Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Draghi rinvia al 2015 il QE. Borse deluse. Giù le stime sul Pil di Eurolandia

Draghi rinvia al 2015 il QE. Borse deluse. Giù le stime sul Pil di Eurolandia

Il motivo è che “serve ancora lavoro“, fattori tecnici dunque e non assolutamente di consenso all’interno del Consiglio direttivo della Bce per l’acquisto di titoli di Stato, misura che cui “se necessaria” partirebbe  in maniera “tempestiva”.

Mario Draghi adotta la solita formula sulla misura principe (fra quelle non convenzionali) del quantitative easing all’americana e rinvia sine die l’acquisto di bond governativi da parte dell’Eurotower, senza dare una tempistica che i mercati si attendevano di conoscere oggi e su cui hanno scommesso nelle sedute dei giorni scorsi, mentre il calo del prezzo del petrolio rischia di far accelerare l’arrivo della deflazione nel Vecchio Continente (oggi inflazione allo 0,3%, comunque ben lontana dal target del 2%).

Così le borse europee, che ieri avevano chiuso positive, oggi accelerano al ribasso. Maglia nera a Milano, che scivola del 2,77% a 19.424,38 punti. Pesante anche Madrid, in calo del 2,44% a 10.610,2 punti. Il Dax di Francoforte perde l’1,21% a 9.851,35 punti, il Cac 40 di Parigi scende dell’1,55% a 4.323,89 punti mentre la piazza di Londra, meno esposta ai venti di recessione che spirano dall’Eurozona, se la cava con un ribasso dello 0,55% a 6.679,37 punti. Sul secondario, lo spread che sempre ieri aveva chiuso in retromarcia a 123 punti base, ai minimi dal 2011 portando il rendimento del Btp decennale sotto il 2%, è tornato a salire (a 127 punti base, 2,04% il rendimento).

Ora, secondo alcuni osservatori, l’impatto delle misure espansive della Bce non sarà sufficiente ad alimentare una ripresa che rimane fragile in cui permangono rischi al ribasso, minacciata dalla deflazione. Tanto che anche le nuove stime dell’Eurotower certificano che la crescita dell’Eurozona si è indebolita, in un contesto caratterizzato da una bassa inflazione e da una disoccupazione elevata, ha spiegato Draghi subito dopo aver comunicato al mercato che il costo del denaro è rimasto invariato al minimo storico dello 0,05%.

Rispetto alle previsioni di settembre, l’economia di Eurolandia è vista ora in crescita dello 0,8% nel 2014, dallo 0,9%. Nel 2015, invece, il Pil è stimato a +1% dal +1,6% e nel 2016 al +1,5% dal +1,9% di settembre. Sul punto che tutti attendevano, Draghi ha specificato ancora che il Consiglio “resta unanime sul ricorso a ulteriori misure non convenzionali nel caso di un prolungarsi dei rischi di un’inflazione troppo bassa” e ha annunciato che il prossimo anno verranno valutati gli stimoli attuati, le prospettive sulla stabilità dei prezzi e le dimensioni del bilancio. Sulla base di questa valutazione verrà poi decisa l’eventuale adozione di nuove misure.

*BRPAGE*

Peraltro l’Istituto centrale ha già avviato una serie di misure, ha ricordato, ovvero l’acquisto di asset backed securities e covered bond, che “durerà almeno due anni“, e il piano di prestiti alle banche condizionati, Tltro, la cui seconda asta si svolgerà domani per essere seguita da altre due operazioni entro giugno 2016. Draghi ha chiarito che le condizioni della nuova Tltro saranno uguali a quelle della precedente e ha ripetuto che tali misure avranno un “impatto consistente” sul bilancio che la Bce “intende riportare alle dimensioni che aveva all’inizio del 2012”, cioè intorno ai mille miliardi. “Dire intendiamo”, ha spiegato “è diverso che ci aspettiamo, è un’intenzione e non un’aspettativa, non è un target. Lo vuole una vasta maggioranza del direttivo, ma ovviamente non l’unanimità”.

Allo stato attuale è comunque presto per un programma di alleggerimento quantitativo. In ogni caso, il presidente della Bce ha precisato che l’istituto “non ha bisogno dell’unanimità per avviare un programma di alleggerimento quantitativo”, ovvero, un piano di acquisto di titoli sul modello della Federal Reserve che preveda anche l’acquisto di debito sovrano.  “State molto intelligentemente”, ha detto, “cercando di farmi dire la data della prossima decisione ma non l’avrete. Presto significa presto, ma non vuol dire al prossimo vertice, dipenderà molto dalle nostre prossime valutazioni”, ha commentato Draghi sul punto.

Oltree che sul Pil, la Bce ha rivisto al ribasso anche le stime sulla crescita dell’inflazione: nel 2014 passa da una crescita dello 0,6% prevista a settembre a un crescita dello 0,5%. Nel 2015 l’Eurotower prevede un’inflazione a +0,7% dal +1,1% inizialmente stimato e nel 2016 i prezzi al consumo sono stimati in rialzo dell’1,3% dall’1,4% precedentemente previsto.

La forte revisione delle previsioni sull’inflazione per l’Eurozona è dipesa principalmente da tre Paesi: Germania, Francia e Italia. La Bce, ha avvertito Draghi, “non tollererà prolungate deviazioni dalla stabilità dei prezzi, che potrebbero a sua volta alimentare aspettative di inflazione”, vigilerà con particolare attenzione sull’andamento del prezzo del petrolio e monitorerà le sue conseguenze sulle aspettative di inflazione.

Il numero uno della Bce ha definito infine “ambiguamente positivi” gli effetti, sia indiretti che diretti, del crollo del prezzo del petrolio: se da una parte “cresce il potere d’acquisto delle famiglie“, dall’altra, nel caso di una stabilizzazione delle quotazioni verso il basso, si rischiano ripercussioni negative sulle retribuzioni e sull’inflazione core. E questo non è certo positivo visto che i rischi per le prospettive economiche dell’Eurozona “restano al ribasso“. In particolare, il debole ritmo di crescita dell’Eurozona e gli elevati rischi geopolitici potrebbero minare la fiducia e soprattutto gli investimenti privati.)