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Draghi vincerà sulla deflazione. Il mercato invece boccia Renzi

Draghi vincerà sulla deflazione. Il mercato invece boccia Renzi
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“Draghi è coerente. Va avanti corrispondendo alle aspettative del mercato, distinguendosi dai governi nazionali, la cui azione è invece molto più incerta”. Gianluca Verzelli, vicedirettore di Banca Akros, plaude alle decisioni sui tassi d’interesse (giù dallo 0,15% allo 0,05% il principale) e sul programma di acquisto di Abs di Francoforte. Decisioni accolte molto bene dalle Borse e che “otterranno risultati sulla deflazione“. Mentre il gestore resta in attesa di provvedimenti più incisivi da parte del governo Renzi
verzelli ape
 

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

“Draghi va avanti in maniera coerente e corrispondendo alle aspettitive del mercato, senza tentennare. In questo modo, con le azioni di quantitative easing e in particolare con l’accelerazione del programma sull’acquisto di Abs, agisce con quanto in suo potere, segnando una netta linea di demarcazione invece con un’azione meno incisiva e più incerta dei governi nazionali“. Il plauso alle mosse del presidente della Bce arriva da Gianluca Verzelli (nella foto), vicedirettore di Banca Akros, a cui Affaritaliani.it ha chiesto un commento a caldo sulle decisioni di Francoforte.

“Sono fiducioso sul fatto che l’Eurotower riesca a raggiungere i propri obiettivi in termini di livello dei prezzi (deflazione, ndr), meno invece su quello della crescita. Fattore dov’è invece determinante l’azione dei governi“, conclude Verzelli.

L’esperto gestore, in sostanza, resta perplesso sui provvedimenti messi finora in campo dall’esecutivo Renzi, politiche che Verzelli definisce ancora “molto carenti sul piano degli interventi strutturali e delle riforme” e resta in attesa di misure più incisive

 

Con la doppia mossa (convenzionale e non convenzionale) di politica monetaria, Draghi ha voluto agire su un doppio fronte, quello della deflazione, fattore che frena la crescita (ritardandola) della domanda e quello della crescita economica, avvitatasi in questo delicato momento in cui la Germania ha smesso di trainare il Pil dei mercati periferici. Il tutto, in attesa che anche gli Stati membri, che oggi il presidente della Bce non ha dimenticato di sollecitare, facciano la loro parte.  

Il quadro macroeconomico che Draghi ha delineato per il futuro è uno scenario in cui  prevalgono i “rischi al ribasso“. I dati del terzo trimestre dell’anno, infatti, “indicano una persa di slancio della crescita” e “l’alta disoccupazione frena la ripresa”. Le previsioni di crescita economia dell’area euro sul 2014 e 2015 sono state tagliate, mentre sono state riviste al rialzo quelle sul 2016. Ora per l’anno in corso si stima un +0,9% del Pil (da +1%), sul 2015 un +1,6% (da +1,7%) e sul 2016 un +1,9% (da +1,8%).

Attraverso il taglio del tasso principale dal già minimo storico dello 0,15% a uno 0,05%, la Bce intende sostenere, attraverso il meccanismo del carry-trade (compravendita di valute in diverse aree geografiche caratterizzate da tassi d’interesse differenti) che abbassa il cambio euro-dollaro, le esportazioni europee. Una spinta alla crescita, autentica stampella in questo momento per i target dei governi di Eurolandia, ma soprattutto all’importazione di inflazione, attraverso l’import di merci acquistate con una più moneta debole e dunque rivendute a prezzi più alti in Europa. L’obiettivo principe dell’Eurotower. La risposta dei mercati è subito in questa direzione: l’euro perde valore, mentre i listini azionari si rafforzano.

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Oltre che in maniera indiretta (attraverso il nuovo minimo storico dello 0,05% del tasso d’interesse principale, mentre quello sui depositi passa dal -0,1 al -0,2%), il pompaggio di liquidità (su cui il parere non è stato unanime) sarà azionato direttamente da Francoforte attraverso l’avvio (annunciato a giugno, ma le cui tempistiche erano ancora poco chiare) di un programma di acquisto di Asset backed securities (Abs) “semplici e trasparenti”. Strumenti, cioè, con i quali si impacchettano in un titolo finanziario i crediti detenuti in loro portafoglio (cartolarizzazioni) verso il settore non-finanziario, e obbligazioni garantite.

Gli acquisti della Bce riguarderanno “sia vecchie che nuove emissioni”, inclusi i titoli che hanno come sottostante il real estate (Rmbs): “Liberiamo spazio nei bilanci delle banche, a patto che lo reinvestano in altro real estate“, ha detto il governatore sul punto. Questi piani di acquisto inizieranno dopo il board di ottobre e nella valutazione di Draghi dovrebbero, insieme al taglio dei tassi, dare più soldi alle imprese per azionare la crescita, ma soprattutto riportare l’inflazione verso il target del 2%. In caso diverso, “se dovesse essere necessario”, la Bce è pronta a nuove “misure straordinarie che rientrano nel suo mandato”. Del quantitative easing, l’acquisto di titoli obbligazionari sul mercato, si è parlato nel board, ma “alcuni sono contrari a fare di più”.

Sul suo sostegno a un allentamento del rigore, che ha creato anche attriti con Berlino, il governatore ha precisato l’invito a usare gli spazi di “flessibilità che già esiste nel Patto”, che “permette ai Paesi di sostenere i costi delle riforme strutturali e sostenere la domanda” dei consumatori.