Il secondo sciopero nella storia delle banche. Si rompono nuovamente le trattative fra l’Abi, l’associazione di categoria degli istituti di credito e i sindacati che rappresentano 309 mila bancari, rottura che con molta probabilità, secondo quanto hanno annunciato i segretari generali delle diverse sigle, porterà a gennaio al secondo sciopero nazionale del credito dopo che i banchieri hanno accusato i sindacati di essere “anacronistici” nel portare avanti il negoziato rispetto a una crisi e a un mutamento del settore che l’Abi definisce epocale.
I banchieri vogliono tener fermi due punti per rinnovare il contratto triennale in scadenza, tuonando che le banche italiane sono in crisi e hanno una redditività media del capitale poco sopra l’1%. In più, chiedono ai sindacati la fine degli automatismi per gli aumenti e un maggiore peso alla contrattazione aziendale di secondo livello.
Le sigle, dal canto loro, vogliono invece che non vengano disdettati gli automatismi del contratto nazionale chiedendo all’Abi di recuperare l’inflazione, con un aumento economico triennale in busta paga del 6,05%. Incremento a cui Palazzo Koch oppone invece un aumento inflattivo dell’1,85% che corrisponde a un aumento di 53 euro medie per i prossimi tre anni.
“Abbiamo rotto le trattative. Ora si apre una fase di organizzazione interna tra i sindacati; riuniremo i lavoratori in assemblea dal 15 dicembre e daremo un orientamento per lo sciopero nazionale, che sarà indetto presumibilmente nella seconda metà di gennaio 2015”, ha annunciato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, uscendo dalla sede milanese dell’Abi al termine del vertice. Un vertice che doveva durare tre giorni e che, al contrario, si è concluso dopo solamente mezza giornata.
Sileoni ha anche sottolineato che i sindacati intendono anche “interrompere le relazioni industriali in tutti i gruppi, a partire dalla data dello sciopero”. Interrogato dai cronisti su quali ritiene possano essere ora le mosse dell’Abi, Sileoni ha replicato: “Probabilmente potrà disdettare il contratto nazionale, ma a quel punto si assume una responsabilità enorme di fronte al Paese”.
Intanto a Piazza Affari, proprio oggi, mentre i sindacati incontravano l’Abi si è tenuta una manifestazione dei bancari che hanno bloccato l’ingresso nella piazza antistante a Palazzo Mezzanotte denunciando la richiesta delle aziende di tagliare gli stipendi, senza toccare i compensi dei manager.

