
@andreadeugeni
“Dopo lo sciopero nazionale del 31 ottobre, ci aspettiamo che i banchieri si degnino di convocarci e che facciano un passo indietro togliendo di mezzo la disdetta del contratto, altrimenti la settimana successiva, proclameremo altri scioperi“.
Lando Sileoni, il segretario nazionale della Fabi (il maggiore sindacato dei bancari), intervistato da Affaritaliani.it a pochi giorni dalla serrata di fine mese, non usa giri di parole per avvertire l’Abi su come le associazioni di rappresentanza dei lavoratori gestiranno ora le relazioni industriali dopo la clamorosa disdetta anticipata del contratto nazionale. Disdetta unilaterale da parte dei banchieri che lamentano ora incrementi salariali insostenibili e pongono un problema di esuberi. Ma Sileoni contrattacca: “Nel sistema, non c’è un problema di eccedenze strutturali“. Ma, con il decollo dell’home banking, gli istituti di credito stanno vivendo un cambiamento epocale che rende la filiale ormai marginale. Così i sindacati chiedono “una cabina di regia di saggi per riscrivere il modello attuale di fare banca“.
L’INTERVISTA
Il tema dell’occupazione si riaffaccia allo sportello bancario. Secondo una vostra stima, da oggi al 2020 usciranno dal sistema bancario circa 20 mila persone. Ma in Abi qualche banchiere fa circolare cifre più elevate: ben 100 mila eccedenze strutturali, mentre i minimalisti parlano di 30 mila esuberi complessivi. Insomma, nelle banche italiane c’è un problema occupazionale?
“I circa 20 mila addetti entro il 2020 sono le uscite con i prepensionamenti volontari e incentivati economicamente che sono stati fissate con gli accordi degli ultimi 18 mesi. Intese stipulate nei principali 14 gruppi bancari italiani. Quindi, sono uscite già concordate. Non sono eccedenze in più. Detto questo, ora nel sistema bancario del nostro Paese, non c’è alcun problema di esubero strutturale. Con i 19.800 complessivi fissati quest’anno, abbiamo concluso con gli esuberi. Le cifre circolate ora in Abi sono leggende metropolitane che servono per riempire le pagine dei giornali. I banchieri stanno sparando dei numeri senza alcun senso. Ora, dall’Abi vogliamo solo il contratto nazionale per raggiungere due obiettivi”.
Quali?
“Il primo è mantenere gli attuali 309 mila addetti del settore bancario. Il secondo è dare un contratto dignitoso ai lavoratori”.
Cosa vi aspettate dall’Abi dopo lo sciopero generale del 31 ottobre, indetto per la disdetta anticipata del contratto nazionale?
“Per il momento i telefoni non squillano. Dopo lo sciopero, ci aspettiamo che i banchieri si degnino di convocarci e di dirci unitariamente quello che ci dicono singolarmente”.
Cosa?
“Unitariamente hanno disdettato il contratto, ma quando andiamo a trovarli individualmente prendono le distanze da quanto deciso a Roma a livello di settore e di sistema. E’ paradossale, purtroppo, ma è così. Ci aspettiamo quindi che facciano un passo indietro e che tolgano di mezzo la disdetta, altrimenti la settimana dopo il 31 ottobre, proclameremo altri scioperi. Se l’atteggiamento dell’Abi non cambierà decideremo, unitariamente, con le altre sigle sindacali cioè, un altro pacchetto di iniziative di protesta, fra le quali molto probabilmente un altro sciopero”.
A settembre, secondo gli ultimi dati dell’Abi, le sofferenze lorde hanno raggiunto quota 140 miliardi circa, il massimo dal ’99 in rapporto agli impieghi. Aumenteranno ancora o abbiamo toccato il fondo e stiamo risalendo?
“Il problema non è soltanto la gravità strutturale dei 140 miliardi di euro di sofferenze lorde che appesantiscono il sistema, ma il fatto che il governo ha consentito alle banche con la legge di Stabilità di dedurre fiscalmente le svalutazioni e le perdite su crediti in quote costanti entro cinque anni dal momento in cui vengono imputate in bilancio e non più in 18 anni com’è stato finora. Ciò produrrà dei vantaggi importanti per le aziende: nel 2014, le banche partiranno da un +7% di utile e nel 2015 attiveranno a un +11% di utile”.
E quindi?
