Il collocamento riservato agli investitori istituzionali di Unieuro, prima matricola del Mta del 2017, si rivela un mezzo flop, sia in termini di prezzo, pari a soli 11 euro per azione contro i 13-16,5 euro ipotizzati nella forchetta indicativa, sia di quantitativo, con 6.363.637 azioni collocate pari al 31,8% del capitale, cui dovrebbero sommersi i titoli relativi alla greenshoe (pari al massimo al 15% dei titoli collocati e dunque circa ulteriori 955 mila titoli), sufficiente a malapena a centrare il 35% di flottante minimo obbligatorio per sbarcare sullo Star, rispetto alla iniziale dichiarazione di voler arrivare ad un flottante del 42,5%.
Così un anno apertosi tra le fanfare e che ha visto gli indici risalire ai livelli di due anni or sono, in cui ci si attendeva la “carica” di una trentina di matricole, rischia di passare alla storia come quello in cui veti politici e incertezze sulla tenuta di mercato impediranno il collocamento della seconda tranche di Poste Italiane e faranno nuovamente slittare quello di una prima tranche di Ferrovie dello Stato.
Dopo Unieuro sul Mta dovrebbe sbarcare la prossima settimana Banca Farmafactoring, gruppo specializzato nella gestione e smobilizzo pro-soluto dei crediti commerciali vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni operante in Italia, Spagna e Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, che il 23 marzo ha aperto un collocamento riservato ad investitori qualificati destinato a concludersi martedì prossimo (con debutto previsto il 7 aprile).
Il venditore, BFF Luxembourg Sarl, facente capo per il 94,25% a Centerbridge, che aveva rilevato la società due anni fa tramite un “buyout”, e per il 3,28% a Bracco (mentre la quota restante è ripartita tra Mediolanum Farmaceutici, Unione Fiduciaria e La Molteni) spera di collocare 530.000 azioni (che a seguito di un frazionamento in ragione di 100 a 1 sono destinate a diventare 53 milioni di titoli), senza contare l’opzione di greenshoe su altre 79.000 azioni (79 milioni di futuri titoli), pari al 31,16% del capitale (il 35,83% con la greenshoe).
La forchetta indicativa parla per ora di un prezzo tra 4,7 e 5,9 euro pari ad una valorizzazione della società tra i 800 e 1.004 milioni di euro, rispetto ai circa 500 milioni a cui Centerbridge aveva valorizzato Banca Farmafactoring due anni or sono, le ultime indicazioni segnalano un interesse tiepido che potrebbe spingere il prezzo nella parte bassa della forchetta stessa.
La striscia di successi parziali potrebbe poi allungarsi con Indel B, azienda attiva da 50 anni nel settore della refrigerazione mobile per il comparto automobilistico, l’ospitalità e il tempo libero controllata della famiglia Berloni (cucine), che ha già presentato a Borsa Italiana domanda di quotazione sull’Mta e richiesto a Consob l’approvazione del prospetto informativo per l’Ipo ed anche in questo caso si affida ad un collocamento riservato ai soli investitori istituzionali (che sarà curato da Banca Imi e Banca Akros).
Complice la pausa estiva, potrebbe fare il suo debutto sullo Star solo a fine agosto o in settembre Space2, la spac (Special purpose acquisition company) fondata ad Gianni Mion, Sergio Erede, Carlo Pagliani, Edoardo Subert finora trattate sul Miv, il mercato riservato agli investitori istituzionali, che a seguito della fusione per incorporazione di Avio assumerà la denominazione di Avio Spa.
Space2 tratta attualmente sui massimi da inizio anno a 11,35 euro per azione ordinaria (mentre i warrant valgono 2,05 euro l’uno, a loro volta sui massimi da inizio 2017), con una capitalizzazione di poco inferiore ai 338 milioni di euro (più altri 14 milioni di capitalizzazione per i warrant), ossia più del doppio rispetto ai 160 milioni di euro a cui Avio era stata valutata lo scorso anno quando Space2 rilevò il 67% del capitale dal fondo Cinven, ricapitalizzandola poi per ulteriori 65 milioni di euro.
Una plusvalenza molto interessante, che non è detto il mercato sia disposto a riconoscere ai venditori, soprattutto se le tensioni create dalla Brexit (e dai primi provvedimenti dell’amministrazione Trump in ambito commerciale) rinfocoleranno i timori di un possibile rallentamento della ripresa economica europea e mondiale.
Alla finestra rischiano infine di restare potenziali matricole come Crescita, altra spac promossa da un gruppo di manager, professionisti e imprenditori tra cui Massimo Armanini, Cristian D’Ippolito, Antonio Tazartes, Alberto Toffoletto e Marco Drago (del gruppo De Agostini) che punta a raccogliere 100 milioni sbarcando sull’Aim, e doBank, controllata del fondo statunitense Fortress impegnata nella gestione di Npl che in Italia ha acquisito Italfondiario e che sotto la guida dell’amministratore delegato Andrea Mangoni è arrivata ad oltre 83 miliardi gestiti e circa 200 milioni di fatturato.
In questo caso le stime parlano di una valutazione, per il 100% della società (che punta a sbarcare direttamente sul Mta) tra i 600 e i 750 milioni di euro. Già solo queste cinque matricole (e la “promossa” Space2-Avio) richiederebbero al mercato tra 1,5 e 1,75 miliardi di euro. Sommate i 450 milioni di aumento di capitale di Banca Carige e i 400 milioni di quello di Ubi Banca e si arriva a 2,6 miliardi di euro, richieste che seguono il maxi-aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit e che potrebbero rivelarsi eccessive, se il quadro macroeconomico o politico dovesse deteriorarsi. Con buona pace di chi si attendeva per il 2017 una “carica” di matricole a Piazza Affari.

