Ancora qualche seduta di ricreazione per Piazza Affari e i principali listini azionari mondiali, che hanno proseguito come da attese il rally di fine/inizio anno anche grazie alle dichiarazioni concilianti in arrivo dalle banche centrali occidentali, dalla Federal Reserve alla Bce, in materia di tassi e ai discreti dati macro (specialmente in America e nel Nord Europa). Ma con la stagione delle trimestrali alle porte e la possibilità di elezioni anticipate in maggio, se Matteo Renzi romperà gli indugi e troverà l'accordo con Silvio Berlusconi e forse Beppe Grillo per una nuova legge elettorale, Piazza Affari si prepara a vivere un primo semestre più volatile e selettivo di quanto non siano stati gli ultimi sei mesi.

Che quest'anno la parola chiave sia "selezione titoli" lo stanno del resto ripetendo in tanti, dai maggiori gestori mondiali agli analisti e strategisti delle banche d'affari di mezzo mondo. E che qualche nervosismo possa affiorare è nell'ordine delle cose dopo cinque anni di mercati "toro" e alla vigilia, comunque, di un appuntamento elettorale importante, le elezioni europee della prossima primavera (cui, appunto, potrebbero legarsi quelle italiane). Prova ne sia che chi può approfitta dello "stato di nirvana" in cui si muovono tuttora tanto i listini azionari quanto i bond.

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Fondazione Montepaschi (toscana e piddina come Renzi, ma non particolarmente "vicina" al neo segretario del PD), sembrerebbe intenzionata a ridurre sensibilmente il suo 33,5% in Mps dopo aver imposto uno stop all'aumento da 3 miliardi di euro voluto da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola (corteggiati da più parti ma che Banca d'Italia e Tesoro vorrebbero rimanessero al proprio posto fino a "salvataggio" concluso). C'è chi dice, anzi, che l'operazione, che dovrebbe vedere il coinvolgimento di altre Fondazioni bancarie italiane, si farà entro il mese prossimo, al massimo per la prima metà di marzo. Un'operazione che potrebbe ingessare le quotazioni di Mps attorno ai livelli attuali almeno quanto la preannunciata vendita delle restanti quote di Eni in mano al Tesoro rischia di fare col cane a sei zampe.

Altra storia da tener d'occhio in campo finanziario è Banca Carige, che assieme a Bpm deve trovare il modo di fare cassa e aggiustare i coefficienti patrimoniali tanto più dopo la "pulizia di bilancio" imposta da Banca d'Italia. Un tema che si riconnette a quello più vasto dell'Asset quality review avviata dalla Bce e che potrebbe pesare sulle banche italiane (e spagnole) meno solide, premiando invece chi come UniCredit e Intesa Sanpaolo (ma forse anche Ubi Banca, Banco Popolare e Bper) si era già portato avanti.

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L'ipotesi di una nuova tornata elettorale italiana oltre che europea potrebbe comunque favorire il settore finanziario tricolore, perché la tregua sui titoli di stato sembra poter durare e le casse degli istituti italiani sono destinate ancora per qualche tempo a restare piene più di Btp che di crediti nei confronti di imprese e famiglie. Su Bot e Btp è probabile non si registreranno particolari rialzi dei rendimenti e semmai un'ulteriore (lieve) riduzione degli spread contro Bund tedeschi, grazie da un lato alla "sorveglianza" discreta ma determinata di Draghi e della Bce, dall'altro dall'appetito per il rischio degli investitori istituzionali (che anzi stanno guardando con sempre maggior interesse persino il rischioso ma redditizio mercato dei crediti in sofferenza).

Tra gli altri settori, il lusso ha corso molto e non sembra avere, secondo gli analisti del Credit Suisse, prospettive esaltanti almeno a breve per quanto riguarda i margini reddituali. Chi più ha corso come Ferragamo, Yoox o la matricola Moncler potrebbe dunque cedere il passo a Tod's e Luxottica, rimasti relativamente indietro. Tra gli industriali il punto interrogativo più grosso è su Fiat, per la quale si prospetta un futuro sempre più a stelle e strisce ma che potrebbe subire crescenti influssi politici proprio perché il tema del lavoro e del rilancio degli investimenti in Italia sarà certamente al centro del dibattito politico ancora per molti mesi.

Considerazioni analoghe valgono per Telecom Italia, dove in più si segnala una crescente "fronda interna" alla decisione, fortemente "sponsorizzata" dal socio spagnolo Telefonica, di cedere la gallina dalle uova d'oro Tim Brasil e dove, come segnalano gli analisti di Credit Suisse, la crescente competizione sul mercato domestico e la necessità di varare nuovi importanti investimenti tecnologici potrebbero portare ad una maggiore volatilità delle quotazioni. L'eventuale soluzione del "dossier Alitalia" potrebbe invece rilanciare le quotazioni di Atlantia, come pure di Immsi e Salini Impregilo.

Insomma: che si vada alle elezioni anticipate o ci si limiti a quelle europee, di temi "politicamente sensibili" Piazza Affari appare piena in questi giorni come non succedeva da tempo. Il che da un lato rende necessaria una maggiore prudenza e un'attenta selezione titoli da parte degli investitori, dall'altra può aprire possibilità di trading in grado di portare a performance importanti anche nell'arco di soli 4-5 mesi tanto in campo azionario quanto, in proporzione al rischio, in campo obbligazionario.

Luca Spoldi

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Ancora qualche seduta di ricreazione per Piazza Affari e i principali listini azionari mondiali, che hanno proseguito come da attese il rally di fine/inizio anno anche grazie alle dichiarazioni concilianti in arrivo dalle banche centrali occidentali, dalla Federal Reserve alla Bce, in materia di tassi e ai discreti dati macro (specialmente in America e nel Nord Europa). Ma con la stagione delle trimestrali alle porte e la possibilità di elezioni anticipate in maggio, se Matteo Renzi romperà gli indugi e troverà l'accordo con Silvio Berlusconi e forse Beppe Grillo per una nuova legge elettorale, Piazza Affari si prepara a vivere un primo semestre più volatile e selettivo di quanto non siano stati gli ultimi sei mesi.

Che quest'anno la parola chiave sia "selezione titoli" lo stanno del resto ripetendo in tanti, dai maggiori gestori mondiali agli analisti e strategisti delle banche d'affari di mezzo mondo. E che qualche nervosismo possa affiorare è nell'ordine delle cose dopo cinque anni di mercati "toro" e alla vigilia, comunque, di un appuntamento elettorale importante, le elezioni europee della prossima primavera (cui, appunto, potrebbero legarsi quelle italiane). Prova ne sia che chi può approfitta dello "stato di nirvana" in cui si muovono tuttora tanto i listini azionari quanto i bond.

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Fondazione Montepaschi (toscana e piddina come Renzi, ma non particolarmente "vicina" al neo segretario del PD), sembrerebbe intenzionata a ridurre sensibilmente il suo 33,5% in Mps dopo aver imposto uno stop all'aumento da 3 miliardi di euro voluto da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola (corteggiati da più parti ma che Banca d'Italia e Tesoro vorrebbero rimanessero al proprio posto fino a "salvataggio" concluso). C'è chi dice, anzi, che l'operazione, che dovrebbe vedere il coinvolgimento di altre Fondazioni bancarie italiane, si farà entro il mese prossimo, al massimo per la prima metà di marzo. Un'operazione che potrebbe ingessare le quotazioni di Mps attorno ai livelli attuali almeno quanto la preannunciata vendita delle restanti quote di Eni in mano al Tesoro rischia di fare col cane a sei zampe.

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