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In Spagna la bad bank Sareb ha ormai avviato gli acquisti di asset a rischio e a dicembre, secondo la segnalazione di stamane della banca centrale di Madrid, le sofferenze bancarie sono calate di 24,1 miliardi di euro scendendo al 10,4% del totale dei crediti concessi, a quota 167,4 miliardi, proprio a seguito dell'avvio del  trasferimento dei prestiti in sofferenza dagli istituti spagnoli oltre che dei prestiti complessivi, scesi a 1.604 miliardi di euro contro i 1.683 miliardi di fine novembre. E in Italia?

L'ipotesi di una bad bank tricolore non è nuova, essendo almeno dallo scorso novembre che l'idea ha iniziato a circolare tra analisti e operatori di Milano, ma finora non se n'è fatto nulla. Il problema ciò nonostante non è certo accantonato, visto che a fine dicembre scorso a fronte di un calo dello 0,9% annuo dei prestiti al settore privato (dal -1,5% di fine novembre), il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi è risultato pari al 6,9% (in ripresa dal 6,6% di novembre) e quello della raccolta obbligazionaria è calato al 4,8% (dal 10,6% di novembre), mentre le sofferenze sono apparse in crescita del 16,6% annuo (poco meno del 16,8% segnato a novembre).

Al termine di un anno in cui complessivamente si è avviato un primo e ancora parziale riequilibrio tra raccolta e impieghi (con un incremento in valore assoluto di depositi e obbligazioni sottoscritti dalle famiglie italiane pari a 58 miliardi, ma anche con un calo di altri 76 miliardi della raccolta lorda, compensata solo per 66 miliardi da maggiori rifinanziamenti presso l'Eurosistema, a cui ha fatto riscontro un calo di 38 miliardi di euro di prestiti al settore privato), non più rinviabile, le sofferenze hanno toccato livelli record e difficilmente possono essere scese rispetto agli ultimi dati ufficiali (a fine novembre per Abi erano pari a 121,8 miliardi, ovvero a 62,2 miliardi al netto delle svalutazioni già effettuate, circa 11,6 miliardi più che a fine novembre 2011).

A rischiare di più (secondo i dati riportati nel Bollettino Statistico della Banca d'Italia di fine settembre scorso) sarebbero nell'ordine il Monte dei Paschi (quasi 7,36 miliardi di sofferenze, pari al 5,06% del totale, e 17,4 miliardi di attività deteriorate, pari a poco meno del 12% dei prestiti totali), il Banco Popolare  con 4,25 miliardi di sofferenze (4,53% del totale) e 12,05 miliardi di attività deteriorate (12,85%), l'UniCredit con quasi 20,2 miliardi di sofferenze (3,75%) e 45,76 miliardi di attività deteriorate (8,15%) e Ubi Banca, rispettivamente con 2,85 (3%) e 7,76 miliardi (8,19%). Ma persino Intesa Sanpaolo con 10,7 miliardi circa di sofferenze (il 2,85% del totale) ossia 27,26 miliardi di crediti "problematici" (7,27% del totale) e Bpm, rispettivamente con 835 milioni (2,39%) e 2,77 miliardi (7,94%) qualche pensiero debbono evidentemente avercelo.

Nel complesso alla fine dei primi nove mesi del 2012 i soli sei maggiori gruppi italiani esprimevano oltre 46 miliardi di sofferenze (il 3,54% medio del totale dei prestiti concessi), a fronte di oltre 113 miliardi di crediti deteriorati o problematici che dir si voglia (l'8,66% del totale) e da allora le cose non sono certamente migliorate visto che la crisi sta facendo fallire circa 35 imprese al giorno da oltre un anno. Così gli analisti di Mediobanca hanno ripreso in mano il dossier bad bank (anche se non si chiamerà così) per valutare quanto e come si potrebbe costituire un veicolo finanziario in grado di acquistare una parte almeno delle sofferenze nette che gravano sui bilanci degli istituti italiani, altrimenti costretti a ulteriori pesanti svalutazioni nei prossimi trimestri e difficilmente in grado di allentare in qualche modo la "stretta" sul credito in corso.

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