A- A+
Economia

A metterli in fila fanno impressione: se fossero vere le voci di questi ultimi mesi Telecom Italia, ex monopolista telefonico italiano il cui titolo nell'ultima settimana ha recuperato un 16,5% (ma il calo sugli ultimi 12 mesi resta oltre il 27%), potrebbe finire con l'essere contesa da colossi del calibro di Hutchinson Whampoa (che porterebbe in dote 3 Italia), America Movil (stoppata nel  suo tentativo di rilevare il 70% che ancora non controlla di Kpn e forte di una liquidità sui 3 miliardi di dollari per nuove acquisizioni in Europa), At&t (che vorrebbe replicare alla mossa di Verizon che ha appena riacquistato il 45% di Verizon Wireless da Vodafone pagando in tutto 130 miliardi di dollari), Vodafone (che potrebbe utilizzare parte dei 60 miliardi in contanti appena finiti nelle sue casse) e Naguib Sawiris, uomo d'affari egiziano già proprietario di Orascom Telecom (a sua volta controllante di Wind), il cui 51,7% (e il 100% di Wind) è stato ceduto nel 2011 ai russi di VimpelCom e che potrebbe rilanciare l'offerta da 3 miliardi di euro già avanzata, senza successo, un anno fa.

Perché tutti si starebbero affannando, se le voci sono vere, attorno al capezzale di una società che resta pesantemente indebitata  con un indebitamento netto pari a 28,8 miliardi a fine giugno (peraltro in calo di 1,5 miliardi rispetto a un anno prima ed in linea con l'obiettivo di scendere sotto i 27 miliardi a fine anno), a fronte di ricavi calati nei primi sei mesi dell'anno a 13,76 miliardi (il 2,7% in meno del primo semestre 2012) e di un Ebitda di 5.236 milioni di euro alla stessa data (-6,8% in termini organici rispetto al primo semestre 2012)? E che, per di più, ha finora risentito di una serie di incertezze strategiche complice anche una composizione dell'azionariato che vede quale socio di riferimento, attraverso Telco, Telefonica, ovvero uno dei principali concorrenti in America Latina e in Europa?

Perché, come fa notare lo stesso numero uno di Vodafone, Vittorio Colao, il mercato della telefonia è ormai un mercato maturo, dove rimarranno pochi grandi operatori e dove difficilmente (politica permettendo) il gruppo italiano potrà rimanere ancora a lungo isolato e senza una precisa strategia. Proprio le incertezze strategiche hanno finora pesato e non poco sui giudizi di analisti e mercato: non è dato sapere, al momento, se il gruppo scorporerà (quando e come) la rete fissa italiana, se rilancerà gli investimenti in America Latina, se proverà ad effettuare qualche acquisizione. O se semplicemente accetterà prima o poi di recitare il ruolo di preda, cercando di spuntare l'offerta migliore possibile per i suoi azionisti, grandi o piccoli che siano.

Di certo le voci e i rialzi di questi ultimi giorni, nonostante un secco "sell" (vendere) ribadito ancora in questi giorni dagli uomini di Ubs, che hanno anche tagliato il target price sul titolo da 0,45 a 0,35 euro giudicando i fondamentali "insostenibili" e la contrazione degli utili "strutturale", farà piacere a due azionisti in particolare: Generali e Mediobanca, che più volte hanno annunciato di voler uscire da Telco (holding che controlla il 22,3% di Telecom Italia e di cui i due gruppi hanno rispettivamente il 30,58% e l'11,62%) e liquidare successivamente la propria partecipazione ed hanno tempo fino al 28 settembre per disdettare anticipatamente il patto e chiedere la scissione proporzionale di Telco così da riavere indietro i propri titoli.

Titoli che valgono rispettivamente 700 milioni (il 6,85% di Telecom Italia in mano a Trieste) e  265 milioni (il 2,6% che fa capo a Piazzetta Cuccia, ma un analogo controvalore fa capo anche a Intesa Sanpaolo, che finora ha preferito un atteggiamento attendista) e che ai valori attuali, poco sotto quota 60 centesimi ad azione, valgono esattamente la metà del valore a cui sono iscritte nel bilancio di Telco, ma che non dovrebbero essere troppo distanti dai valori a cui sono ormai iscritte nel portafoglio di Mediobanca (mentre Generali ha preferito prendere tempo rimandando la decisione sull'eventuale svalutazione a fine anno). Un ulteriore rialzo o la concessione di un "premio" da parte dell'acquirente ai venditori potrebbe dunque togliere le castagne dal fuoco ai soci italiani.

Più difficile che Telefonica apprezzi l'arrivo di nuovi soci, visto che nel 2007 pagò più dei soci italiani (2,6 euro contro 2,2 euro per azione) l'ingresso in Telco, pur di mettere un piede dentro Tim Brasil, rimasta però un "sogno proibito" per le alzate di scudi dell'Antitrust del paese latino americano ad ogni ipotesi di passaggio della società sotto il controllo del gruppo spagnolo. Così alla fine la partita per Telecom Italia resta apertissima, in un mercato dove le operazioni di fusione e acquisizione stanno tornando a moltiplicarsi e i multipli a salire, mentre varie fonti, anche interne all'azienda, ribadiscono: settembre sarà un mese decisivo per le sorti della società e del suo management.

Luca Spoldi

Iscriviti alla newsletter
Tags:
mediobancageneralitelecom
i più visti
in evidenza
La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia

Corporate - Il giornale delle imprese

La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia


casa, immobiliare
motori
Nuova Dacia Jogger, la familiare sette posti

Nuova Dacia Jogger, la familiare sette posti

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.