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Economia


Di Bud Fox

Improvvisamente, durante la riunione della Fed, i banchieri regionali si lanciano sul tavolo di Bernanke, le carte volano in aria e non si capisce più nulla. La partita a poker salta, bluff finito? Probabilmente quello che sta accadendo oggi è il bluff, un test più volte provato dalla Fed e dallo stesso Bernanke. E' Bernanke ad avere il banco in mano e ieri sera ha deciso di andare a vedere le carte: "Come potrebbe reagire il mercato alla sospensione del QE?"

Ecco il risultato, freddo, paura, brividi e via con le vendite? O semplicemente ci si aggrappa a una scusa per scaricare gli eccessi accumulati su massimi (quasi) assoluti? L'hanno capito anche a Radio24, in questo caso la perspicace Debora Rosciani ha interpretato: "A mio avviso, questa potrebbe essere semplicemente la scusa per una correzione, visto che i mercati Usa sono su massimi che non si vedevano da anni...", finalmente! Ma se proprio questa volta fosse vero il contrario? Cioè si vende perchè tutto è cambiato e allora come vi riferivo qualche giorno fa, sarebbe vero il rapporto che ho letto: "IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE...".

A leggere attentamente il comunicato diffuso ieri sera, le preoccupazioni si affievoliscono, i dubbi improvvisamente sorti in seno alla Fed sono dovuti al possibile aumento dei prezzi con un'inflazione che diventa (incomprensibilmente) indomabile. Un dubbio che tra banchieri centrali, economisti, banche d'affari e politici più volte si è manifestato, ma mai tramutato nella realtà dei prezzi su prodotti e beni, la forza deflazionista di un mercato del lavoro ancora insoddisfatto e di una concorrenza sulla produzione spinge ancora all'ingiù i prezzi, tranquillizzando il mondo occidentale che con la creazione finanziaria cerca di recuperare competitività e crescita.

Facile ora individuare il prossimo driver di mercato, oltre i dati economici Usa da cui ci si aspetta un'accelerazione nella crescita, sarà il dato sull'inflazione (in uscita proprio oggi, guarda che caso) a darci l'indicazione se quella di ieri sera è stata solo una fatua preoccupazione, un test, una paura che è solo un fuoco di paglia, oppure se ci troviamo all'origine di un'inversione di tendenza nella politica monetaria principe (quella della Fed), un'inversione generale di mercato e quindi a una rinascita del dollaro, non grazie a un ritorno di forza economico, bensì al rientro dei capitali dalle periferie al centro dovuto alla paura e alla riduzione del rischio negli investimenti.

Personalmente penso sempre che il mercato si trovi all'interno di un nuovo ciclo toro, chi è rimasto fuori non potrà mai rientrare se non quando i prezzi saranno a livelli di stato euforico, e quindi irresistibili. Oggi, negli incerti, deve essere riportata la paura, lo scetticismo, del tipo: "Volevo entrare sulla prossima correzione, ma ora vista la situazione, ci ripenso, ho paura...", perdendo così l'ennesimo treno. La beffa fa parte del mondo degli investimenti, dove non esistono pasti gratis e nè esistono entrate sicure. Oggi con il dato sull'inflazione capiremo se potremmo tirare un immediato sospiro di sollievo, da pericolo scampato, oppure se dovremmo attendere l'evolversi dei prossimi dati economici, fino alla riunione della Fed del 21 marzo, data da sempre principe di tendenza, visto che coincide con la settimana di scadenze tecniche pesanti, quelle di Primavera. Piazza Affari si trova su supporti importanti, il pavimento che dovrebbe delimitare il grande laterale pre elettorale.

Dopo il voto, malgrado possibili turbolenze, sarebbe sufficiente una Wall Street cauta, per vedere una Piazza Affari di nuovo smagliante. E intanto l'euro si prende una bella scoppola, con tanta pace dei fuochisti e degli armatori che tanto speravano di guadagnare da una guerra valutaria. Il dollaro è ormai entrato in un ciclo di recupero, magari sarà lungo, ma la strada è quella, con o senza inflazione.

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