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Economia
Bce, tassi sui depositi delle banche e QE. Così Draghi combatte il rischio-deflazione

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Mario Draghi tiene la barra dritta sulle previsioni dell'andamento dei prezzi per i prossimi mesi che prevedono un rimbalzo dell'inflazione e, nonostante i nuovi indebolimenti del trend sui prezzi al consumo (a marzo +0,5%), ha lasciato i tassi di interesse dell'area euro invariati allo 0,25%. Un livello che comunque rappresenta il minimo storico della Bce.

E DRAGHI BACCHETTA CHRISTINE LAGARDE (FMI)/ ''Il Fmi è sempre molto generoso di consigli con noi - ha replicato con sarcasmo il numero uno dell'Eurotower alle affermazioni di ieri di Christine Lagarde che ha sollecitato la Bce ad adottare misure per sostenere la crescita - mi piacerebbe vedere che il Fmi fornisca consigli anche ad altre istituzioni, ad esempio anche il giorno prima delle riunioni della Federal Reserve''.

Una decisione attesa dalla maggior parte degli analisti, mentre nell'ultimo mese il quadro di fondo non ha mostrato evidenti mutamenti. Lo statuto dell'Eurotower prevede che "l'inflazione stia sotto, ma vicino al 2%" e gli economisti di Francoforte stimano che progressivamente il caro vita riacceleri, grazie alla spinta di un'Unione valutaria incanalata su una moderata ripresa economica che va avanti da circa tre trimestri, nonostante un cambio euro-dollaro che rimane alto e che sulla carta è sfavorevole all'export. Uno stato di cose che ha spinto Draghi e i suoi collaboratori a non intervenire sul costo del denaro.

Se il board dell'Eurotower ha deciso di non azionare la leva fondamentale dei tassi (Draghi ha continuato a far ricorso a una forward guidance sui tassi che "resteranno bassi per un tempo prolungato'' e non ha escluso nemmeno un ulteriore allentamento monetario" per contrastare il continuo calo dell'inflazione) però, i banchieri centrali hanno invece convenuto "all'unanimità" di intervenire in maniera espansiva sulla massa monetaria (e favorendo l'inflazione, quindi) facendo ricorso agli "strumenti non convenzionali" volti a rafforzare liquidità e credito nell'Eurozona.

10 euro (6)
 

Quali? Ancora non si sa, perché come ha ammesso lo stesso banchiere italiano, è "difficile come definire le misure di allentamento monetario".

Però all'interno del board si è discusso ad ampio raggio sul ventaglio di misure pro-liquidità, fra cui Draghi ha citato sia il taglio dei depositi delle banche europee presso la Bce che diventerebbero negativi sia sul quantitative easing all'europea, attraverso il ritiro di titoli finanziari anche obbligazionari pubblici o privati. Misure da azionare"rapidamente in maniera pronta e risoluta se necessario".

La Bce dunque ha preso tempo sulle misure non convenzionali sia dal punto di vista della tipologia sia da quello della tempistica, non volendo legarsi le mani nei prossimi mesi.

La difficoltà nel decidere a quali provvedimenti espansivi far ricorso citata da Draghi fa probabilmente riferimento al fatto che all'interno dell'Eurozona l'andamento del livello dei prezzi è molto difforme. Così, mentre  in Spagna e in Italia il rischio deflazione è più reale, lo è meno nella galoppante Germania. L'ulteriore allentamento della politica monetaria ha messo di buon umore le borse europee che hanno leggermente accelerato subito dopo l'intervento di Draghi.

 

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