricole: l’istituto francese è infatti socio di quello italiano nella joint-venture Agos Ducato, società operante nei prestiti personali e finalizzati creata nel 2987 dalla Cassa di risparmio di Lucca e partecipata per il 61% dal “gigante verde” francese e per il restante 39% da Banco Popolare.

Nonostante una “cura da cavallo” portata avanti in questi anni Agos Ducato (in cui gli italiani sono esclusi dalla gestione operativa) ha continuato a causare più di un dispiacere a Saviotti, intenzionato da tempo a dimezzare la propria partecipazione rivendendo un 20% di capitale ai francesi, che però sinora si son ben guardati dal farsi avanti proponendo piuttosto, all’ultima assemblea straordinaria di fine marzo scorso, di varare un aumento di capitale da 381 milioni di euro complessivi (dopo che già nel 2012 il capitale era stato aumentato di 235 milioni). L’amministratore delegato del Credit Agricole, Jean-Paul Chifflet, ha anzi ribadito anche oggi in conference call che eventuali rafforzamenti patrimoniali di Agos Ducato non porteranno ad alcun cambiamento nella ripartizione del capitale della joint-venture.

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Banco popolare

La richiesta di rafforzamento era giunta pochi giorni dopo che l’istituto veronese aveva annunciato di voler svalutare la propria partecipazione per 399,5 milioni, somma da “aggiungersi ai 116 milioni già rilevati alla fine dei primi nove mesi quale quota di pertinenza del risultato negativo in corso di formazione comunicato dalla partecipata”, dopo aver già svalutato la medesima partecipazione l’anno precedente per 332,3 milioni. Ma stamane scorrendo la trimestrale del Credit Agricole balzava all’occhio come nel primo trimestre dell’anno l’istituto avesse effettuato accantonamenti e svalutazioni, riferiti alla propria partecipazione, per 232 milioni di euro (pari a un costo del rischio di 195 basis point), rispetto ai 416 milioni del trimestre precedente (quando il costo per il rischio era stato pari a 341 basis point) e ai 250 milioni mediamente attesi dal consensus degli analisti.

Una frenata di accantonamenti e svalutazioni potrebbe consentire a Saviotti (che annuncerà i risultati trimestrali del Banco Popolare la settimana prossima) di siglare quella “pace” auspicata già nel corso dell’ultima conference call dell’istituto veronese, necessaria per riuscire a trovare un accordo in grado di garantire lo sviluppo di Agos Ducato. Così la borsa, che negli ultimi tre mesi ha duramente penalizzato il titolo (in calo di poco meno del 30%), torna a scommettere su un lieto fine e qualcuno prova a reinserire il Banco Popolare in portafoglio.

Luca Spoldi