Riuscirà Mfe, la holding che fa capo alla famiglia Berlusconi, ad avvicinarsi al modello strategico con cui operano le maggiori tech company mondiali nel settore media, i cosiddetti over the top (0tt) come Netflix, Amazon, Google e Meta? Secondo l’analista Brian Wieser, tra i più autorevoli del mercato pubblicitario e dei media, Mfe (MediaForEurope) rappresenta uno dei progetti più avanzati. Nella sua analisi Wieser indica un settore televisivo generalista europeo sempre più sotto pressione: calo degli ascolti, frammentazione dello streaming, investimenti pubblicitari che si spostano verso il digitale e una quota crescente dell’attenzione dei consumatori assorbita dalle grandi piattaforme tecnologiche. Per questo si moltiplicano le operazioni di riassetto, da Comcast e Paramount negli Stati Uniti fino a Sky-ITV e RTL-Sky Deutschland in Europa.
“Da sottolineare- spiega l’analista nonché fondatore di Madison & Wall società indipendente di ricerca e advisory – che il consolidamento all’interno dei singoli Paesi rappresenta soprattutto una risposta difensiva. Può ridurre i costi, rafforzare la raccolta pubblicitaria e migliorare la redditività, ma non cambia la natura del modello della tv generalista”. In sintesi, compra tempo ma non costruisce una reale strategia capace di reggere sul lungo periodo. La prospettiva più solida passa invece dalla nascita di operatori paneuropei capaci di condividere piattaforme streaming, tecnologie, dati, sistemi di misurazione e strumenti pubblicitari. In questo quadro Mfe, presente in Italia e Spagna con Mediaset e in Germania con ProSiebenSat.1 e attiva anche in Portogallo, è, secondo l’analista, il caso più avanzato di consolidamento transnazionale nel broadcasting europeo”.
“Il valore della strategia- spiega Wieser– non consiste semplicemente nell’aumentare il numero dei canali, ma nel costruire una piattaforma europea digitale dedicata con contenuti premium, in grado di offrire agli inserzionisti una molteplicità di dati, permettendo acquisti semplificati e campagne pubblicitarie coordinate su più mercati”. Ossia il modello seguito dalle hi-tech statunitensi che dominano il mercato pubblicitario mondiale dei media da cui traggono i loro lauti profitti.

