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Economia
Bidenomics, il piano economico da 5,5 trilioni per la manifattura Usa

Un imponente piano keynesiano, a breve e a medio termine, da quasi 5,5 trilioni di dollari, la più grande mobilitazione di risorse e appalti pubblici dalla seconda guerra mondiale. Un piano fatto di aiuti alle piccole e medie imprese, investimenti in infrastrutture e green economy e spesa statale, mettendo al centro il rilancio dell’industria manifatturiera americana impoverita dalla globalizzazione e che ambisce, non solo ad azzerare la perdita di occupazione quest’anno, a oggi circa 11 milioni di buste paga, ma anche a creare 5 milioni di nuovi e solidi posti di lavoro (fra cui anche i green jobs). Working class a cui “l’onesto Joe”, come molti come molti chiamano il neo presidente democratico cresciuto nella regione siderurgica della Pennsylvania, vuole raddoppiare il salario minimo orario da 7,25 a 15 dollari.

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E’ questo il cuore della Bidenomics, così com’è stata ribattezzata la politica economica che il successore di Donald Trump intende attuare nei suoi quattro anni di mandato alla Casa Bianca. Un piano a cui probabilmente si aggiungeranno i 1.800 miliardi di ulteriori stimoli (dopo i 2.200 miliardi di aprile) in discussione al Congresso che nel generare un impatto espansivo sulla crescita americana compenseranno ampiamente  gli aumenti fiscali per il mondo aziendale, con cui Biden vuole finanziare il proprio programma.

La Bidenomics che ha persuaso l’elettorato e che non spaventa neanche Corporate America, convinta che la guerra dei dazi e il comportamento erratico e conflittuale con i Paesi alleati e con la Cina da parte di The Donald hanno finito pure per danneggiare non solo il commercio globale, ma anche gli investimenti di business, annullando i vantaggi di deregulation, tagli fiscali e sgravi, ha di fronte a sé una grande sfida.

LA POLTRONA DI SEGRETARIO AL TESORO DEGLI STATI UNITI/ Per il posto chiave del Tesoro, il ministero dell'Economia americano, secondo le indiscrezioni Joe Biden dovrebbe affidarsi a Lael Brainard, componente del board della Federal Reserve e già al governo con Barack Obama.

Deve raddrizzare un debole quadro macroeconomico ancora nella morsa del Coronavirus, in cui la crescita boom post-lockdown del terzo trimestre (+33,1%) non è ancora riuscita a colmare la caduta provocata dalla pandemia (il Pil Usa resta inferiore del 3,5% rispetto alla fine del 2019, quando il Covid non si era ancora affacciato negli Stati Uniti e la disocupazione al 6,9% ad ottobre è pur sempre quasi doppia rispetto al tasso di febbraio). Quadro che, alzando lo sguardo, si inserisce poi in un trend di quasi-stagnazione dell’economia che dura orma dagli inizi degli anni 70 (interrotto per circa un decennio dalla Rivoluzione informatica), in cui la disuguaglianza è schizzata alle stelle, lasciando indietro milioni di americani “traditi" dalle promesse della globalizzazione.

Il grande piano di rilancio dell’industria manifatturiera americana, che è la prima parte di una strategia chiamata Build Back Better, sintesi di un lavoro di sei task force organizzate all’interno del partito dell’Asinello assieme al grande rivale interno della sinistra, Bernie Sanders, vede nel breve l’immissione nell’economia di due mila miliardi di dollari che serviranno per finanziare gli aiuti alle piccole e medie imprese e i sussidi di emergenza ai disoccupati e per fornire liquidità per la lotta al Covid alle amministrazioni locali e statali. Ammontare che potrebbe anche essere ritirato, a seconda dell'entità del nuovo pacchetto di stimoli che Congresso e Casa Bianca metteranno a disposizione prima dell’insediamento a gennaio di Biden.

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Gli altri 3.500 miliardi di dollari, invece, arriveranno nel corso del quadriennio in cui Biden e Kamala Harris siederanno nello Studio Ovale. Il presidente eletto ha promesso di investire 2.400 miliardi nella green economy, di cui 700 miliardi per infrastrutture, investimenti che andranno di pari passo con il rientro degli States negli Accordi di Parigi sul clima stracciati da Trump, di destinare 400 miliardi di dollari agli acquisti di prodotti e servizi rigorosamente made in Usa da parte della pubblica amministrazione, riesumando il programma “Buy American” di obamiana memoria e di istituire un fondo da 300 miliardi di dollari a sostegno della ricerca e dello sviluppo a stelle e strisce. Vediamo nel dettaglio questi programmi che saranno un volano della crescita:

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Investimenti nell’economia verde e infrastrutture. L’importo che Biden ha promesso di investire in progetti di energia e infrastrutture green, dalla metropolitana leggera alle stazioni di ricarica per veicoli elettrici fino all'aggiornamento degli edifici e per consentire un più ampio accesso alla banda larga anche nelle aree rurali, cuba in tutto 2.400 miliardi di dollari, di cui almeno 500 miliardi in investimenti pro-ambiente.

