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Economia
Cura da cavallo per le banche. Da giugno torna il credito alle imprese

La conclusione con successo pieno dell'aumento di capitale di Banco Popolare da 1,5 miliardi di euro lascia ben sperare per il proseguo dell'imponente mole di ricapitalizzazioni che da qui all'estate (l'incremento da 3 a 5 miliardi dell'aumento di Mps ha fatto slittare da fine maggio a metà giugno la partenza dell'operazione di Siena, che dovrebbe concludersi entro metà luglio) vedrà le banche italiane chiedere al mercato altri 9 miliardi di euro almeno, con Bpm già in rampa di lancio per la più volte rinviata ricapitalizzazione da 500 milioni che dovrebbe finalmente partire ai primi di maggio.

Basterà questo imponente rafforzamento dei patrimoni delle maggiori banche italiane a far riaffluire il credito alle aziende e famiglie italiane? C'è chi lo spera, visto che tutti gli istituti coinvolti dovrebbero presentare, al termine delle operazioni citate, coefficienti patrimoniali ampiamente sopra i requisiti minimi previsti dagli accordi di Basilea III e tali da consentire di superare gli stress test della Bce.

Otre a Mps, Banco Popolare e Bpm (7 miliardi di aumento in tre), aumenteranno  dalle prossime settimane il capitale anche Carige (800 milioni), Banca popolare di Sondrio (350 milioni),  Credito Valtellinese (400 milioni), Veneto Banca (500 milioni, oltre alla conversione a capitale di un bond convertibile da 350 milioni), Banca popolare di Vicenza (608 milioni da offrire ai soci, più 92 milioni di aumento gratuito per complessivi 700 milioni di aumento, cui si aggiungeranno in un secondo tempo 300 milioni di aumento destinato a nuovi soci), Banca popolare di Bari (fino a 500 milioni in più tranche di cui 250 milioni entro giugno), Banca delle Marche (fino a 500 milioni) ed infine Bper, per un importo ancora ignoto (ma che dovrebbe aggirarsi sui 600-700 milioni).

Sarà tuttavia necessario attendere ottobre, quando Mario Draghi (che giovedì ha ribadito come la Bce sia pronta a usare ogni mezzo convenzionale e non per scongiurare il pericolo deflazione, compreso il lancio di acquisti sul mercato di Asset-backed securities, o "Abs") stilerà le pagelle delle banche coinvolte nell'operazione di verifica assegnando, eventualmente, i compiti ancora da fare a casa, per capire quanto spazio possa esservi per un allentamento della "stretta creditizia". Stretta che nel frattempo prosegue, complice l'elevato livello di sofferenze e la modesta crescita economica italiana.

Se per Banca d'Italia a fine febbraio il tasso di crescita dei depositi bancari da clientela privata si è ridotto all'1,8% annuo (dal 2,7% di gennaio), i prestiti sono calati del 3,6% (dal -3,5% precedente), l'Abi ha segnalato che sempre a febbraio le sofferenze lorde (ossia i crediti che difficilmente saranno rimborsati) erano ormai salite a 162 miliardi di euro, pari all'8,5% dei prestiti totali, il massimo dal dicembre 1998. Un segnale di speranza è venuto dall'andamento delle sofferenze nette (ossia tenuto conto di accantonamenti e riserve stanziate a fronte di possibili perdite su crediti), ridottesi a 78,2 miliardi dai 79,2 miliardi di fine gennaio, pari al 4,27% (dal 4,31% precedente) dei prestiti totali.

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