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Economia

Seduta partita bene sull’onda delle notizie provenienti da Cipro ma chiusa poi malissimo per i titoli bancari quotati a Piazza Affari, che soffrono in particolare le indiscrezioni di un imminente downgrade del rating sovrano italiano da parte di Moody’s, dopo il commento negativo giunto in giornata dall’agenzia, secondo cui le ultime mosse dei leader europei in merito alla crisi cipriota “aumentano il rischio di deflussi dei depositi bancari, fuga di capitali, aumento dei costi di funding per le banche e il debito sovrano” e potrebbero provocare “un disallineamento complessivamente più ampio dei mercati finanziari dell’Eurozona in futuro, anche nel caso in cui queste decisioni non comportano alcuna turbolenza dell’attuale calma di mercato”.

Una bocciatura senza possibilità d’appello che finisce con l’abbattere titoli come Banco Popolare (su cui tornano a circolare voci di un aumento di capitale), Intesa Sanpaolo, UniCredit e Mediobanca, oggi tra i peggiori con perdite tra i 5 e i 6 punti a testa. Oltre al rischio-downgrade che penalizza le banche italiane più di altri titoli a causa dell’elevata esposizione degli istituti tricolori ai titoli del debito pubblico italiano (su cui torna a crescere la tensione come testimonia il risultato positivo ma non esaltante dell’asta di titoli a medio-lungo termine odierna e la risalita dello  spread Btp-Bund sul 3,23% sulla scadenza dei 10 anni), ad appesantire la giornata del comparto contribuisce anche un report di Mediobanca Securities che riduce in generale il giudizio sul comparto creditizio europeo (da “neutral” a “underperform”) citando il rischio politico e la qualità del credito.

Due fattori cui non sembrano in grado di sottrarsi le banche tricolori strette tra le incertezze di uno scenario post-elettorele che continua a far slittare i tempi per la nascita di un nuovo esecutivo coi pieni poteri (il premier in carica Mario Monti ancora stasera in Parlamento ha ricordato come “il governo in carica per gli affari correnti spera che questa fase si concluda al più presto nell’interesse generale”) e la crescita delle sofferenze del sistema bancario italiano dovuto a un quadro macroeconomico che non lascia presagire alcuna ripresa a breve termine.

Per gli uomini di Mediobanca Securities, in particolare, la qualità del credito costituisce un buon 50% dei problemi del settore in Italia, Regno Unito e Spagna, mentre il Nord Europa deve affrontare maggiori problemi sui coefficienti di ponderazione del rischio e sull’utilizzo della leva finanziaria. Ultima “chicca”, Mediobanca con l’occasione ha ridotto il giudizio su Ubi Banca, Banca Generali e Mediolanum da “outperform” a “neutral”, così per il momento l’idea di aprire scommesse stabili sul comparto bancario tricolore appare a dir poco azzardata.

Piuttosto per chi ha il coraggio e la competenza per operare in ottica di trading gli esperti suggeriscono di comprare una serie di titoli per ciascuno dei maggiori paesi europei, acquisti finanziati con vendite allo scoperto (“short”) di un altro titolo. Per l’Italia l’operazione proposta è di andare “lunghi” di UniCredit e “corti” di Mps (ma a giudicare dalle chiusure odierne, con Piazza Cordusio che ha chiuso a -5,8% e Rocca Salimbeni a -2,6%, per poi segnare entrambe un ulteriore calo attorno al mezzo punto nella sessione serale del listino milanese, gli investitori sembrano non aver ancora seguito il consiglio). Del resto gli analisti sono molto cauti e sottolineano come gli ultimi tre anni abbiano decretato il sostanziale fallimento della politica europea relativa al settore creditizio, fatto di rinvii di norme più “rigorose” che avrebbero forzato le banche a ricapitalizzare e finendo col tollerare se non incentivare il “credit crunch” che da allora sta soffocando l’economia di buona parte d’Europa.

Ma con l’Omt varato dalla Bce di Mario Draghi lo scorso autunno e l’Esm ormai operativo le cose potrebbero cambiare, concludono gli analisti, se le autorità politiche europee lo volessero, dando vita a una sorta di programma di risanamento e ricapitalizzazione massiccia come il Tarp che negli Stati Uniti è riuscito a far ripartire l’economia evitando il collasso del settore bancario dopo il fallimento di Lehman Brothers nell’ottobre del 2008. Sempre che, viene da aggiungere, la pazienza delle agenzie di rating e dei grandi investitori internazionali non si esaurisca prima.

Luca Spoldi

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