700 miliardi di dollari per il "Buy American" negli appalti pubblici e la ricerca e sviluppo. Come ha annunciato il futuro presidente in campagna elettorale, il governo Usa “non acquisterà nulla che non sia prodotto in America” negli appalti pubblici. Ciò significa che i 400 miliardi che la pubblica amministrazione avrà a disposizione per acquistare, ad esempio, veicoli non inquinanti e materiali per le costruzioni, andranno direttamente nelle casse di aziende  con il passaporto statunitense.

In più, Biden ha promesso di rivedere in senso più restrittivo i requisiti del “Buy American” del 2009, “aggiornando” le norme internazionali sull’interscambio quando sono in gioco contratti federali e, sempre per sostenere la manifattura a stelle e strisce, intende azionare la leva del reshoring, attraverso incentivi fiscali, per riorganizzare le catene di fornitura globalizzate nelle attrezzature medico-sanitarie e medicinali essenziali, nei semiconduttori e nele telecomunicazioni. Politica a cui affiancare la creazione di un ufficio dedicato alla Casa Bianca per valutare che i prodotti con il marchio made in Usa arrivino davvero dagli Stati Uniti e non dalla Cina.

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Gli incentivi che Biden metterà sul tavolo saranno un “tax credit” del 10%, che verrà concesso a tutte le aziende che decideranno di investire e produrre sul suolo patrio, dando lavoro agli americani, e una tassazione addizionale sempre del 10% per le società americane che invece producono beni e servizi oltreoceano venduti poi negli Stati Uniti.

Infine, sempre sul fronte della politica fiscale espansiva, la nuova Amministrazione Dem ha previsto un fondo di 300 miliardi di dollari a sostegno della ricerca e dello sviluppo in progetti tech di nuova generazione,  quali il 5G nelle telecomunicazioni, l’intelligenza artificiale e l’energia pulita che riceverà metà degli stanziamenti, con l'obiettivo di creare posti di lavoro altamente qualificati.

Da democratico, Biden ha previso nel suo programma economico anche un potenziamento del welfare state. Si va dal rafforzamento dell’Obamacare e del Medicare (volontà di abbassare il limite di età per accedere al programma da 65 a 60 anni e di creare una nuova opzione assistenziale legata al Medicare all'interno della quale verrebbero automaticamente inseriti tutti i cittadini con reddito basso che non rientrano nel Medicaid) agli incentivi per le famiglie a basso reddito e dall'introduzione del congedo di malattia per i lavoratori fino alla riduzione del debito degli studenti universitari. In più, vuole abolire il "travel ban" di Trump, il bando sull'immigrazione negli Usa da Paesi a maggioranza musulmana e intende ripristinare il programma per la protezione dei Dreamer, facendo contenti dal punto di vista dell'approvvigionamento di manodopera non solo i big tech della Silicon Valley e della costa occidentale.

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Come finanziare però questo imponente piano di spesa? Oltre all’introduzione di tetti alla spesa della difesa, i piani democratici troveranno parte delle coperture con svolte nella tassazione che cancellino sgravi per grandi aziende e redditi più alti.

Le aliquote corporate torneranno al 28% dal 21%, prelievi comunque più bassi rispetto a quanto previsto prima (al 35%) dell’introduzione del Tax Cuts and Jobs Act del 2017 varato dall’Amministrazione repubblicana, quelle individuali sui redditi sopra i redditi da 400 mila dollari annui saliranno dal 37 al 39,6% e verranno inasprite le tasse sui capital gain.

Basterà? I previsti incrementi del gettito fiscale e di azioni di risparmio ammontano a forse 4.000 miliardi, alimentando dunque domande di maggior trasparenza. Ma le preoccupazioni sul debito pubblico, tra politici e economisti statunitensi attutite anche dai tassi che resteranno bassi rispetto alla crescita potenziale degli States, oggi appaiono in secondo piano rispetto all’urgenza di sostenere e reimmaginare l’economia americana.

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