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Economia
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Un taglio dei tassi d'interesse in Eurolandia portandoli dal minimo storico dello 0,75% allo 0,50%, una nuova serie di prestiti a lungo termine (Ltro) alle banche e un programma per incoraggiare i prestiti alle imprese.

Secondo alcuni rumors che arrivano da Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi starebbe valutando un piano B con nuove misure straordinarie di politica monetaria, se la ripresa economica nell'Eurozona non dovesse materializzarsi nella seconda metà dell'anno. Per il momento, la Bce ha deciso di lasciare i tassi fermi allo 0,75%.

Per l'Italia le stime del governo prevedono un 2013 che dovrebbe chiudersi con un negativo 1,3%, stima da molti addetti ai lavori ritenuta troppo ottimistica, ma con il ministro dell'Economia Vittorio Grilli che ha più volte annunciato un'inversione di tendenza della congiuntura nel secondo semestre, dopo oltre 18 mesi di calo consecutivo del Pil.  

Secondo le indiscrezioni, il piano di Draghi che potrebbe anche non essere annunciato o fatto intendere al termine della riunione odierna del direttivo, non ha incontrato già oggi l'unanimità all'interno dell'Eurotower per procedere immediatamente con una riduzione del costo del denaro. "Devono iniziare a pensare - ha spiegato Martin van Vliet, economista senior della banca Ing - un piano di misure non convenzionali nel caso in cui la ripresa non dovesse materializzarsi". "Questo mese - ha aggiunto l'analista - è probabilmente troppo presto per un annuncio, ma mi aspetto che Draghi sia consapevole che l'economia non sta migliorando e le possibilità di una sorpresa sono in crescita".

banconote euro

I margini per un taglio dei tassi d'interesse per l'Eurotower, che da statuto a differenza della Federal Reserve e delle altre banche centrali del mondo ha principalmente l'obiettivo di combattere il rally dei prezzi al consumo, ci sono già ora.

Anche grazie a una forte moneta unica che, nonostante la crisi dell'eurodebito non ha perso terreno nei confronti del dollaro sui mercati valutari e consente così di contenere il livello dei prezzi dei prodotti importati nel Vecchio Continente, l'ultimo dato sul tasso d'inflazione nei 17 Paesi dell’eurozona ha fatto segnare un calo a un rassicurante 1,7%. Dato che risente della recessione in atto dopo tre anni di crisi che hanno contribuito ad allentare le tradizionali leve che muovono i prezzi: la domanda di energia e i salari.

L’ultima lettura, al di sotto della soglia fissata al 2% dalla Banca Centrale Europea, ha riacceso dunque la speranza per un nuovo abbassamento del costo del denaro. Oltretutto, la presenza di focolai di crisi (dopo Cipro, c'è la Slovenia alle prese con un alto livello di sofferenze bancarie negli istituti di credito per gran parte pubblici, sofferenze che rischiano di spingere Lubiana a bussare alla porta della Troika) potrebbe giovarsi non poco di una sforbiciata ai tassi o di altre misure non convenzionali di politica monetaria che tramite la ripresa economica potrebbero dare ossigeno agli asfittici bilanci bancari.

 

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