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Economia
Il petrolio complica il lavoro di Draghi. Acquisto di bond sovrani nel 2015

Chi si attende per domani, giornata in cui è in calendario una nuova riunione del Consiglio direttivo della Bce sulle decisioni di politica monetaria, un annuncio sull'avvio concreto del quantitative easing con l'acquisto di bond sovrani rimarrà deluso. E' l'opinione degli analisti finanziari di Schroders, società di gestione del risparmio, secondo cui anche se negli ultimi mesi, i dati macro economici dell'Eurozona hanno mostrato letture lievemente migliori delle attese e sebbene il calo del prezzo del petrolio probabilmente spingerà l'inflazione su livelli pericolosamente bassi, l'Eurotower si avvicina sempre più all'attuazione di un piano di acquisti di titoli di Stato, ma probabilmente attenderà ancora un po' prima di premere il grilletto.

Sono tre le condizioni che, secondo Schroders, la Bce spera si concretizzino per fermare il piano di acquisti di bond sovrani che non gode della massima popolarità all'interno della banca centrale.  Ostacoli legali, timori tedeschi sull'inflazione, timori sull'efficacia di tale misura, sono solo alcune delle ragioni dietro l'esitazione dei banchieri dell'Eurotower.

La prima è il miglioramento dei prestiti bancari. La seconda delle sei Tltro in programma è prevista per dicembre e dovrebbe incrementare la liquidità nel settore bancario. Insieme agli acquisti di ABS e covered bond, e alla fine dell'Asset Quality Review, questa misura potrebbe portare a una risposta da parte del sistema del credito a inizio 2015.

La seconda è l'ulteriore deprezzamento dell'euro che spingerebbe verso l'alto l'inflazione. Se la Federal Reserve dovesse iniziare a essere più positiva sullo stato dell'economia statunitense e assumere una posizione maggiormente 'da falco' sui tassi, potrebbe aiutare a spingere al ribasso la moneta unica.

La terza è la ripresa della crescita economica e dell'inflazione nei prossimi mesi. Entrambe servono per ridurre il rischio deflazione. Tuttavia, sottolinea Schroders, le speranze della Bce saranno disattese, probabilmente su tutti e tre i fronti. Per i prestiti bancari, gli analisti si attendono effettivamente un miglioramento generale nel 2015, ma probabilmente ci vorrà più tempo del previsto. Il ritardo rispetto all'attuazione degli stimoli monetari può essere lungo e, con un sistema ancora non in perfetta forma, sarà difficile provare ad aumentare il livello dei prestiti con una domanda debole.

Per quanto riguarda l'euro, nonostante un deprezzamento ragionevole rispetto al dollaro quest'anno, lo yen si sta deprezzando maggiormente, così come le altre valute dei partner commerciali dell'Eurozona. Il tasso di cambio ponderato su base commerciale vede infatti un apprezzamento dell'euro dell'1,6% da inizio ottobre. Da inizio anno, l'euro si è deprezzato del 3,6% contro le valute dei principali partner. Nei prossimi mesi, si potrebbe assistere a un ulteriore deprezzamento dell'euro ma, con le valute dei Paesi Emergenti instabili a causa del calo del prezzo delle commodity e con la rinnovata aggressività della Bank of Japan, probabilmente l'Eurotower non riuscirà a raggiungere il livello di deprezzamento che desidera senza un QE sovrano.

Infine, alla luce delle attese dell'istituto sui prestiti e sull'euro, Schroders dubita anche che la Bce sarà soddisfatta della debole crescita attesa. Il recente calo del prezzo del greggio probabilmente spingerà al ribasso l'inflazione, nel breve termine, pesando anche sulle attese. L'acquisto di titoli di Stato senza l'indicazione di target, concludono, avverrà, con tutta probabilità, dopo l'aggiunta delle obbligazioni corporate e dei debiti delle agenzie sovrane alla lista dei titoli acquistabili, insieme agli Abs e ai covered bonds.

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