“La cosa vergognosa è che mentre l’esecutivo è stato molto sensibile nei confronti delle richieste delle banche, perché il provvedimento preso va nella direzione di equiparare il trattamento normativo degli istituti italiani rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei, Letta e Saccomanni non hanno detto una parola sull’atteggiamento delle banche che hanno disdettato il contratto nazionale”.
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Insomma, il governo ha accontentato le banche, ma non ha detto loro alcunché sulla loro gestione delle relazioni industriali…
“Esatto, non ha chiesto di ritirare la disdetta. Oltretutto, sottolineo che la modifica dei tempi della deducibilità (prima in 18 anni, ndr) era stata caldeggiata anche da noi sindacati. Quando il 31 ottobre lo sciopero nazionale riuscirà come manifestazione di protesta, il governo avrà un problema in più. E se non sarà ritirata la disdetta da parte dei banchieri, andremo avanti”.
Par di capire che la legge di Stabilità non l’ha soddisfatta…
“No, al contrario, ci ha soddisfatto: tutto quello che produce dei vantaggi agli istituti di credito, a cascata, è positivo anche per i lavoratori e le loro famiglie. Soprattutto in un momento così difficile come quello attuale. Non siamo un sindacato antagonista che vuole distruggere il sistema, ma ci aspettavamo dall’esecutivo una sensibilità diversa per un contratto che è stato inaspettatamente cancellato”.
Il presidente della Bce Mario Draghi ha inviato alla Commissione Ue una lettera sulle nuove regole comunitarie sulla valutazione dei bilanci delle banche. Fra i 130 istituti che finiranno sotto la lente della vigilanza dell’Eurotower, 15 sono italiani. Passeranno tutte l’esame degli stress test o qualcuno avrà bisogno di capitale aggiuntivo?
“Non posso e non voglio fare dei nomi anche perché ogni azienda deve avere la possibilità di presentare le proprie controindicazioni e considerazioni. Conoscendo bene il sistema dall’interno, ciò che posso dire è che tutto il sistema delle Popolari, e penso a Ubi, Banco Popolare, Bpm e Bper, ha agito sempre con il massimo rispetto del territorio e della clientela. Nonostante la crisi, sono banche che sono state gestite bene. Tranne il Montepaschi che è una situazione limite, non vedo grandi problemi nei grossi gruppi bancari del nostro Paese. Ci sono delle situazioni a livello locale, come CariFerrara o Carige, da tener d’occhio, alla fine tutto sommato però abbastanza gestibili. Non vedo tutto questo catastrofismo di cui qualcuno parla”.
E il caso Montepaschi? Ha fiducia nel piano di rilancio presentato da Fabrizio Viola e da Alessandro Profumo?
“Sì, la nuova gestione sta producendo qualche risultato. Poi, un’eventuale nazionalizzazione della banca aprirebbe la strada a due scenari da scongiurare. Il primo è il più pesante da accettare: dopo un’iniziale gestione del Tesoro, la banca senese potrebbe andare incontro a uno spezzatino che farebbe sparire un gruppo importante e fortemente radicato nel territorio. Il secondo è che un’eventuale nazionalizzazione potrebbe suscitare gli appetiti di qualche gruppo straniero che metterebbe sempre a rischio la sopravvivenza della stessa banca”.
E se, a fine piano, magari entrasse un fondo sovrano accanto a un nocciolo duro di altri azionisti italiani, con la Fondazione Mps relegata a un ruolo marginale, sarebbe d’accordo?
“Vediamo con favore tutto ciò che permetterà alla banca di rimanere autonoma e di mantenere i livelli attuali di occupazione. Fino ad ora, posso dire di aver fiducia in Profumo e Viola”.
Home banking, rete troppo pesante e alti costi operativi. Se poi aggiungiamo le difficoltà congiunturali delle sofferenze e i problemi nella raccolta, il sistema bancario tricolore è profondamente sotto stress. Sta vivendo dei cambiamenti che ne muteranno profondamente il Dna. Come affrontarli? E’ consapevole del cambiamento epocale?
“Sì. Abbiamo presentato in Abi un progetto: abbiamo detto ai banchieri che vorremmo metterci attorno a un tavolo per creare una cabina di regia composta da personalità di spicco indipendenti, studiosi e professionisti del settore, che insieme all’Abi e ai sindacati riscrivano un modello di banca molto più attento al territorio e più adatta al momento attuale”.
Un comitato di saggi…
“Sì, una cabina di regia per capire quale sarà la banca non di domani, ma di oggi, perché dobbiamo riscrivere un modello di business che attualmente è superato”.

