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Economia
L'Italia è la killer application . Il vademecum per uscire dalla crisi

di Filippo Astone

"La chiave del risanamento di un'azienda manifatturiera sta nella discontinuità". Ne è certo Mario Galetti, maggiore azionista di Ikf Holding (da lui controllata attraverso Multi900, nonché presidente della collegata Ikf advsory), la investing company quotata all'Aim di Milano che si propone di ristrutturare e rilanciare aziende votate al "far bene italiano", aziende momentaneamente in crisi "ma con le potenzialità per risorgere".

Quella di Ikf è una storia che merita di essere raccontata, soprattutto, in un momento di recessione economica come l'attuale. Partendo da una ristrutturazione di successo, quella che ha portato a Lanificio Botto, una newco nata dalla travagliata storia di uno storico marchio: Botto-Fila attivo dal 1911 nell'alta gamma della tradizione tessile biellese. Un decennio di sofferenza,  diversi passaggi di mano, l'orlo della chiusura. Poi, nell'ottobre 2013 l'intervento di Ikf.

Oggi Lanificio Botto, a un anno di gestione Ikf con la formula dell'affitto di ramo d'azienda, ha raggiunto il pareggio di bilancio, con un giro d'affari di circa 1,2 milioni di euro al mese e 110 fra uomini e donne ritornati al lavoro. Prossimo obiettivo, l'utile netto. E per accelerare il raggiungimento, la società biellese ha anche acquisito nel settembre 2014 il 60% di Lanerie Piero Tonella, un'acquisizione che permette a Botto di essere presente anche nel settore dei tessuti per l'abbigliamento da donna. Non sono numeri enormi, certo. Ma per chi ha visto la morte aziendale in faccia, si tratta di cifre interessanti. Se poi si considera che l'obiettivo di Ikf è di mettere insieme tanti marchi del made in Italy e costruire un polo chiamato "Casa Italia" (i settori target furniture e fashion), allora i numeri, in prospettiva, potrebbero diventare decisamente interessanti. 

Casa Italia e gli altri progetti. Oggi, Ikf, con sede operativa a Milano, controlla otto società: IKF Tecnology, Imas Automation, Te.Ma, Semplicemente (tutte attive nel settore delle macchine ad alta tecnologia), Sintesi, Tre-P&Tre-Più, SADI gessi (attive nel furniture) e non ultime  il Lanificio Botto e Laneria Tonella di cui si è detto. A queste si aggiunge Milliora Finanzia (società specializzata soprattutto nei servizi finanziari alle imprese), che pur non rientrando nella mission industriale della investment company è finalizzata a far crescere le attività e i servizi offerti dalla stessa Ikf .

Attualmente sono in corso trattative per l'acquisizione di svariati altri soggetti. I dossier sul tavolo di Andrea Gritti (amministratore delegato) e di Mario Galetti sono almeno una dozzina. Alcune aziende potrebbero contribuire ad ampliare il bouquet del progetto "Casa Italia", che non è l'unico in casa Ikf. Che punta a pmi purché esse siano sinonimo di eccellenza italiana, siano leader nei rispettivi settori di riferimento, con un fatturato compreso tra 10 e 70 milioni di euro. Queste aziende devono presentare profili commerciali e produttivi solidi ed efficienti su cui sia possibile realizzare margini di rilancio. Si tratta, dunque, di pmi distressed, cioè in difficoltà, ma non fallite. Altro requisito fondamentale è che l'operatività aziendale non si sia mai interrotta. L'investimento che Ikf prevede di attuare per ciascuna distressed è di almeno 2-2,5 milioni di euro.  

Gli interventi di Ikf. Gli interventi di Ikf hanno carattere prettamente industriale: viene investito del capitale per il rilancio strutturale dell'azienda in difficoltà, attuando un piano strategico mirato all'incremento delle vendite, della redditività, del cash flow" In generale, Ikf è fortemente orientata verso il manifatturiero, le fabbriche, la produzione.", spiega Mario Galetti che prosegue: "Con una forte propensione all'internazionalizzazione, Ikf mira a rilanciare il "far bene italiano" nel mondo, puntando soprattutto all'esportazione sui mercati di America del Nord, Russia e Medio Oriente, con particolare attenzione alla Cina. La strategia di Ikf consiste nella costruzione relazioni di medio-lungo termine con le partecipate, in modo da garantire un investimento stabile che crei valore nel tempo. L'idea è di sfruttare anche possibili sinergie tra di loro, soprattutto di carattere commerciale", prosegue Galetti. In buona sostanza, le attività di Ikf sono simili a quelle tipiche degli operatori di private equity, seppur con importanti differenze e maggiore flessibilità ed elasticità, "dal momento che l'ottica temporale della durata dell'investimento è meno vincolante di quella del private equity, la scelta degli investimenti non si basa solo sull'irr, ma anche sulla capacità di crescita della redditività operativa e non sono previste esclusioni settoriali preventive".Una volta individuate le società con alto potenziale di crescita, "Ikf offre loro risorse finanziarie e un costante affiancamento nelle scelte di finanza strategica, ma senza nessun vincolo stringente di way-out. Al contempo, Ikf  garantisce la massima trasparenza grazie a un approccio rigoroso dell'analisi degli investimenti".

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