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Banca d’Italia, dall’euro digitale al net zero: la fotografia di un anno di trasformazione

La seconda Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità racconta una banca centrale alle prese con pagamenti del futuro, vigilanza sull’intelligenza artificiale e un piano per azzerare le emissioni entro il 2050

Banca d’Italia, dall’euro digitale al net zero: la fotografia di un anno di trasformazione

Bankitalia, dall’euro digitale al net zero: la fotografia di un anno di trasformazione

C’è un filo che lega le banconote stampate a Roma, gli algoritmi di intelligenza artificiale usati dalle banche e i pannelli fotovoltaici installati a Frascati. Quel filo è la Banca d’Italia, e lo scorso 29 maggio l’istituto di via Nazionale lo ha riassunto nella seconda edizione della Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità, un documento che funziona insieme da rendiconto al Parlamento e da bilancio di un anno di cambiamenti.

Più che un adempimento di legge — anche se lo è, assolvendo gli obblighi informativi verso Parlamento e Governo — la Relazione è il tentativo di raccontare cosa fa, oggi, una banca centrale moderna: dalla gestione della moneta alla vigilanza sul sistema finanziario, dalla ricerca ai servizi per lo Stato. E il 2025, a leggere le sue pagine, è stato tutto fuorché un anno di ordinaria amministrazione.

L’euro che verrà

Il capitolo più orientato al futuro riguarda i pagamenti. La Banca d’Italia siede nel gruppo ristretto di banche centrali a cui l’Eurosistema ha affidato lo sviluppo delle componenti essenziali dell’euro digitale, il progetto che nel 2025 è entrato in una fase nuova, fatta di iniziative pilota, in vista di una prima emissione attesa per il 2029.

Non è l’unico fronte. Con i progetti battezzati Pontes e Appia, l’istituto sta lavorando al futuro dei servizi Target — le infrastrutture su cui viaggiano i pagamenti tra banche — puntando sulle tecnologie a registro distribuito, le stesse che stanno dietro al mondo blockchain. È la parte meno visibile del lavoro di una banca centrale, ma è quella che decide se un bonifico arriva in un secondo o in un giorno.

Intanto, nel mondo fisico, le macchine non si sono fermate: nel corso dell’anno sono stati prodotti 502 milioni di banconote nei tagli da 20 e da 50 euro, pari al 17 per cento dell’intera produzione dell’area dell’euro. Le filiali, dal canto loro, hanno ritirato e rimesso in circolazione circa 4 miliardi di pezzi. Il contante, insomma, gode ancora di ottima salute.

Quando il vigilato è un algoritmo

La novità forse più significativa sul piano regolatorio porta la data della legge 132 del 2025. In attuazione del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, la Banca d’Italia ha assunto — insieme a Consob e Ivass — il ruolo di autorità di vigilanza sui sistemi di IA ad alto rischio sviluppati, forniti e utilizzati dagli intermediari finanziari. In altre parole, gli stessi modelli che decidono se concederti un mutuo o segnalano una transazione sospetta finiscono ora sotto osservazione.

La vigilanza tradizionale, del resto, non ha rallentato. Nel 2025 l’istituto ha realizzato oltre 16.400 tra analisi, confronti, lettere di intervento e provvedimenti verso banche e intermediari. Sul fronte dell’antiriciclaggio e del contrasto al finanziamento del terrorismo, il ciclo annuale ha riguardato 356 intermediari, con 552 interventi. E poi le ispezioni sul campo: 116 in tutto, di cui 25 su banche italiane di rilevanza significativa.

A questo si aggiunge il rafforzamento dei presidi contro le minacce informatiche, anche per dare attuazione al regolamento europeo DORA sulla resilienza operativa digitale: un tema che, in un’epoca di attacchi cibernetici sempre più sofisticati, è diventato questione di stabilità sistemica.

Capitale umano e trasformazione digitale

Il 2025 ha segnato anche un passaggio di consegne interno: si è chiuso il ciclo di pianificazione 2023-25 e ha preso il via il piano strategico per il triennio 2026-28. Due le parole d’ordine: capitale umano e trasformazione digitale, con l’obiettivo dichiarato di tagliare i costi e rendere più efficace l’attività dell’istituto.

Concretamente, ciò si è tradotto in investimenti su infrastrutture tecnologiche, sicurezza informatica, tutela dei dati e tecnologie avanzate, intelligenza artificiale inclusa. È inoltre in fase di completamento una nuova piattaforma per la gestione di grandi volumi di dati, pensata per trasformare l’enorme patrimonio informativo della Banca in uno strumento al servizio sia delle funzioni istituzionali sia dei processi operativi.

Cambia anche la geografia dell’istituto. Il piano di sviluppo della rete territoriale, che sarà completato nel 2026, ha portato alla nascita di nuove unità dedicate alla tutela della clientela, all’educazione finanziaria, alla vigilanza antiriciclaggio, alla valutazione del merito di credito delle imprese e ai servizi agli utenti. Le filiali, sottolinea la Relazione, restano comunque fondamentali per garantire la circolazione del contante su tutto il territorio.

Un’attenzione particolare va ai più giovani: a gennaio 2026 è stato firmato un nuovo Protocollo con il Ministero dell’Istruzione e del merito per portare l’educazione finanziaria nelle scuole, dove ora figura come materia curricolare.

La scommessa della sostenibilità

L’elemento che dà il titolo alla Relazione — e che la rende, a detta dell’istituto, uno dei primi esempi di applicazione degli standard ESG a una banca centrale — è la sezione dedicata alla sostenibilità, redatta ispirandosi agli standard europei dell’EFRAG.

Sul versante ambientale, la Banca integra criteri di sostenibilità nella gestione dei propri investimenti, con un’attenzione specifica al cambiamento climatico. A inizio 2026 è stato pubblicato un Piano di transizione che fissa un traguardo netto: azzerare le emissioni di gas serra (il cosiddetto net zero) entro il 2050.

I primi risultati ci sono già: nel 2025 sono entrati in funzione nuovi impianti fotovoltaici — tra cui quelli del Centro Donato Menichella di Frascati e della Filiale di Sassari — che hanno triplicato la capacità installata, contribuendo a una riduzione delle emissioni totali di quasi il 5 per cento rispetto all’anno precedente.

Sul piano sociale, l’istituto ha potenziato le politiche per ridurre il divario di genere, introducendo una policy a sostegno della genitorialità e avviando il rinnovo della certificazione EDGE, già ottenuta nel 2024. Quanto alla condotta aziendale, il quadro etico è stato adeguato al recepimento della direttiva CRD6, che ha rafforzato i presidi su conflitti di interesse e investimenti finanziari dei dipendenti.

Un bilancio in trasparenza

Messi in fila, i numeri e i progetti del 2025 raccontano un’istituzione che cerca di stare al passo con un mondo in rapido movimento: la moneta che si fa digitale, la finanza che si affida agli algoritmi, il clima che impone nuove responsabilità anche a chi, come una banca centrale, non è certo tra i grandi inquinatori.

La Relazione è consultabile online con standard elevati di accessibilità e con collegamenti ipertestuali per chi voglia approfondire i singoli capitoli. Resta, al di là dei tecnicismi, un esercizio di trasparenza: il tentativo di spiegare a Parlamento, Governo e cittadini cosa significa, oggi, custodire la moneta e vigilare sul sistema finanziario di un Paese.