L’analisi
Le Borse europee affondano sotto il peso delle tensioni in Medio Oriente, del rialzo del petrolio e dei timori sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Piazza Affari perde il 2%, mentre il Brent supera i 112 dollari al barile. In rosso anche Parigi (-1,25%), Francoforte (-0,95%) e Londra (-0,46%). A pesare sui mercati sono inoltre le incertezze sulle prossime decisioni delle banche centrali, mentre lo spread tra Btp e Bund sale a 119 punti. A fare il punto sull’andamento dei mercati è Saverio Berlinzani, analista di ActivTrades, che parte dalla seduta positiva registrata ieri a Wall Street.
“I principali indici azionari di Wall Street hanno chiuso la seduta di mercoledì 21 ottobre 2026 in netto rialzo, trainati da un forte rally del settore tecnologico e da una solida stagione di trimestrali. Il Nasdaq ha chiuso a +1,05%, mentre l’S&P 500 ha messo a segno un +0,58%. Il Dow Jones ha infine terminato la sessione in rialzo dello 0,69%. Il comparto tecnologico, sostenuto dai titoli legati all’intelligenza artificiale, alle infrastrutture di calcolo e ai semiconduttori, ha guidato i guadagni dell’intera giornata. A sostenere i listini è stata in particolare la performance di SpaceX, che ha registrato risultati trimestrali nettamente superiori alle aspettative degli analisti, mettendo a segno un rialzo vicino all’8%. Al contrario, Netflix ha vissuto una seduta debole a causa delle preoccupazioni degli investitori sulla crescita futura”, spiega Berlinzani.
Sul fronte energetico, le tensioni in Medio Oriente continuano invece a sostenere le quotazioni del greggio, alimentando le preoccupazioni degli investitori per le possibili conseguenze sull’inflazione e sull’economia globale. “Il prezzo del petrolio WTI ha superato i 98 dollari al barile, recuperando le perdite della sessione precedente dopo l’attacco con droni al giacimento petrolifero di Shaybah, gestito da Saudi Aramco, nel quale hanno perso la vita due persone. L’incidente ha evidenziato le crescenti tensioni in Medio Oriente, alimentando i timori di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche. Gli Stati Uniti hanno inoltre ordinato l’evacuazione di alcuni membri del personale e dei rispettivi familiari dalle ambasciate americane in Arabia Saudita”, dichiara l’analista.
Al quadro mediorientale si aggiungono le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, con nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche. L’analista spiega: “Nel frattempo, questa settimana l’Ucraina ha lanciato attacchi su larga scala con droni contro la Russia, colpendo infrastrutture petrolifere strategiche e segnalando l’intenzione di impedire a Mosca di espandere le esportazioni di gasolio nell’ambito di un accordo tra i presidenti Trump e Putin. Tuttavia, ulteriori aumenti dei prezzi del petrolio potrebbero essere limitati dall’incremento delle spedizioni di greggio dal Medio Oriente, con flussi di esportazione che si stanno avvicinando ai livelli precedenti al conflitto. Le esportazioni di greggio dell’Arabia Saudita sono aumentate del 7,9% ad agosto, raggiungendo il livello più elevato da marzo”.
Anche l’oro risente delle tensioni geopolitiche e delle aspettative sui tassi di interesse. Nonostante il contesto di incertezza internazionale, il metallo prezioso ha registrato una flessione, avvicinandosi ad alcuni livelli tecnici osservati dagli operatori. “Questa mattina i prezzi dell’oro sono scesi sotto i 4.090 dollari l’oncia, annullando i guadagni della sessione precedente. Il movimento è stato innescato dalle rinnovate tensioni in Medio Oriente, che hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio e riacceso i timori inflazionistici. Questo scenario tende a favorire gli asset che offrono un rendimento o una cedola, penalizzando invece il metallo giallo, che non genera alcun flusso di reddito. I supporti tecnici più rilevanti rimangono comunque distanti, collocati rispettivamente a 3.970 e 3.880 dollari”, dichiara ancora l’analista.
A influenzare le prospettive dei mercati saranno soprattutto le prossime decisioni delle banche centrali. L’attenzione si concentra sulla Federal Reserve, mentre gli investitori valutano il rischio di una nuova stretta monetaria. “Il mercato resta inoltre in attesa della decisione della Fed prevista per la prossima settimana che, secondo il consenso, dovrebbe lasciare i tassi d’interesse invariati. Le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh rilasciate venerdì scorso non hanno infatti modificato le aspettative di una pausa. Tuttavia, i mercati continuano a prezzare la possibilità di un rialzo dei tassi a dicembre, in un contesto di inflazione persistente sostenuta dal comparto energetico”.
L’attenzione resta alta anche sulle decisioni delle altre principali autorità monetarie. Berlinzani conclude: “Anche la Banca Centrale Europea e la Bank of Japan dovrebbero mantenere invariati i tassi di interesse durante le rispettive riunioni della prossima settimana. Sebbene l’oro sia tradizionalmente considerato una copertura contro l’inflazione, l’assenza di rendimento tende a renderlo meno attraente quando i tassi d’interesse salgono”.
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