La Banca centrale europea lascia invariati i tassi d’interesse, confermando le attese dei mercati dopo il rialzo di 25 punti base deciso nella riunione di giugno. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. Nella nota che accompagna la decisione, la Bce sottolinea come “l’incertezza resti elevata” e avverte che “l’impatto inflazionistico dello choc energetico deve ancora manifestarsi appieno”. Per questo motivo il Consiglio direttivo continuerà a monitorare “l’intensità e la durata dello choc, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto”, ribadendo che le future decisioni di politica monetaria saranno guidate dai dati.
Nel corso della conferenza stampa, la presidente della Bce Christine Lagarde ha ribadito che “le misure pubbliche in risposta allo choc energetico dovrebbero essere circoscritte e temporanee”, osservando come la crisi energetica stia “alimentando la crescita dei prezzi” e come l’aumento dei costi dell’energia sia destinato a “pesare sui salari reali“. Lagarde ha inoltre precisato che la decisione di lasciare invariati i tassi è stata unanime, pur rivelando che “fra alcuni governatori delle banche centrali c’era chi si chiedeva se dovessimo prendere in considerazione un rialzo”.
Ma come leggere tale mossa? Secondo Giuseppe Carteni, partner dello studio legale LEAD, la scelta dell’Eurotower rappresenta una pausa motivata dalla prudenza e non un allentamento della linea restrittiva. “La Bce mantiene i tassi invariati e la pausa, questa volta, ha un razionale, a mio modo di vedere, condivisibile. La mancata variazione non rappresenta certamente un segnale di distensione, ma una scelta di prudenza dopo il precedente rialzo. La Bce non reagisce preventivamente alle nuove tensioni sui mercati energetici, riservandosi di valutarne la durata e, soprattutto, la capacità di trasferirsi stabilmente sui prezzi di beni e servizi e sulla dinamica salariale”.
Per Carteni il nodo centrale resta il rischio che gli aumenti dei costi dell’energia si traducano in un’inflazione più persistente. “Il punto centrale non è, infatti, il rincaro dell’energia in sé, quanto il possibile innesco di effetti inflazionistici di secondo impatto. In assenza di tali effetti strutturali, appare francamente difficile ipotizzare un nuovo ciclo di rialzi, anche perche quello che oggi è effettivamente strutturale è la mancanza di crescita economica europea“.
Guardando alle prossime riunioni del Consiglio direttivo, l’ipotesi di un nuovo aumento dei tassi non viene esclusa, ma resta subordinata all’evoluzione del quadro macroeconomico. “Un ulteriore aumento di 25 punti base nella riunione di settembre costituisce, tuttavia, un’ipotesi concreta qualora le nuove proiezioni dovessero evidenziare un peggioramento delle prospettive di inflazione, ma vedendo anche cosa succede in Germania non ci conterei”.
Infine, Carteni richiama l’attenzione sulle conseguenze che il permanere di una politica monetaria restrittiva continuerà ad avere sul sistema economico. “Il permanere di condizioni finanziarie restrittive continuerà a incidere sulle decisioni di investimento e sulla sostenibilità dell’indebitamento, soprattutto per le imprese più fragili o meno capitalizzate. La partita è soltanto rinviata a settembre e si giocherà ancora una volta sul difficile equilibrio tra stabilità dei prezzi, crescita e qualità del credito, il tutto mescolato da una geopolitica mossa da scelte incomprensibili o comprensibili solo da altri pianeti”.

