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Economia
Banche, Italia maglia nera Ue nelle sofferenze. Solo la Grecia fa peggio

di Andrea Deugeni

Banche italiane ai primi posti nella classifica europea per sofferenze. Maglia nera nel Vecchio Continente, seconda soltanto alle banche greche. E i numeri di bilancio nel 2013 di UniCredit, di Mps e di Ubi che hanno aperto la banking season dei risultati dell'esercizio appena passato ne hanno dato un assaggio. Patrimoni in crisi, dunque, mentre in questi anni il mantra della solidità delle banche italiane è stato uno dei mantra che anche Banca d'Italia non ha perso occasione di recitare?

L'interrogativo troverà risposta al termine dell'asset quality review della Banca Centrale Europea a novembre di quest'anno. Intanto i dati diffusi da uno studio della Fabi, la prima organizzazione sindacale dei bancari, nel corso del proprio congresso nazionale, fanno impressione. Nel primo semestre 2013, secondo l'ufficio studi della Fabi, i prestiti non restituiti sono ammontati a oltre l’11% del totale dei crediti concessi. Ciò significa che, nei primi sei mesi dello scorso anno, nel nostro Paese, più di un prestito su 10 non è stato saldato alla sua scadenza, oppure il pagamento di alcune rate è stato pesantemente ritardato. Una vera e propria escalation quella delle sofferenze bancarie italiane, che dal 2010 al 2013 sono aumentate di tre punti percentuali, passando dal rappresentare l’8,37% del totale dei prestiti nel 2010 e l’11,68% nella prima metà del 2013.

L’indagine, incentrata sulla rielaborazione di dati della Bce, analizza i modelli distributivi dei principali sistemi bancari europei con un approfondimento, in particolare, sulle sofferenze accumulate negli anni cruciali della crisi (2010-2013) dai settori bancari di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Austria, Olanda, Danimarca e Svezia .

Impietoso il confronto con gli altri Paesi europei. A fare peggio delle banche italiane solo gli istituti di crediti greci, dove le sofferenze hanno toccato quota 21,86% nel primo semestre del 2013.Subito dopo le banche italiane, si collocano le portoghesi, con il 7,57% di prestiti non restituiti, le spagnole (6,69%), le belghe (4,98%), le austriache (4,60%), le francesi (4,52%), le danesi (3,98%), le olandesi (2,55%), le tedesche (1,86%), le inglesi (1,86%) e, infine, le svedesi (0,78%).

A determinare una così forte incidenza delle sofferenze sui bilanci bancari italiani diversi fattori. Tra questi, secondo l'ufficio studi della Fabi, ci sono una cattiva gestione del credito da parte dei piani alti delle banche, che hanno concesso prestiti a grandi gruppi industriali amici, talvolta secondo criteri più clientelari che di merito, la crisi economica, le regole fiscali in materia di deduzione delle perdite, spesso penalizzanti per gli istituti di credito, l’eccessiva lunghezza delle procedure fallimentari e, infine, gli scarsi interventi di sostegno statale ai gruppi bancari in difficoltà.

I dati emersi dallo studio sfatano, infatti, il pregiudizio che vedrebbe l’Italia tra i Paesi più propensi a “regalare” risorse pubbliche alle banche. Dal 2007 al 2010 lo Stato italiano ha iniettato a fondo perduto nel settore bancario “solo” 4,1 miliardi di euro (al netto dei Monti e dei Tremonti bond), contro i 114,5 del Regno Unito, i 47,9 della Svizzera, i 46,9 della Germania, i 31,5 dell’Irlanda, i 30 dell’Olanda, i 25,3 della Francia, i 23,5 della Spagna, i 20,94 del Belgio, i 20,3 della Grecia, gli 8,85 dell’Austria e i 7,6 della Danimarca.

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