
Titoli del lusso: è l’ora di tornare a comprarli o meglio tenersene alla larga? In realtà le ultime trimestrali hanno presentato un quadro in chiaroscuro. Burberry Group ad esempio ha chiuso un primo semestre fiscale solido (con vendite pari a 1,031 miliardi di sterline, in crescita del 13% in termini comparabili rispetto a un anno prima e con un andamento del secondo trimestre in linea con quello del primo) ma è alle prese con la successione di Angela Ahrendts, manager che ha guidato la rinascita del gruppo inglese dal 2006 a oggi e che a metà 2014 passerà ad Apple coi galloni di Senior Vice President e l’incarico di riorganizzare gli Apple Store in tutto il mondo.
Lvmh (che tra gli altri controlla i marchi italiani Bulgari, Loro Piana e Pasticceria Confetteria Cova) ha invece deluso le attese, con un terzo trimestre che ha visto la crescita organica delle vendite ridursi all’8% complessivo, risentendo del rallentamento del settore “fashion & leather” (le cui vendite sono salite solo del 2%-3% su base trimestrale contro il +6% del trimestre precedente) in parte compensato dal buon andamento di vini e alcolici (+10% contro il +3% del secondo trimestre e attese medie attorno al +6%) e delle catene distributive al dettaglio (Sephora ha guadagnato quote di mercato in Asia e America, Dfs Gallerias hanno confermato il momento positivo a Hong Kong e Macao).
Se sul primo titolo il giudizio degli analisti di Credit Suisse resta “outpeform” (farà meglio del mercato), nel caso del gruppo francese il rating è un più prudente “neutral”. L’attesa ora si concentra sui numeri di Kering (l’ex PPR, che controlla tra l’altro i marchi italiani Gucci, Bottega Veneta, Sergio Rossi, Brioni e Pomellato) che sarannno annunciati il prossimo 24 ottobre. Sempre secondo gli analisti svizzeri Kering è un titolo “non costoso”, ma è ancora “troppo presto per comprare” visto che probabilmente la crescita organica nel terzo trimestre non supererà il 7% annuo per la divisione Lusso mentre le vendite di Puma che dovrebbero aver registrato un calo del 4%, abbassando il dato medio complessivo ad una crescita attorno al 3%, troppo poco perché gli analisti modifichino il loro giudizio “neutrale”.
Se gli esperti rossocrociati sembrano nel complesso suggerire prudenza a breve ma guardare con fiducia alle prospettive a medio termine del settore (ed in particolare delle aziende europee), che dovrebbe beneficiare in particolare della costante crescita del benessere nei mercati emergenti, mercati che secondo molti operatori potrebbero, dopo la tregua raggiunta sui tagli al bilancio e l’innalzamento del tetto all’indebitamento pubblico Usa, avere un beneficio dal probabile prolungamento del programma di acquisto di bond sul mercato da parte della Federal Reserve senza particolari variazioni almeno fino alla prossima primavera, più ottimisti appaiono i colleghi di Mediobanca, che proprio grazie al “consumo aspirazionale” degli emergenti ritengono che possa continuare, anche se a ritmi leggermente meno robusti che in passato, la crescita dei principali nomi italiani del comparto moda-lusso.
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Esaminando i bilanci 2012 gli analisti di Piazzetta Cuccia hanno notato come tra i singoli gruppi i maggiori incrementi di fatturato siano stati messi a segno da Prada (+29%), Salvatore Ferragamo (+16,9%), Armani (+15,9%) ed ErmenegildoZegna (+11,9%) ma solo tre di essi (Prada, Ferragamo e Armani) sono stati in grado di registrare una crescita superiore al 10% anche dei margini (saliti a doppia cifra anche per Renzo Rosso che però non ha registrato un andamento del giro d’affari altrettanto convincente). Sotto pressione invece i margini di Max Mara (-29% l’Ebitda) e di Miroglio (-6,4%, cui si aggiunge una frenata anche delle vendite, in calo dell’1,6%). Quanto a Tod’s il titolo in borsa ha subito qualche presa di profitto nonostante Deutsche Bank abbia da poco alzato il target price da 87 a 105 euro per azione (evento ininfluente dato che il titolo oscilla tra i 125 e i 130 euro per azione), con Brunello Cucinelli che è ormai approdato oltre la soglia dei 23,5 euro e sfiora il 65% di guadagno negli ultimi 12 mesi.
Morale della favola: se come sembra la crescita si consoliderà in America e in Europa e non rallenterà troppo nei mercati emergenti, per i più bei nomi della moda e del lusso (soprattutto, ma non solo, europei) potrebbero esserci davanti ulteriori trimestri di buona crescita. A breve i titoli, che in molti casi hanno già corso molto, potrebbero perdere terreno offrendo l’occasione per qualche buon acquisto: da tenere d’occhio per un eventuale inserimento in portafoglio sembrano in particolare Burberry, Prada, Richemont, Swatch, ma anche Salvatore Ferragamo, Ralph Lauren, Tod’s e Tiffany. Potrebbero costituire un “regalo di Natale” decisamente più interessante di gioielli e abiti da sera, fisco permettendo.
Luca Spoldi
