twitter@andreadeugeni

Sarà criticato, soprattutto in Germania, per ogni sua mossa: quello che fa oppure non fa. E soprattutto, perché Oltralpe, checchè se ne dica, i tedeschi storcono ancora il naso perché a capo della Bce, dove il maggior azionista è la rigorosissima Bundesbank, c'è un italiano. Ma Mario Draghi una sua coerenza d'azione ce l'ha ed è quella di voler sostenenere la ripresa, far crescere l'occupazione, per salvare in ultima battuta l'euro. La reale mission della banca centrale con sede a Francoforte, visto che la moneta unica,  da fine 2011, sta vivendo il momento più delicato dalla sua nascita, una sorta di malattia endemica (dovuta a debiti pubblici nazionali troppo elevati che ne pregiudicano la tenuta) che ora è entrata in una fase di convalescenza.

E così, nella consueta conferenza stampa al termine del direttivo della Bce, in cui l'Eurotower ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro al minimo storico (i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali allo 0,25%), il presidente della Bce ha messo l'accento su una "partenza debole" per il primo trimestre del 2014 con una ripresa nel corso dell'anno "a un ritmo lento", grazie a un miglioramento della domanda interna sostenuto proprio dalla politica monetaria accomodante di Francoforte e da un graduale rafforzamento delle esportazioni, ma che sconta una produzione industriale ancora bassa come testimoniato dagli ultimi dati sul Pil dell'Eurozona.

banconote euro p
 

Quindi, visto che "i progressi dei mercati finanziari si stanno trasmettendo all'economia reale, così come i benefici del consolidamento fiscale" a un ritmo ancora graduale, con la disoccupazione nell'Eurozona che "resta elevata", la politica monetaria della Bce continuerà, ha sottolineato Draghi subito nei primi passaggi della sua conferenza stampa, a restare accomodante "finchè necessario". Una guidance pro-ripresa, di rafforzamento della domanda interna in funzione anti-disoccupazione, dunque, che prevede che i tassi di interesse restino "ai livelli attuali, se non più bassi, per un periodo di tempo esteso".

Il banchiere centrale ritiene così che la deflazione non sia ancora un pericolo concreto in Europa e che il Vecchio Continente, per intendersi, non sia davvero sul punto, come il Giappone nel '94, di scivolare in una spirale deflazionistica che lo condanni ancora a un periodo lungo di bassa crescita, se non di stagnazione. I rischi ci sono, ma per il momento, per Draghi, è meglio correrli, facendo il funambolo su un sottile filo di equilibrio fra pressioni al ribasso e al rialzo dei prezzi. Per la Bce, però, le attese inflazionistiche di medio termine sono infatti "fermamente ancorate", anche se potrebbe verificarsi un periodo lungo di bassa inflazione.

Per il numero uno dell'Eurotower il calo dell'inflazione nell'Eurozona allo 0,8% a novembre era "ampiamente atteso" anche perché a questo lungo periodo di prezzi bassi seguirà un "graduale movimento verso un'inflazione appena sotto il 2%". Un livello che in definitiva fornisce altre munizioni alle Bce per fronteggiare la crisi, un'occasione che Draghi non si lascia scappare ora e nei prossimi mesi.

 

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Sarà criticato, soprattutto in Germania, per ogni sua mossa: quello che fa oppure non fa. E soprattutto, perché Oltralpe, checchè se ne dica, i tedeschi storcono ancora il naso perché a capo della Bce, dove il maggior azionista è la rigorosissima Bundesbank, c'è un italiano. Ma Mario Draghi una sua coerenza d'azione ce l'ha ed è quella di voler sostenenere la ripresa, far crescere l'occupazione, per salvare in ultima battuta l'euro. La reale mission della banca centrale con sede a Francoforte, visto che la moneta unica,  da fine 2011, sta vivendo il momento più delicato dalla sua nascita, una sorta di malattia endemica (dovuta a debiti pubblici nazionali troppo elevati che ne pregiudicano la tenuta) che ora è entrata in una fase di convalescenza.

E così, nella consueta conferenza stampa al termine del direttivo della Bce, in cui l'Eurotower ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro al minimo storico (i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali allo 0,25%), il presidente della Bce ha messo l'accento su una "partenza debole" per il primo trimestre del 2014 con una ripresa nel corso dell'anno "a un ritmo lento", grazie a un miglioramento della domanda interna sostenuto proprio dalla politica monetaria accomodante di Francoforte e da un graduale rafforzamento delle esportazioni, ma che sconta una produzione industriale ancora bassa come testimoniato dagli ultimi dati sul Pil dell'Eurozona.

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Quindi, visto che "i progressi dei mercati finanziari si stanno trasmettendo all'economia reale, così come i benefici del consolidamento fiscale" a un ritmo ancora graduale, con la disoccupazione nell'Eurozona che "resta elevata", la politica monetaria della Bce continuerà, ha sottolineato Draghi subito nei primi passaggi della sua conferenza stampa, a restare accomodante "finchè necessario". Una guidance pro-ripresa, di rafforzamento della domanda interna in funzione anti-disoccupazione, dunque, che prevede che i tassi di interesse restino "ai livelli attuali, se non più bassi, per un periodo di tempo esteso".

Il banchiere centrale ritiene così che la deflazione non sia ancora un pericolo concreto in Europa e che il Vecchio Continente, per intendersi, non sia davvero sul punto, come il Giappone nel '94, di scivolare in una spirale deflazionistica che lo condanni ancora a un periodo lungo di bassa crescita, se non di stagnazione. I rischi ci sono, ma per il momento, per Draghi, è meglio correrli, facendo il funambolo su un sottile filo di equilibrio fra pressioni al ribasso e al rialzo dei prezzi. Per la Bce, però, le attese inflazionistiche di medio termine sono infatti "fermamente ancorate", anche se potrebbe verificarsi un periodo lungo di bassa inflazione.

Per il numero uno dell'Eurotower il calo dell'inflazione nell'Eurozona allo 0,8% a novembre era "ampiamente atteso" anche perché a questo lungo periodo di prezzi bassi seguirà un "graduale movimento verso un'inflazione appena sotto il 2%". Un livello che in definitiva fornisce altre munizioni alle Bce per fronteggiare la crisi, un'occasione che Draghi non si lascia scappare ora e nei prossimi mesi.

 

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