Bce, Rinaldi: “Con Pontes rischio di concentrare ancora più poteri a livello sovranazionale”
Mentre la finanza europea accelera verso la tokenizzazione, la Bce compie un nuovo passo nell’integrazione tra moneta di banca centrale e tecnologie digitali. Con il lancio di Pontes, l’Eurosistema introduce infatti un’infrastruttura che consentirà di regolare in moneta di banca centrale le operazioni all’ingrosso su strumenti finanziari registrati su piattaforme DLT. E Francoforte si prepara anche a sperimentare direttamente questa nuova realtà, destinando una piccola quota dei propri fondi all’acquisto di titoli tokenizzati.
Una trasformazione che promette transazioni più rapide, automatizzate ed efficienti, ma che apre anche interrogativi sul futuro dell’architettura finanziaria europea. Siamo davanti a una svolta destinata a cambiare davvero i mercati o, almeno per ora, a un’evoluzione soprattutto tecnologica? E il nuovo ruolo della Bce rischia di concentrare ulteriormente infrastrutture, funzioni e poteri a livello sovranazionale?
A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex eurodeputato, ora in Futuro Nazionale, che ad Affaritaliani analizza opportunità e rischi della nuova strategia di Francoforte, mettendo in guardia dal confondere innovazione e progresso economico: “La tecnologia deve servire l’economia reale e il risparmio degli italiani, non diventare uno strumento per trasferire ulteriori competenze e poteri lontano dal controllo nazionale”.
Professore, la Bce ha lanciato Pontes per regolare in moneta di banca centrale le operazioni su asset tokenizzati. Siamo davanti a una svolta per il sistema finanziario europeo o, almeno per ora, a un cambiamento soprattutto tecnologico?
“Per ora parlerei soprattutto di un’importante evoluzione tecnologica. Pontes non è una blockchain: è sostanzialmente un ponte che collega piattaforme esterne basate su tecnologia DLT con i sistemi dell’Eurosistema, consentendo di regolare in moneta di banca centrale le operazioni su strumenti finanziari tokenizzati. Parliamo quindi di mercati finanziari e operatori istituzionali, non dell’euro digitale destinato ai cittadini.
Non dobbiamo però confondere l’innovazione tecnologica con il progresso economico. Rendere una transazione più veloce e automatizzata può essere utile, ma non significa necessariamente rendere il sistema finanziario migliore o più stabile.
La questione che poniamo come Futuro Nazionale è soprattutto politica: dove ci porta questo processo e chi ne avrà il controllo? Bisogna capire se questa trasformazione, oltre a produrre efficienza, finirà progressivamente per concentrare a livello dell’Eurosistema infrastrutture e funzioni sempre più rilevanti per i mercati finanziari, riducendo ulteriormente gli spazi decisionali nazionali. Innovazione sì, dunque, ma non a costo della sovranità e senza averne prima valutato benefici e rischi reali”.
La Bce ha annunciato che investirà una piccola parte dei propri fondi in titoli tokenizzati. Che segnale manda Francoforte ai mercati e quali opportunità o rischi vede in questa scelta?
“È un passaggio significativo. La BCE non si limita più a predisporre l’infrastruttura che consente il regolamento di queste operazioni e a osservare questo mercato, ma si prepara a sperimentarlo direttamente anche come investitore, utilizzando una piccola parte dei propri fondi, estranei alla politica monetaria. Inizialmente si tratterà di titoli pubblici e sovranazionali denominati in euro, quindi non c’è motivo di creare allarmismi.
È però legittimo chiedersi fino a che punto una banca centrale debba spingersi nel favorire direttamente lo sviluppo di una determinata architettura tecnologica dei mercati, soprattutto considerando i diversi ruoli che la BCE già ricopre nel sistema finanziario europeo.
E bisogna evitare un equivoco: un titolo non diventa migliore o più sicuro semplicemente perché è tokenizzato. La tecnologia cambia il contenitore, non il contenuto. Il rischio dell’emittente, il valore economico del titolo e la qualità dell’investimento restano quelli di prima. Per questo servono prudenza, trasparenza e una chiara separazione delle responsabilità”.
Pontes punta a rendere le transazioni più rapide ed efficienti attraverso la tecnologia DLT. Questo modello può davvero cambiare il funzionamento dei mercati finanziari europei e, in prospettiva, che conseguenze potrebbe avere per banche, investitori e risparmiatori?
“Può certamente modificarne il funzionamento, soprattutto se l’integrazione tra piattaforme DLT e infrastrutture dell’Eurosistema riuscirà davvero a ridurre tempi, costi e passaggi intermedi. Ma vedo un rischio tipicamente europeo: pensare di risolvere attraverso nuove architetture istituzionali e tecnologiche problemi che sono prima di tutto economici e politici.
L’Europa non cresce poco perché i suoi mercati finanziari non sono sufficientemente tokenizzati. I problemi sono molto più concreti: costo dell’energia, pressione fiscale, eccesso di regolamentazione, perdita di competitività industriale, carenza di investimenti e crescente divario tecnologico rispetto ai principali concorrenti internazionali.
Se queste tecnologie renderanno realmente i mercati più efficienti sarà un vantaggio per banche e investitori. Ma bisogna vigilare affinché, dietro la parola “innovazione”, non si determini un’ulteriore concentrazione di infrastrutture, funzioni e poteri a livello sovranazionale a scapito del principio di sussidiarietà, degli Stati e delle banche centrali nazionali.
Per Futuro Nazionale il criterio deve essere chiaro: la tecnologia deve servire l’economia reale e il risparmio degli italiani, non diventare uno strumento per trasferire ulteriori competenze e poteri lontano dal controllo nazionale. Per i risparmiatori vengono prima sicurezza, trasparenza e tutela del risparmio; la velocità di una transazione viene dopo”.


