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C’è aria di bolla speculativa attorno alla “valuta virtuale” più famosa del momento. Non si tratta dei Linden dollar utilizzati nella piattaforma online tridimensionale Second Life (tuttora attivissima nonostante non se ne parli quasi più, almeno in Italia) per comprare e vendere contenuti digitali creati dagli utenti e che continua a valere, in modo pressoché costante da anni, attorno a un duecentocinquantesimo di dollaro (come dire che con un euro acquistate circa 330-340 Linden dollar), ma dei Bitcoin, creati un paio d’anni dopo il boom della “seconda vita”, nel febbraio 2009, da Satoshi Nakamoto, un nickname di fantasia che ha garantito finora l’anonimato agli inventori della valuta virtuale.

Virtuale ma sempre più apprezzata, a giudicare dall’andamento delle quotazioni, passate dai circa 13 dollari per Bitcoin di inizio anno gli attuali 172 dollari, o forse 119 dollari, perché il valore esatto di un Bitcoin dipende dal circuito elettronico su cui esso viene scambiato, circuiti assolutamente non regolamentati dalle autorità monetarie e dunque dipendenti dal volume delle transazioni che ciascuno di esso è in grado di intercettare (normalmente più elevate e frequenti sono le transazioni, più attendibile è la quotazione di un qualsiasi bene o valuta trattata su quel mercato).

Sia come sia, la questione non cambia molto e la bolla sembra certa, visto che è difficile pensare, tanto più in un momento di crisi o comunque bassa crescita per la gran parte dell’Occidente, che una valuta possa più che decuplicare il proprio valore in un trimestre senza l’esistenza di una bolla come quella, famosa, dei tulipani olandesi della prima metà del 1.600, passati dal migliaio di fiorini a bulbo nel 1623 (quando il reddito medio annuo era di 150 euro) ai 6 mila fiorini del 1935, prima che la bolla implodesse l’anno successivo facendo crollare di un colpo le quotazioni anche del 90%.

Per ora il Bitcoin nasce, viene utilizzato e “muore” in rete, funzionando in base a un protocollo “peer-to-peer” col quale i singoli computer aderenti si trasformano in un nodo della rete alla pari con gli altri, senza la presnza di un nodo centrale e all’interno del quale avvengono le transazioni e la coniazione (“mining”) del Bitcoin, senza che una banca centrale o altra autorità ne regoli il valore o anche solo tenga traccia delle transazioni effettuate. In effetti la coniazione segue delle regole, essendo i Bitcoin generati e distribuiti in modo casuale ma a intervalli regolari durante la giornata agli utenti che hanno attivato sul proprio computer l’apposito software, divenendo un nodo della rete.

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