Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street

Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street

Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
gates (2)
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street
Da Buffett a Gross e da Loeb a Watsa. Come investono i guru di Wall Street

Il 2014 potrebbe rivelarsi un anno complicato per gli investitori: i mercati obbligazionari dovrebbero risentire da un lato del progressivo venir meno degli incentivi monetari della Federal Reserve, cosa che potrebbe far risalire ulteriormente i tassi sui T-bond e rafforzare al tempo stesso il dollaro, e del progressivo allineamento dei rendimenti nell’area dell’euro con l’ulteriore compressione degli spread sotto l’azione attenta della Bce di Mario Draghi, cui spetterà anche di decidere in che misura forzare o meno la mano con gli stress test sulle maggiori banche europee (nei cui forzieri sono stipate centinaia di miliardi di euro di titoli di stato dei paesi di Eurolandia in particolare non  meno di un migliaio di Btp di cui circa 410 in mano a banche italiane e 590 a banche estere).

I mercati azionari, invece, tenderanno a dare progressivamente meno importanza ai dati macro per concentrarsi sempre più sull’andamento dei singoli titoli e settori. Riuscire a fare la scelta giusta farà dunque la differenza: ma come investono e su cosa puntano i maggiori e più rispettati investitori mondiali, i grandi “guru” di Wall Street. Alcuni di loro informano regolarmente il mercato della propria vision e della composizione del proprio portafoglio. Bill Gross (Pimco), ad esempio, ha segnalato di prevedere che il rendimento del T- bond a 10 anni oscilli nei prossimi mesi tra il 2,75% e il 3%, ma ha anche consigliato di puntare sulle azioni delle compagnie aeree americane, piuttosto che di un produttore automobilistico come Ford.

Howard Marks (Oaktree Capital Management), secondo cui sarà sempre più difficile in futuro ottenere risultati significativamente superiori alla media del mercato, per di più con un margine che andrà decrescendo dato che le inefficienze strutturali (ma non quelle cicliche) dei mercati si stanno riducendo, ha in questi giorni sottolineato il ruolo della fortuna nell’ottenere buone performance dai propri investimenti accanto alle competenze dell’investitore, salvo che un giorno i mercati non diventino perfettamente efficienti, cosa che appare praticamente impossibile. E sperando di avere fortuna ha nel frattempo incrementato i propri investimenti in Exco Resources (approfittando di quotazioni inferiori di un terzo dalla media degli ultimi 10 anni).

Prem Watsa, fondatore e numero uno della canadese Fairfax Financial, in grado di ottenere un risultato medio annuo del 19,73% nell’ultimo ciclo borsistico (dai picchi del 2007 a fine 2012) secondo il sito specializzato Gurufocus.com sta puntando sui titoli tecnologici, delle materie prime, dell’energia e della sanità. Tra i suoi preferiti: Cooper Tyre and Rubber, Resolute Forest Product, K12, Rue21, Onyx Pharmaceuticals e Spreadtrum Communications, ma non mancano nomi più noti al grande pubblico come BP, Ibm e Merck. David Rolfe (direttore investimenti di Wedgewood), che con un 9,2% medio annuo sempre nel quinquennio 2007-2012 è alle spalle di Watsa, punta su una selezione più rigorosa (22 contro i 42 nel portafoglio di Watsa) e più stabile, tanto che l’unico titolo inserito negli ultimi tre mesi è stato M&T Bank. Pure a Rolfe piacciono i tecnologici, assieme però a molti finanziari: tra i nomi più celebri in portafoglio si notavano fino a metà novembre Apple, Berkshire Hathaway, Qualcomm e Emc Corporation.

*BRPAGE*

Daniel Loeb, investitore attivo cui fa capo il fondo hedge Third Point Llc, autore di un “misero” +25,2% nel 2013 contro il +32,4% segnato dall’indice S&P500 (ma che nel quinquennio 2007-2012 aveva guadagnato mediamente l’8,8% all’anno, battendo il mercato), non ha per questo cambiato il suo particolare stile di investimento, orientato non solo a selezionare i migliori titoli “a valore” sul lungo periodo, ma anche ad invitarne pubblicamente i Cda a darsi da fare per migliorarne le performance. Loeb negli ultimi mesi ha anche iniziato a puntare sulle “special situation” ossia su crediti deteriorati e altra carta finanziaria. Temendo le conseguenze legate alle tensioni in Siria e agli effetti del “nuovo corso” della Fed il gestore ha ridotto nell’ultimo semestre le sue posizioni, riuscendo comunque a centrare un paio di buoni colpi con FedEx e Google.

Portafoglio decisamente ampio (53 titoli), ma non troppo movimentato (solo due inserimenti nell’ultimo trimestre) per Donald Yacktman, numero uno di Yacktman Asset Management (forte di un +8,6% medio nel 2007-2012). Yacktman si concentra quasi esclusivamente su grandi e mega capitalizzazioni (tra i 50 e i 500 miliardi di dollari circa) in particolare di produttori di beni di consumo, titoli tecnologici e della sanità. Tra i più recenti acquisti di Yacktman vi sono titoli come eBay, Agk, Samsung Electronics, ma anche Pepsi, Cisco, Coca-Cola. Mentre Cr Bard, Twenty-Century Fox, Microsoft, Dell e NewCorp sembrano convincerlo di meno e sono stati in parte venduti.

Sempre fedele a se stesso è Warren Buffett: obbligato di fatto, visto le dimensioni raggiunte da Berkshire Hathaway, a puntare unicamente sulle mega capitalizzazioni, il “guru di Omaha” (che nel quinquennio 2007-2012 ha guadagnato l’8,4% in media ogni anno) ha in portafoglio 43 titoli, di cui solo uno è stato aggiunto nell’ultimo trimestre. I nomi su cui punta Buffett rappresentano l’aristocrazia del listino americano provenendo in gran parte dai servizi finanziari, dai beni di consumo “difensivi”, dalla tecnologia e dall’energia. Si spazia da Exxon Mobil a Suncor, da Us Bancorp a Wells Fargo, da General Motors a Verisign, senza dimenticare Bank of New York Mellon. Anche Buffett ha comunque pensato bene di iniziare ad alleggerire qualcosa negli ultimi mesi ed in particolare GlaxoSmithKline, ConocoPhillips, Moody’s, Kraft Foods Group e Gannett.

*BRPAGE*

Morale della favola: pochi grandi nomi attentamente selezionati e mantenuti in portafoglio per periodi di tempo abbastanza estesi (senza che questo significhi non tenere d’occhio l’andamento del mercato), una certa predisposizione a fare trading sui titoli di stato decennali, la consapevolezza che per avere successo oltre alla bravura è necessario sempre un pizzico di fortuna (quanto meno per centrare il giusto momento per effettuare acquisti e vendite). La ricetta dei “guru” di Wall Street per guadagnare soldi anche nel 2014 è tutta qui.

Luca Spoldi