Le imprese manifatturiere bergamasche possono contare su filiere produttive fortemente integrate nel territorio: la distanza media delle forniture è di 94 chilometri e il 58% dei fornitori è definito strategico per la presenza di rapporti commerciali di lungo periodo. È quanto emerge dalle analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo illustrate nella presentazione di Gregorio De Felice, Chief Economist del Gruppo, al Festival dell’Impresa di Bergamo.
Il legame con il territorio si riflette nella distribuzione geografica degli acquisti: il 26,3% del valore degli approvvigionamenti delle imprese manifatturiere bergamasche proviene dalla provincia di Bergamo e il 24,7% da quella di Milano. La prossimità e la continuità delle relazioni di fornitura rappresentano tratti distintivi del sistema produttivo locale.
Ha dichiarato Gregorio De Felice: “La forza del sistema manifatturiero bergamasco risiede anche nella presenza di filiere produttive radicate nel territorio e di relazioni consolidate tra imprese e fornitori. È un patrimonio importante per affrontare le sfide della competitività internazionale. Accanto a questi punti di forza emerge però la necessità di investire maggiormente nel capitale umano, creando le condizioni per attrarre e trattenere giovani qualificati. Innovazione, competenze e capacità di valorizzare i talenti saranno sempre più decisive per sostenere la crescita delle imprese e del territorio”.
La sfida dei giovani laureati
Accanto ai punti di forza industriali, l’analisi richiama il tema dell’attrattività dei talenti. Nel 2024 hanno trasferito la residenza fuori dalla provincia di Bergamo 1.750 laureati di età compresa tra 25 e 40 anni, di cui 658 verso l’estero. Nello stesso anno sono arrivati in provincia 1.546 laureati, dei quali 137 dall’estero. Il saldo migratorio dei laureati è risultato positivo nei flussi con le altre province italiane (+317), ma negativo nei movimenti con l’estero (−521).
Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sulle competenze necessarie a sostenere innovazione, digitalizzazione e crescita delle imprese. A livello nazionale, tra le imprese che hanno preso in considerazione l’intelligenza artificiale senza adottarla, il 58,6% indica la mancanza di competenze interne come motivo del mancato utilizzo (dati 2025).
L’industria italiana nello scenario internazionale
Nell’intervento De Felice ha affrontato anche i risultati del manifatturiero italiano sui mercati esteri: esportazioni in crescita del 53% tra il 2016 e il 2025, a prezzi correnti, (superando la performance della Germania (+33,3%) e della Francia (+34,7%)), e aumento del 5% dell’export italiano nei primi otto mesi del 2026. Dati che collocano le filiere territoriali all’interno del più ampio tema della competitività dell’industria italiana.
Il valore delle esportazioni italiane di manufatti è aumentato di €216 miliardi tra il 2015 e il 2025, circa il doppio dell’incremento registrato nel decennio precedente (€109 miliardi tra il 2005 e il 2015). Nel 2025 le esportazioni manifatturiere hanno raggiunto €611,4 miliardi, mentre il dato complessivo delle esportazioni italiane è stato pari a €643,2 miliardi.
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